IL TEVERE A PONZANO ROMANO…QUANDO LA REALTA’ SUPERA IL SOGNO!

IL TEVERE A PONZANO ROMANO…QUANDO LA REALTA’ SUPERA IL SOGNO!

Bentrovati amici di Match Fishing,

lunedì scorso ho passato una giornata di pesca che voglio raccontavi, perché lo merita davvero. Non vi parlerò di una gara e nemmeno di qualche tecnica innovativa, quello che leggerete è semplicemente la cronaca di una giornata passata nella più totale serenità, sulle sponde del Tevere, a Ponzano Romano.

Penso che siano in pochi a non aver mai sentito parlare di Ponzano, ma nel contempo credo che molti siano invece quelli che non lo conoscono ed è proprio a questi che mi rivolgo, consigliando loro di programmare un’uscita simile, sopratutto se organizzata all’insegna di una piacevole giornata da trascorrere con gli amici, come hanno fatto i protagonisti di questo racconto, che si sono ritrovati in riva al fiume della città eterna, solo per il gusto di fare una pescata insieme.

Quando, nello scorso autunno, sono venuto a sapere che il campo gara di Ponzano Romano, sta correndo il rischio di rimanere inutilizzato per lungo tempo, mi sono sentito come derubato di un qualcosa che mi appartiene, non tanto per le soddisfazioni sportive che mi ha regalato, quanto per l’insieme di componenti che fanno di questo tratto di fiume un luogo di pesca unico nel suo genere, immerso com’è in uno suggestivo contesto naturale, ma più di altro, quello che colpisce subito il pescatore è l’abbondanza, la varietà e la qualità del pesce presente, credetemi…….un angolo di paradiso per la pesca sportiva, che rischia di andare perduto.

Ecco perché quando Francesco Di Veronica e Nando Carnevale mi proposero una “zingarata” fra amici, a Ponzano, non me lo feci ripetere due volte ed accettai subito l’offerta, contro-proponendo di allietare la giornata con un menù di cinghiale, preparato dalle sapienti mani di Antonella, mia moglie.

Nel pomeriggio di domenica, il giorno precedente l’appuntamento, mi chiama Nando al telefono: “A Marce’ domattina, se vedemo ar distributore der gasse, all’uscita de Ponzano, alle sette. Li ce trovi Francesco, io me movo prima pe’ pijà r’posto. Semo cinque. Vie’ pure Alessandro Scarponi, je famo pijà n’corpo co e breme de Ponzano, artro che quelle de Ostellato”.

Alle cinque di lunedì mattina, la sveglia non ce la fa nemmeno ad accennare la suoneria, che subito abbasso il pulsante. Considerati i tempi di reazione, la barba da rasare e le operazioni di vestizione, alle cinque e dieci sono in macchina, nemmeno il mago Zurlì avrebbe saputo far di meglio. Alle sette e cinque sono all’appuntamento, con cinque minuti in ritardo a causa della nebbia che ho trovato per strada.

Puntuale come la bolletta della luce, lì trovo Francesco Di Veronica ad aspettami, due parole nell’attesa che arrivi anche Alessandro e poi via in fretta e furia verso il punto prescelto per la “nostra” giornata.

Ho una tale voglia di pescare a Ponzano che il breve tratto di strada sterrata che ci porta sul fiume, mi sembra più lungo del solito.

Intanto, mentre passiamo in un punto dove il Tevere scorre accanto a se stesso, diviso da un lembo di terra largo poche decine di metri, da dietro, guardo divertito Alessandro dentro alla sua macchina che gira la testa a sinistra prima e a destra poi, certamente stranito dal vedere due “Teveri” e sono sicuro che in quel momento si sta domandando quale sia quello buono, perché…………è la stessa cosa che mi chiesi anch’io, quando vidi “Ponzano” per la prima volta.

Finalmente siamo al punto di ritrovo, dove ci aspettano Nando e Stefano. Fatti i saluti di rito, cerchiamo frettolosamente una sistemazione che possa permetterci di stare vicini con le postazioni.

Stamani c’è un po’ di nebbia che impedisce la completa visuale del panorama, il silenzio, rotto solo dai rumori della natura, ci avvolge e quell’imponente massa d’acqua in costante, lento movimento rendono l’ambiente quasi surreale. Vedo Alessandro letteralmente rapito da ciò che lo circonda e mentre si prepara velocemente, continua a complimentarsi per la scelta con i padroni di casa, Nando e Francesco, elargendo a piene mani il suo apprezzamento per quello che lo circonda.

Siamo tutti pronti, possiamo incominciare. L’acqua corre più veloce di altre volte e Alessandro, l’unico ad aver montato la roubasienne, trova la lenza giusta, con un galleggiante a vela da trenta grammi, noi invece ci affidiamo alle canne da ledgering.

La prima parte della mattinata trascorre un po’ freddina, sotto l’aspetto delle catture, ma nonostante questo, la taglia dei pesci presi già da l’idea di cosa possa offrire il Tevere.

Nando e Francesco, un po’ dispiaciuti per lo scarso impegno collaborativo profuso dai pesci, cercano posizioni più favorevoli e invitano anche me a spostarmi, ma respingo gentilmente l’invito, fortemente intenzionato ad accettare le lusinghe dei pesci, solo a patto che siano loro, se vogliono essere presi da me, a venire dove li pesco io, altrimenti……….

Intanto la nebbia si è dissolta ed il fiume maestoso fa bella mostra di sé; un sole quasi estivo ci invita a togliere le felpe.

Nel frattempo la corrente è sensibilmente calata e la pesca si fa un po’ meno estrema; ora per affrontare il Tevere, ad Alessandro basta “solo” una piastra da 15 grammi, montata con una piombatura a doppio cono, seguita verso il basso da una scalatura ad aprire, lunga una cinquantina di centimetri; la trattenuta esercitata sulla lenza consente una passata molto lenta e finalmente si incomincia a vedere l’elastico della roubasienne uscire con maggior frequenza ed ogni pesce guadinato è più bello del precedente.

Finora le lenze dello Scarponi sono servite a prendere dei Gardon ed un solo cavedano intorno al chilo, ma alla successiva affondata del galleggiante, Alessandro ferra con decisione e questa volta la canna non reagisce come in precedenza: per un attimo sembra di aver agganciato il fondo, poi lentamente il “fondo” inizia a muoversi con strattoni regolari; la reazione è quella tipica di una grossa breme, quelle che oltralpe chiamano le grandi brune e la conferma l’abbiamo quando, stanca della lotta, si aggalla. È veramente un pesce da foto. Alessandro, per gustarsi appieno l’attimo, si alza in piedi sul panchetto e lavora con maestria quella “bestia” da tre kg. circa.

Ora le catture si susseguono di buon ritmo, sono venute in nassa anche due o tre tinche intorno ai due chili, ma ormai è mezzogiorno passato e nonostante la libidine ci trattenga sui panchetti, lo stomaco reclama i suoi diritti.

Appena suona l’ora del “rancio”, come se fosse il segnale di fine gara, si tolgono le lenze dall’acqua ed in men che non si dica, appare come per incanto una tavola imbandita di tutto punto e credetemi, anche se il servito non è proprio di porcellana, nessuno di noi se ne accorge. Intanto le tagliatelle appena scolate, vengono condite con abbondante “sugo” di cinghiale e nel preciso momento in cui la prima forchettata entra in bocca, la giornata acquista un’importante valore aggiunto. La ciliegina sulla torta ce la metterà poi il cinghiale in umido con le olive, bagnato con del buon Chianti…………….Grazie Antonellina.

Se fossimo stati in uno dei tanti posti conosciuti, probabilmente la giornata sarebbe finita qui, con le riflessioni (si fa per dire) del dopo pranzo, invece a Ponzano questo è inaccettabile, subito riprendiamo le proprie posizioni ed i pesci non si fanno attendere.

Stefano, l’amico di Nando, ha messo in fila una famiglia di breme e non ne sbaglia una. Nando, il ledgerman per eccellenza, si avventura con una lenza tipicamente riservata ai grossi gardon, composta da un bracciolo cortissimo fissato sul trave di lenza, per pescare leggermente rialzato dal fondo e sbarba dall’acqua dei pesci da favola, compresi un paio di cavedani da oltre un chilo. Francesco, che stamani aveva monopolizzato i pesci di Ponzano, trova adesso qualche difficoltà, ma la crisi dura poco e la vita per la fauna ittica tiberina, torna a farsi dura.

Ormai sono le sei del pomeriggio, l’orologio ci ricorda che abbiamo una famiglia e tanta strada da fare; a malincuore iniziamo a riporre le nostre cose, mentre il sole ancora caldo  insiste per farci rimanere; è stata davvero una bella giornata; non ci resta che fare due foto per gli amici di Match Fishing.

Che la giornata sia stata bella non ci sono dubbi, ma il risultato in termini di pescato lo abbiamo ben chiaro solo quando andiamo ad alzare le nasse dall’acqua………”Ma dove si è attaccata questa nassa? Non sono capace di tirarla fuori. Ora va a finire che si strappa qualcosa…..Qualcuno mi aiuta?”…………………………Il resto del racconto scrivetelo voi, dopo che avrete visto le foto.

Un saluto agli amici di Match Fishing dalla………”Bremeria di Ponzano Romano”

Marcello Corbelli

IL FILM FOTOGRAFICO