I PAGANELLI DI MAGGIO

I PAGANELLI DI MAGGIO

A MAGGIO, SULLE SCOGLIERE ROMAGNOLE,
ARRIVANO I PAGANELLI

Il mese di maggio è il mio preferito perché segna una linea di confine tra il periodo del freddo, delle piogge e delle nebbie e quello che ci accompagnerà verso l’estate dove troveremo finalmente lunghe giornate di luce e di pesca.
Maggio è anche il mese che molti romagnoli attendono con ansia per catapultarsi sulle coste del nostro mare Adriatico alla caccia dei ghiozzi, o come li chiamano qui in Romagna, dei Paganelli.
E’ una sagra che si festeggia fino a tutto maggio.
Sembra quasi un avvenimento da favola, irreale quasi, riferendosi alla pesca.
Dal largo, ove stazionano nel mese di marzo, si avvicinano ai moli dei porto-canali, alle scogliere artificiali, alle poche barriere naturali che abbiamo sulle nostre coste, entrano nelle darsene, nei tanti porticcioli, si annidano nei moli lunghi o corti, milioni e milioni di paganelli dalla pelle scura o dalle sfumature bleu-viola.
Giungono a deporre le uova, attirati dai luoghi adatti e dalla abbondanza del cibo portato al mare dai numerosissimi corsi d’acqua o nati dal notevole sviluppo demografico primaverile degl’innumerevoli abitatori dei sassi che formano moli, porti e scogliere.
E un’invasione da paragonarsi a quella delle cavallette per cui, in un arco di 120 km., da Cattolica alle foci del Po, dappertutto c’e un formicolio di paganelli.
Parlo di sassi, di scogli, di moli di cemento poichè questi ghiozzi ne hanno necessità per nascondervi le uova e la prole, appiccicandosi con le pinne pettorali ai sassi usandole come ventose.
Qualsiasi cosa passi loro accanto e abbia la parvenza di cibo, vi si gettano voracemente sopra sia per la loro ingordigia naturale, sia per la necessità di… concorrenza con gli innumerevoli confratelli.
Tutti i luoghi della costa che hanno un molo, un porticciolo, una scogliera, e dalle sei del mattino fino al tramonto, sono letteralmente gremiti di pescatori e di canne.
Mi è capitato di vedere anche signori in abito domenicale accompagnati dalle gentili signore ed addirittura famiglie intere padre madre, figli e nonni con la canna in mano.
Tanto per dare un’idea e a titolo di esempio: Ravenna ha due moli quello di Porto Corsini e quello di Marina di Ravenna, lunghi quasi 3 km.
Alla domenica e naturalmente anche negli altri giorni, questi moli sono gremiti di persone di tutte le età e le estrazioni sociali.
Al fianco del pensionato o dell’operaio è facile trovare il lavoratore autonomo, il commercialista, anche medici o avvocati.
C’è spazio per tutti e per di più non serve la licenza da pesca.
Nel momento clou del paganello arrivare alle sei del mattino è già rischioso nel senso che la scogliera farà registrare il tutto esaurito.
Già a 200 mt. dalla riva dove i fondali cominciano a essere sul mt. e mezzo di acqua, inizia l’esposizione; l’una accanto all’altra, con un intervallo di due o tre metri, persone, persone e persone intente ad armeggiare con canna e lenza.
Installate sui sassi di protezione del moli con dietro a loro borse, secchi e cestini ove si ammucchiano i paganelli catturati.

Gli attrezzi usati? Dalla canna rudimentale in fibra di vetro che viene riscoperta ogni anno esclusivamente per questa occasione o canne più moderne in carbonio molto leggero che però non sempre fanno la differenza nella quantità delle catture.
Io da bambino ci sono andato tantissime volte accompagnando un anziano del mio paese che spesso ci andava e poi ci sono tornato ancora quando ero più grandicello ma venivo spesso distratto da altre prede vista la vicinanzia con la spiaggia.

La mia canna per la pesca dei paganelli è una bolognese di sei metri robusta e teleregolabile con il vettino sensibile per avvertire la toccata della mangiata; in bobina ho montato filo dello 0, 20 sul quale ho inserito una piombo ad olivetta da 15 grammi. Al filo proveniente dal mulinello ho legato una girella per il rapido cambiamento del terminale poichè di questi se ne perdono un gran numero a causa dei sassi, ove si incaglia il piombo di zavorra.

Anche i paganelli ci mettono del suo, afferrano l’esca e se la tirano sotto un sasso per mangiare tranquillamente, e così la lenza si incaglia.
Si usano normalmente terminali dello 0,16 al quale si legano anche più ami sostenuti da braccioli di 7-8 centimetri.
II primo amo a 8 cm dal piombo, il secondo a 8 cm. Quando si trova il branchetto si possono fare spesso anche le doppiette perchè i paganelli quando mangiano non guardano a niente.

Si devono usare ami forgiati (data la loro robustezza) dal 7 al 10 di qualsiasi tipo.
Come esca? Dalle più comuni e logiche alle più impensate: arenicola, pezzi di sarda, treccia di seppia, pidocchi, poverazze, telline, vermi di terra e… carne di pecora, milza di bue e infine… bigattini colorati di rosso.
Possibilità di catture? Qualche chilo, da 1 a 5 o 6 in una mattina a secondo della sveltezza, della prontezza dei riflessi, della fortuna e del numero dei calamenti a disposizione.
Perderne trenta in una mattina può essere un fatto normale.
Il peso di ogni cattura? 20 o 30 grammi, ma pescarne 150 o 200 è facilissimo.
E’ a casa che il paganello da il meglio di sé: fritto in padella dopo una leggera infarinatura o usato per mitici i passatelli in brodo di pesce, che noi romagnoli conosciamo molto bene, lascerebbe senza parole chiunque.
Allora armiamoci di canna, filo, piombo e ami e orecchio alle notizie del loro arrivo che possiamo raccogliere nei caccia e pesca o addirittura facendo un giretto al mare lungo uno dei moli con scogliera.
Quando entrano i paganelli bisogna dargli dentro e faremo felici anche le gentili signore.
Ma attenzione alle brutte figure e ricordate che le pescherie alla domenica sono chiuse!!!

IL GHIOZZO O PAGANELLO