La prima trota fario di un amico

La prima trota fario di un amico

Non è raro che spesso molti amici “non pescatori” mi chiedano di portarli a pescare. Questa cosa mi fa sempre un po’ piacere e personalmente li vorrei portare tutti, ma spesso mi ritrovo a dover rimandare per altri impegni.

Ci sono però amici che sanno aspettare, è stato proprio il caso di Mario, un caro amico dei tempi della scuola che portai a pescare piccoli black bass una serata d’estate. Quella sere ne catturò talmente tanti da rimanere letteralmente fulminato dalla pesca con le esche artificiali.

Del resto se vuoi far appassionare una persona non devi far altro che fargli catturare qualche bel pesce, peccato che sia più facile a dirsi che a farsi.

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Dopo quella volta con i black bass Mario mi chiese di portarlo in montagna. Voleva pescare in alcuni dei posti mozzafiato che aveva visto nelle mie foto. Un po’ per pigrizia e un po’ per impegni di uno o dell’altro l’estate scorsa non siamo mai riusciti ad organizzare. Ma adesso, arrivata la primavera siamo riusciti a trovare un sabato libero per andare in gita a Ponte Nossa.

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Per l’occasione ci siamo uniti con altri pescatori, novizi e non, Mario ha portato suo padre e suo zio, mentre io ho portato il mio usuale socio di pesca Lino e Alessandro un amico abituato ai predatori di grossa taglia e alla pesca sul grande fiume che ultimamente stiamo facendo appassionare anche a predatori più contenuti ma non per questo meno divertenti.

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Arrivati sullo spot mentre ci preparavamo abbiamo per scendere sul fiume abbiamo fatto un veloce ripassino delle regole sulle quali non transigo mai: Catch & Release obbligatorio! Tanto più che abbiamo pescato nel tratto no kill.
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Scesi sullo sbarramento abbiamo iniziato a pescare sulla grossa buca sotto al parcheggio, e Alessandro ha inaugurato subito la giornata con la prima trota fario della sua carriera da pescatore. È stata una vera soddisfazione vedere un pescatore abituato ai “calibri grossi” come i siluri del Po rimanere sconcertato dalla combattività di un trota in torrente.
Le prime ore sono trascorse via veloci e senza altre catture, io ho lisciato una trota sempre nella prima buca e Lino ne ha slamata una dopo uno spettacolare salto, l’amo singolo senza ardiglione (obbligatorio in questo tratto) non perdona.

Scendendo per il fiume incontriamo dei moschisti amici che ci avvertono che da quest’anno è obbligatorio avere con se il guadino, e che la settimana prima sono state fatte molte multe ai pescatori sprovvisti. La cosa mi ha fatto molto arrabbiare, già in quel tratto di fiume i cartelli che seganalano che ci trova in un no kill sono a mio avviso poco visibili. Basti pensare che io, ancora dopo anni, non ho ben capito i confini di questo tratto (non che la cosa cambi molto rilasciando comunque qualsiasi cattura). Inoltre non è per nulla facile reperire un regolamento, e non si trova neppure un cartello che elenchi queste regole.

La pescata continua e anche il padre di Mario incappa nella sua prima fario, una bella trota. Per me la giornata poteva anche concludersi li, avevo fatto catturare due trote a due amici pescatori non abituati a questi ambienti, una soddisfazione che copriva di gran lunga il cappotto che comunque mi stavo portando addosso.
Risaliti allo sbarramento prima di andare a pranzo ho visto una scena da far venire l’acquolina. La buca era letteralmente tappezzata di trote, anche di grandi dimensioni. Peccato che fosse tappezzata anche di moschisti intenti a catturarle.

Velocemente sono sceso e mi sono ritagliato un piccolo spazio tra i pescatori, facendo attenzione a non dar loro fastidio. Dopotutto erano li da prima di me. Una decina di lanci e riesco a portare a me una bella fario. Lino, ne ha slamata un’altra prima della pausa pranzo.
Dopo pranzo il gruppo si divide, Mario e i suoi continuano a pescare risalendo anche nel tratto Kill (Mario catturerà una piccola fario sottomisura) noi invece decidiamo di rientrare a Milano assonnati, sia per la levataccia che per il pranzo abbondante.

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