SUL FIUME BIDENTE A CACCIA DI UNA CATTURA DA SOGNO

SUL FIUME BIDENTE A CACCIA DI UNA CATTURA DA SOGNO

Ci troviamo, come di consueto in questo periodo, sul fiume per le prove che precedono un evento importante, infatti il 26 giugno p.v. si svolgerà il campionato italiano box fiume che si disputerà in due prove in un unico giorno nei fiumi romagnoli Savio e Ronco (FC).

Scegliamo un tratto del fiume Ronco (Bidente) tra Santa Sofia e Civitella, un posto veramente bello caratterizzato da lastre di sasso scavate nei decenni dall’acqua, creando un habitat perfetto per i barbi che qui sono i veri padroni, infatti se ne catturano di veramente grossi, naturalmente trattasi di barbi spagnoli, ma il protagonista quest’oggi non sarà un alloctono ma un autoctono anzi il re degli autoctoni.

In questa zona dell’appennino Romagnolo, dicevo, la fanno da padrone i barbi grossi, poi le carpe anch’esse molto grosse (tant’è che gli specialisti di questa pesca usano di filo lo 0,30 per portarle a guadino) ed i cavedani, poi qualche altra specie meno rilevante per le gare (lasche e triotti).

Mi trovo in compagnia di due amici Ballani Dino e Giottoli Ermes ed insieme decidiamo di impostare la nostra pescata ai barbi per cui utilizziamo canne bolognesi di potenza media di mt 6 armate con del filo dello 0,12.

Camminando verso monte per decidere le posizioni di pesca vediamo dei correntini molto invitanti ma Dino è deciso a provare nella (buca), a me non sembra vero, infatti dalle mie parti sono ”famoso” perché vado a pescare quasi esclusivamente in questi posti, al contrario di altri che sfruttano a dovere “canalette” e “strisci” e prendono pesci anche dove la profondità dell’acqua è di 15 cm.

Io mi trovo meglio dove la profondità è dal metro in su, Dino mi fa scegliere la posizione e devo dire di non avere dubbi, una rapida occhiata al posto di pesca, una buca lunga circa 35 mt e larga circa 15 mt con una forte corrente in entrata che si divide a metà del suo percorso creando un rigiro verso la sponda opposta e un deflusso più lento in uscita, decido di mettermi a metà buca su di una lastra di sasso che mi permette di pescare nella corrente più moderata, Dino sceglie il rigiro sulla sponda opposta, Ermes sceglie le correntine sopra alla buca.

Una rapida sondata per trovare la profondità giusta, circa 2,5 mt, la profondità e la corrente suggerirebbero un galleggiante di almeno mezzo grammo, ma io per esperienza decido uno 0,30, di forma rotondeggiante, un galleggiante che lavora bene sia a lasciare andare che a trattenere, piombatura abbastanza raccolta, finale del 10, amo del 21.

In questa pesca e molto importante la pasturazione, bisogna creare una scia gettando costantemente una quantità tale di bigattini da far si che essi raggiungano il fondo e vengano mangiati nei pressi di esso, quindi, troppo pochi bigattini, ad ogni manciata, fanno salire i pesci a galla, troppi creano una frenesia alimentare nella quale è difficile distinguere le abboccate dalle scodate, attaccando talvolta i pesci per le pinne; la quantità giusta la trova la mano del pescatore in base alla propria esperienza.

Parto sfiorando il fondo trattenendo pochissimo la lenza e subito la prima abboccata un bel barbo da circa 450 gr, poi un cavedanello poi un altro barbetto e continuo così per mezzoretta….

Non vado bene, c’è qualcosa che non va, probabilmente sono troppo leggero e non riesco a fare lavorare bene la lenza, tra l’altro ogni tanto la corrente cambia e mi fa girare male i bigattini che butto come pastura, devo cambiare pesca, al diavolo i barbi provo ad insidiare i cavedani, senza indugiare allungo la piombatura su di un metro di lenza, sostituisco il finale dello 0,10 con uno dello 0,8 legato ad un amo del 25 ed aumento la distanza tra il galleggiante e l’amo di circa 30 cm, butto una manciata di bigattini, getto la lenza a valle rispetto la mia posizione ed inizio una trattenuta molto marcata, aspetto che i bigattini che ho gettato scendano un po’ a valle, poi lascio andare la lenza insieme ad essi, neanche un metro di passata e il galleggiante ha un movimento strano, pronta la ferrata, è un bel cavedano di più di un chilo e la lotta è un po’ dura perché la canna che ho scelto, la fiume 1500 silver della Colmic è un po’ nervosetta per pescare con un finale dello 0,8 per cui devo assecondare i tentativi di fuga del pesce col polso e con la frizione ma alla fine ho la meglio su un bell’esemplare che merita la foto di rito che poi viene rilasciato immediatamente in acqua.

Che soddisfazione non tanto per la dimensione del pesce ma bensì per avere capito la pesca giusta in quel momento.

Accendo la sigaretta (maledetto vizio) e mi rimetto in pesca ripetendo le stesse gesta di poco prima ma questa volta non va, ancora un’altra volta e niente, un po’ di delusione mi assale perché pensavo di avere capito tutto ed invece…. boh.

Non riesco a seguire il galleggiante alla fine dell’ultima passata perché il fumo della sigaretta mi va sugli occhi ma con una smorfia mi sforzo di tenerli aperti e il galleggiante è sotto, ferro piano perché con la vista offuscata non sono sicuro dell’abboccata oppure di un incaglio del fondo ed…. si sembra proprio un incaglio, la canna tutta piegata il galleggiante fermo impalato, poi ad un certo punto si muove verso monte, un pesce enorme, grido a Dino che mi guardava dalla sponda opposta, nell’euforia del momento cerco di capire se ho a che fare con un barbo o con una carpa, mai posso pensare ad un cavedano ed invece è lui, il “re del fiume“, e dopo circa quindici minuti di lotta serrata lo riesco a portare a galla stanco, ma il problema ora è portarlo verso di me, infatti il pesce rimane immobile di taglio sulla superficie sfruttando la corrente come un timone in modo da rimanere dalla parte opposta ed al primo tentativo di forzare un po’ da una testata per cercare di rompere il finale, lo assecondo e qui il pesce mi sorprende con un’improvvisa partenza verso di me, infatti io mi sono messo sopra una lastra che fende la corrente, ed il pesce con un’ultimo sforzo ci si infila sotto rendendo vano ogni mio tentativo di recupero.

Lo sanno anche le capre che pescando con l’amo senza l’ardiglione non si deve allentare la tensione della canna per non incappare in una slamatura del pesce, ma in questo caso non ho potuto fare di meglio perché ho percepito lo sfregamento del filo contro la lastra di sasso sotto i miei piedi, per fortuna devono avere sfregato solo i pallini di piombo perché al momento in cui decido di forzare, il filo resiste ed io mi ritrovo con un cavedano che per estrarlo dall’acqua devo mollare la canna ed afferrarlo con tutte e due le mani.
Un cavedano di 2 Kg pesato e fotografato per voi amici di Match Fishing e poi restituito al suo ambiente naturale sperando che regali in futuro a qualcun’altro un emozione come quella che ha regalato oggi a me.

Un saluto a tutti gli amici di Match Fishing da Davide Galeotti.

UN POSTO DA CARPE MA ANCHE I BARBI SONO SEMPRE IN AGGUATO

LA TANA DEL LUPO DI FIUME

ARRIVO SUL FIUME..LA GIORNATA SARA’ LUNGA E PIACEVOLE

DUE GERMANI NUOTANO FELICI

SEMBRANO DIRE…CHE POSTO!

MISTER CAVEDANO: IL PIU’ PICCOLO

UN GRAN BEL CAVEDANO

IN ROMAGNA LI HANNO SOPRANNOMINATI “LANDE” CAVEDANO DA 2 KILI IN SU

UN CAVEDANO DA 2 KILI COME QUESTO SA LEGGERE E SCRIVERE

UN BARBO NIENTE MALE

ATTRRAVERSARE IL FIUME E’ SEMPRE UNA OPERAZIONE NON FACILE ANCHE IN POCA ACQUA

UNO STRISCIO FAVOLOSO PIENO DI BARBI E CAVEDANI SUPER …DA CARTOLINA

UN CAVEDANO E NEMMENO TANTO GROSSO

UNO STRISCIO LUNGO ALMENO 50 METRI: AREA RISERVATA AI GROSSI CAVEDANI

DOVE L’ACQUA FA IL RIGIRO SI PIAZZANO I BARBI PIU’ GROSSI

GUARDIE ECOZOOFILE CONTROLLANO I DOCUMENTI DI UN PESCATORE