MARCO VOLPI: UN RECORD SENZA FINE…

MARCO VOLPI: UN RECORD SENZA FINE…

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Una intervista lunghissima con un Volpi in gran forma, travolgente, sentimentale ma anche diretto e senza peli sulla lingua! Un passaggio a volo radente su 35 anni di pesca in mare tra ricordi, amici, dirigenti e Federazione…

 

Sono pochi gli sportivi che realizzano record o vincono titoli nazionali o mondiali, traguardi per i quali occorrono doti e talenti speciali, caratteristiche tipiche dei campioni. Tra costoro, poi, ve ne sono di quelli che “vanno oltre”, ossia si ripetono una o alcune volte grazie alle loro qualità uniche in relazione alla disciplina che praticano. Questo sono i “mitici”, quelli che ogni sport vanta con orgoglio.

Probabilmente, però, non ne esiste nessuno, a livello mondiale, che possa vantare una bacheca grande come il muro di una stanza, alla quale sono appesi i riconoscimenti di 54 Titoli nazionali e mondiali, sia individuali che a squadre. Nessuno tranne lui, naturalmente: l’irraggiungibile Marco Volpi!

Livornese purosangue, fulmineo e tagliente nella battuta come con la canna in mano, Volpi é stato nominato anche per il 2015 leader del ranking mondiale della Canna da Natante. Dico “anche ” perché per lui é la 14^ volta su 15 edizioni di questa particolare classifica redatta dalla FIPS Mer, la Federazione Internazionale della Pesca Spotiva, settore Mare.

E credo che questo sia sufficiente per dire chi é Marco Volpi!
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Marco, ancora una volta sei lassù, in alto… Ma chi é Marco Volpi nella vita?

“Si, sono in cima al ranking internazionale della canna da natante, e non per la prima volta. Diciamo che questa é la prima volta che viene pubblicata questa notizia dandogli un certo rilievo, ed anzi ringrazio Match Fishing che ha fatto da cassa di risonanza alla cosa, ma le classifiche si fanno da anni solo che la Federazione non vi da il giusto risalto…

Tornando a noi, sono nato il primo di gennaio del 1969 a Livorno, e già la data direi che é particolare; sono sposato felicemente con Irene, che ormai da 30 anni mi é vicina e mi sopporta, e ho due figli, Nicola e Sara. Fortunatamente anche loro hanno la passione per il mare e quindi quando possibile mi seguono e possiamo stare assieme, perché tra sport e lavoro io sono spesso fuori casa. Come titolo di studio ho solo la terza media e questo é uno dei miei rimpianti e, anche se nella vita mi sono realizzato ugualmente, se potessi tornare indietro certamente vorrei studiare l’inglese approfonditamente.”

 

Riesci ad avere anche altre passioni oltre la pesca?

“Mi piace andare a caccia ed ho una trentina di piccioni addestrati, che obbediscono ai miei richiami, un po’ come avere dei cani. E poi amo cucinare, cucino un po’ tutto, direi ad un buon livello, ed anche qui sono molto esigente e curo i particolari dei miei piatti e dei mie vini.”

 

Ma riesci anche a dormire?

“Effettivamente poco, qualche ora. Ed ogni tanto mi concedo qualche pennichella!”

 

La domanda seguente sarebbe sul tuo palmares ma poiché l’autonomia del registratore é limitata restiamo ai numeri complessivi…

“54 Titoli tra Mondiali ed Italiani, equamente suddivisi tra individuali e per squadre.”

 

Il tuo lavoro in Tubertini?

“Io collaboro con l’azienda Tubertini dal ’92, faccio il rappresentante di zona in un tratto della costa Toscana e sono inserito nello staff dirigenziale aziendale. Seguo anche la progettazione delle attrezzature del settore mare, in collaborazione con lo staff tecnico che traduce in pratica le mie esperienze di pesca.”

 
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Tu hai iniziato giovanissimo a gareggiare…

“La mia prima gara l’ho disputata a 12 anni e fino al ’96 ho fatto sia canna da riva che da natante. Dopo quell’anno ho fatto la scelta del natante perché da riva non mi divertivo più, anche per questioni di regole federali, e ho mollato quella specialità a livello agonistico. Voglio ricordare che in quegli anni, anche a causa di scelte federali sbagliate, quella specialità iniziò un declino inesorabile che si trascina sino ai giorni nostri.

 

Quella prima gara ricordo era il Trofeo Aziende Livornesi, 78 concorrenti e l’unico bambino ero io. Feci il primo di settore ed anche l’assoluto di gara. Io ho iniziato a gareggiare per scommessa; a quel tempo c’erano tantissimi ragazzi che pescavano al porto di Livorno ed io ero in un gruppo di ragazzi più grandi e quando andavamo io prendevo sempre più di loro e mi divertivo a prenderli in giro. Un giorno uno di questi, Alberto Boldrini, mi sfidò a fare le gare ufficiali per farmi abbassare la cresta e così, nell’84, mi iscrissi ai Caimani di Livorno, che aveva come Presidente lo scomparso Pino Castellucci; proprio Castellucci, assieme a Giancarlo Cavallini, sono state le persone che mi hanno accompagnato su questa strada all’inizio della mia carriera agonistica nella canna da riva, loro mi portavano a pescare e mi accompagnavano sui campi gara. A 14 anni feci la mia prima selezione provinciale per gli Italiani e feci anche qui il primo assoluto su 110 agonisti. L’anno seguente, su 190 concorrenti del Provinciale, mi ripetei e rifeci l’assoluto. Di quei tempi ricordo che il mio obiettivo era diventare il pescatore più forte del mondo!”

 

Tra le varie sfaccettature della tua disciplina, qual’é quella che preferisci e quella che ti piace meno?

“A me piace pescare in tutte le situazioni, a varie profondità e su tutte le specie. Certamente, se c’é da insidiare prede di taglia mi stimolo ancora di più, soprattutto se sono specie difficili, molto tecniche. Preferisco cercare delle tanute o dei merluzzi, ad esempio, pesci che non ti si attaccano alla lenza ma che devi cercare con tecnica e metodo.”

 

Tra i tuoi avversari ce n’é uno che vorresti evitare nel settore?

“Gli avversari vanno rispettati tutti ma nessuno temuto. Piuttosto temo una categoria di avversari: gli ingarbugliatori! Se hai vicino un avversario forte é meglio perché lo tieni sotto controllo e sai che non ti creerà dei problemi durante l’azione di pesca; l’ingarbugliatore, quello che é più imprevedibile nei movimenti, é micidiale quando l’hai a fianco. Uno che vorrei evitare é proprio Volpini; anzi, lo vorrei spesso nel settore ma non vicino, perché é conosciuto da tutti come un casinista micidiale ed imprevedibile. Ma è un carissimo amico da sempre.”

 
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Immagino che per agonismo, prove e per lavoro tu peschi tantissimo. Esiste uno stress da “troppa pesca”?

“No, assolutamente! Certo, in giornate difficili, magari fredde e ventose, con mare mosso e poco pescoso, può capitare di rimpiangere di non essere rimasti a letto, ma é solo il pensiero di pochi minuti, per il resto il piacere di pescare supera sempre tutti i disagi.”

 

Hai avuto o hai un idolo, un personaggio a cui ispirarti?

“Ricordo molto bene che da ragazzo e nei primi anni della mia carriera agonistica il mio riferimento maggiore é stato certamente Franco Nostrini, una persona con una intelligenza al di sopra della media, un agonista dal quale ho imparato molto e al quale mi ispiravo per tante cose. Ci sono stato in Nazionale assieme ed ho avuto la fortuna di vincere diversi Mondiali con lui, di batterlo anche, diverse volte. Per lui ho sempre avuto grande rispetto e lo considero un amico; ogni tanto ci rivediamo ancora, con molto piacere.”

 

Qual’é la vittoria che ricordi con maggior piacere?

“La vittoria é sempre un piacere per me, é l’obiettivo di ogni volta che gareggio e quello dei sacrifici di una vita. Un ricordo bellissimo risale al ’99, quando vinsi il primo Mondiale individuale, a Marsiglia. Avevo già fatto diversi podi ma mai vinto. Pensa che nel ’98 feci tre primi di barca ma arrivai comunque secondo. Fino a quell’anno c’era ancora mio padre, che mi seguiva sempre. Nel ’99 non c’era già più e vinsi il Titolo. Ricordo che non riuscii a non piangere, anche per quel motivo, e dedicai a lui quel giorno. Un’altra vittoria che mi é restata nel cuore é del 2011, nel Mondiale di Livorno, quando vinsi in maniera schiacciante con tre primi assoluti nelle tre gare, con distacchi fortissimi. Credo sia un record difficilmente uguagliabile.”

 

E il rimpianto sportivo maggiore?

“Ne avessi solo uno! Ho fatto cinque secondi individuali al Mondiale, quattro volte terzo… Ho perso tre/quattro Mondiali per meno di 200 grammi! Potrei avere 9/10 titoli individuali oggi… Ma quello che brucia più di tutti é il penultimo, nel 2014, in Inghilterra. La prima e la terza gara le disputai perfettamente e vinsi. Nella seconda non ho girato bene con i picchetti e ci ho messo anche del mio con qualche errore di impostazione. Nella seconda parte di gara, però, ero in pieno recupero quando il commissario inglese, un ex agonista, fu scorrettissimo ed antisportivo e mi costrinse a non pescare più come stavo facendo, nonostante fossi regolarissimo, lanciando in una certa direzione, dove tutti stavano lanciando, anche dalla parte opposta della barca, in questo modo mi fece perdere la concentrazione facendomi arrabbiare moltissimo. Feci il quarto di barca e al termine presentai reclamo contro il suo operato: nove agonisti su dieci confermarono il suo comportamento ma non servì a nulla. Mi spiacque ulteriormente perché vincere a Weimouth é un grande onore, quello probabilmente é il campo migliore in assoluto che io abbia mai visto, é il Wembley della pesca, dove si gareggia su tante specie, con tante tecniche ed é un campo estremamente complesso. Lì avevo già vinto nel 2005 e in quell’occasione quel Commissario antisportivo mi fece letteralmente perdere il Mondiale, perché con la vittoria che stavo andando ad ottenere in quella gara avrei stravinto il Mondiale individuale. Nemmeno l’arbitro Moreno si era comportato così spudoratamente…”

 

Il tuo punto di forza ed il tuo punto debole…

“Il punto di forza direi certamente la cattiveria agonistica, la grinta, la capacità di adattamento. Il punto debole… non lo so! E comunque non te lo direi!!!”

 

Il campo gara che detesti?

“Quello disorganizzato! Quello che non è stato testato bene dalla Federazione prima di essere inserito in calendario! In Italia ci sono zone bellissime, campi gara splendidi che però non sono gestiti in maniera adeguata, per incompetenza o per trascuratezza. Ci sono tratti di mare che vengono prescelti senza che siano stati verificati in maniera adeguata. Noi gareggiamo in mare aperto e non tutti i tratti sono egualmente popolati. Ma per riconoscere questi tratti non occorrono chissà quali conoscenze, basta un po’ d’esperienza!”

 
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Come agonista ti consideri un metodico o un istintivo?

“Penso di essere entrambi; certamente la mia attrezzatura dev’essere tutta assolutamente perfetta, curata, in un ordine assoluto. Di ogni cosa io ho almeno un doppione, se non di più, perché può succedere qualsiasi evento ed io debbo essere pronto, sempre. Pensa che ho anche un doppio orologio ed arrivo a lubrificare le girelle delle mie lenze! Me lo dico da solo che sono a livello maniacale. Però la pesca é fatta d’istinto, di capacità di ragionamento e di analisi. Le gare si vincono con la testa prima ancora che con il braccio. L’intelligenza di capire una gara ed il suo evolversi sono la parte fondamentale del successo. Al braccio, inteso come mezzo fisico, io non attribuirei più di un 30% di merito, il resto é capacità di analisi della gara, prima e durante.”

 

Cosa intendi con “vincere la gara con la testa”?

“Una gara si vince con la testa perché devi essere in grado di pianificarla, studiarla a tavolino prima, tenerla sotto controllo durante lo svolgimento e sapere sempre cosa fare in ogni momento, prevedendo le possibili varianti ed essere in grado di cambiare pesca al momento giusto, con le attrezzature giuste. Devi avere quello che io definisco “il senso della pescata”, capire, anche se stai catturando, cosa e come fare per prendere qualcosa in più.”

 

Questa é una domanda che nella sostanza feci anche a Ferruccio Gabba, alcuni anni fa, in una intervista e tu mi stai rispondendo con gli stessi concetti…

“Certo, perché questa é l’essenza della pesca e, in genere, di ogni sport agonistico. Si deve arrivare alla gara sereni, con la consapevolezza di avere tutto quello che serve, preparato nel modo giusto e con la pianificazione di cosa fare nell’arco di durata della competizione. In caso contrario non riesci a sfruttare tutto il tuo potenziale. Nella canna da natante, poi, l’attrezzatura da portare al seguito é tantissima perchè ci possono essere tantissime varianti di pesca quando sei in mare e quindi la preparazione delle lenze per ogni evenienza é basilare, come la predisposizione delle canne, maggiore di quella che si può avere in altre discipline della pesca sportiva. Pensa solo all’immensità del mare come campo gara e ai diversi fondali e condizioni che si possono trovare, che influenzano inevitabilmente la tecnica di pesca.

 

Basta pensare anche semplicemente allo scarroccio della barca durante la competizione, sotto l’influsso di vento e correnti che cambiano anche radicalmente nello spazio di alcune ore, portandoti a pescare in situazioni spesso differenti o addirittura opposte nell’arco della stessa gara. Durante una gara delle nostre si fanno diversi spostamenti sulla barca e ogni volta puoi trovare una condizione differente sul tuo spazio di mare a disposizione e ti ci devi adattare in fretta, prima degli altri. Questa capacità di lettura ed adattamento alle condizioni, anche con una attrezzatura adeguata, devono essere bagaglio dell’agonista della canna da natante se vuole avere successo. Nella nostra specialità prima devi essere pescatore poi agonista, devi sapere cosa succede in mare per affrontarlo adeguatamente; in questo ti aiuta molto essere nato sul mare, averlo frequentato tanto. Io da bambino ed anche ora, amo molto andare sott’acqua, osservare come si muovono e si alimentano i pesci, come reagiscono agli stimoli, su quali fondali stazionano. Poi in mare devi conoscere le barche, gli ancoraggi, i venti e le maree, devi essere in grado di stabilire i punti di riferimento sulla riva per avere sempre chiaro dove stai pescando… insomma devi considerare una miriade di situazioni che condizionano la pescata e le strategie da adottare, occorre una conoscenza a 360° del’ambiente, altrimenti sei tagliato fuori.”

 

Secondo te, cos’é che identifica un campione? I successi o anche qualcos’altro?

“Innanzitutto la voglia di vincere! Senza quella non si fa nulla. Qualcuno dice la rapidità nell’esecuzione dei movimenti e del ragionamento; la prima non è una condizione fondamentale se è disgiunta dall’efficacia del movimento: occorre si essere rapidi ma é molto meglio essere precisi e fare le cose bene, magari un po’ più lenti ma senza sbagliare nulla e senza intoppi. Basta fare i movimenti giusti nella sequenza giusta, senza nulla di superfluo e alla fine il computo sarà sempre a nostro vantaggio. Una qualità fondamentale del campione, però, dovrebbe essere quella di riuscire a trasmettere il suo sapere, le sue conoscenze. Le due cose, la tecnica e la capacità di trasmissione, raramente sono abbinate però. Io non so dirti se ho questa qualità, posso dirti però che nei video che realizzo cerco di metterci anche questo, ossia non solo di far vedere la cattura di bei pesci, magari in posti incantevoli, ma anche di comunicare degli aspetti tecnici che possano far crescere chi li guarda. Debbo dire di avere i riscontri di questo dai tanti messaggi che ricevo e dagli incontri nelle fiere con persone che mi dicono di aver provato con successo alcune delle cose che hanno visto in qualche filmato. Anche questa é una vittoria, per me.”

 

 
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Parlando di aspetti tecnici, non posso fare a meno di pensare alla tua trentennale attività ad alto livello e alla tua storica collaborazione con Tubertini, decenni passati a studiare come primeggiare, come essere sempre un passo avanti agli altri anche nell’attrezzatura per essere più competitivo. In tanti anni ti senti di poter dire di aver inventato o scoperto delle particolarità tecniche che hanno portato evoluzione nella tua specialità?

“E’ una domanda che potrebbe imbarazzare un po’ ma io son abituato a dire quello che penso e in questo caso ti rispondo di si, io ho portato delle innovazioni che poi sono diventate patrimonio comune degli agonisti della specialità e non solo. La prima che mi viene in mente é la pratica di battere il calamaro per l’innesco, con martelletti particolari, per farlo ammorbidire, e di pescarci. Prima che io iniziassi a farlo, nel ’91, il calamaro era un esca pochissimo usata dalla barca e la si usava al naturale. Mi venne l’idea di provarlo nel ’90, durante il Mondiale in Portogallo, quando tra le altre esche ci diedero un calamaro. Era un innesco duro, rigido, poco attirante; mi venne in mente di batterlo con un coltello per ammorbidirlo e da lì mi venne l’idea di trovare un attrezzo più adatto a questo uso e renderlo più adescante. Oggi é una pratica entrata nell’uso comune. Un altro input evolutivo é stato dato dall’uso dei piombi gialli, che iniziai ad usare perché un amico subacqueo che fa profondità, un giorno mi disse che uno dei pochi colori che non cambia, anche a profondità di 70/80 metri, é proprio il giallo mentre quasi tutti gli altri diventano neutri, ingrigiscono. Quando il piombo giallo atterra, con la botta sul fondo e il colore attira i pesci che ci sono in zona. Questa cosa l’ho poi verificata in immersione, su fondali più bassi, personalmente. La visione della vita sul fondo del mare, ripeto, è fondamentale per pescare con profitto in gara. Ti porto l’esempio di un pesce, le mennole: se non le vedi mangiare in natura, direttamente, non potrai mai ferrarle nella maniera corretta! O le perchie, che se non le peschi con un piombo pesante ti spostano la lenza e non percepisci le tocche. Ancora, sapere cosa significa pescare su di un fondo di posidonia piuttosto che sulle rocce o la sabbia. E questo vale per tutti i pesci e gli ambienti: devi riuscire ad avere una immagine mentale del fondo su cui peschi per operare nel modo corretto. Una delle più recenti, che sta prendendo piede in questi anni, é il “cassettone”, che sta sostituendo il vecchio igloo che si usava prima. Sono partito dall’idea artigianale di realizzare un contenitore in compensato multistrato che portasse tutte le lenze ed il resto che serve in gara, ma era troppo pesante quindi ho provato materiali diversi sino ad arrivare al forex, un materiale plastico molto resistente, leggero ed ideale per quest’uso. Oggi, gran parte degli agonisti si realizza questi cassettoni destinanti a contenere le centinaia di lenze che occorrono nella nostra specialità, tutti a tenuta stagna per evitare il contatto con l’acqua salata.”

 

Centinaia di lenze…

“Si, noi prepariamo le lenze complete, svariati metri di filo con perline incollate, piombi, braccioli, ami, ecc con caratteristiche di diametri, lunghezze, tipologie di ami differenti per le svariate necessità che possiamo incontrare. Ogni cassetto di questi cassettoni può portare 70/80 lenze avvolte sui dischi di EVA e deve essere a tenuta stagna perché intuisci che se si bagna qualcuno di questi ripiani per noi è un disastro, sia economico che di lavoro perduto, quindi occorrono contenitori perfettamente realizzati, predisposti per il montaggio con le ruote se occorre. Ogni cassettone può portare 6/7/800 lenze, ordinate per tipologia, lunghezze ecc. E’ l’equivalente un po’ del vostro panchetto nelle acque interne ma più capiente.”

 

Uno dei vostri assi nella manica, come Lenza Emiliana Tubertini, sono alcuni brevetti tecnologici che, negli anni, vi hanno fatto avere delle attrezzature più performanti rispetto agli altri concorrenti. Vogliamo parlarne?

“Effettivamente noi siamo sempre stati trainanti anche in questa specialità grazie ad alcune evoluzioni tecniche che abbiamo pensato, sperimentato e messo a punto prima degli altri. E, come in ogni sport, avere attrezzi migliori ti da sempre un vantaggio sugli altri concorrenti. Uno degli aspetti più importanti nella nostra disciplina é avere a disposizione degli attrezzi che ti consentano di avere una perfetta percezione delle tocche anche quando si pesca ad elevate profondità o grandi distanze dalla barca. In questo campo Tubertini ha brevettato le cime AP Flex, un sistema di costruzione della vetta che, oltre a renderla più robusta, gli conferisce delle doti di sensibilità maggiori di una di concezione classica. Ti confesso che é stata una scoperta un po’ casuale, che ho fatto durante una pescata nella quale mi si era rotta la vetta della canna, una vetta che conoscevo benissimo per averla utilizzata tante volte. In quell’occasione feci una riparazione volante del pezzo terminale della cima legandolo con del filo di nylon. Continuando a pescare, mi resi conto che, pur essendosi ingrossata di diametro, la vetta aveva un comportamento sulle tocche molto migliore, più sensibile. In seguito feci diverse altre prove con materiali diversi e soluzioni differenti, in collaborazione con Stefano Di Buo, il nostro tecnico che progetta le canne in Tubertini, ed arrivammo a capire il perché di questi cambiamenti e ad ottimizzarli per la produzione. Con queste vette, montate sulle canne giuste, con un piombo da 120 grammi, io posso lanciare “da sotto”, agevolmente e con precisione anche a distanze notevoli, oltre i cento metri. E non é un vantaggio da poco, credimi. Oggi le vette in AP Flex, di dimensioni adeguate, sono state introdotte anche nelle canne da feeder Tubertini, altra disciplina in cui la sensibilità della vetta è fondamentale per avere buoni risultati.”

 
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Marco, fai parte di un club, la Lenza Emiliana Tubertini, che probabilmente é la più titolata del mondo con i suoi 5 allori mondiali e i vari Titoli italiani, squadra composta da alcuni dei più bei nomi della specialità ma che abitano anche piuttosto lontani tra loro. Riuscite a vivere una vita di Club, a pescare assieme al di fuori delle competizioni?

“Con Paolo Volpini non ci sono problemi, lui sta a Sarzana e ci vediamo spessissimo. Anche con Plazzi o Giacomini, che sono romagnoli, ci si vede con una certa regolarità. Il più penalizzato é Gabriele Brunettin, che abita a Trieste ed é un po’ fuori mano rispetto a noi, comunque riusciamo a preparare le gare assieme e c’é un grande feeling, abbiamo costituito un gruppo di amici molto affiatato e con un unico obiettivo: vincere.”

 

Esiste un alter ego alla Lenza Emiliana Tubertini nella tua specialità?

“Ci sono diversi club di ottimo livello che possono insidiarci per lo Scudetto. Mi riferisco, ad esempio, all’Assonautica di Ancona, alla Canottieri Solvay, alla Lenza Club Riccione, la Lega Navale di Genova… Magari non hanno l’organizzazione che abbiamo noi o la nostra esperienza, ma sono assolutamente competitivi e non regalano nulla, credimi.”

 

 

Lenza Emiliana di cui tu sei il capitano ed il trascinatore…

“Si, io sono il cattivo della banda, quello che fa le scelte su chi pesca o meno, che gestisce le cose della squadra ecc. Una delle mie più grosse soddisfazioni è quella di aver fatto progredire moltissimo Gabriele (Brunettin) portandolo da un livello medio/alto ad essere uno dei più forti in Italia ed anche all’estero si sta facendo valere molto bene. Ed é giovane, condizione importante nella canna da natante perché questa é una specialità che mette sotto stress anche il fisico ed occorre essere preparati anche da questo punto di vista per rendere al 100%. Quando si deve fare un Mondiale, ad esempio, la preparazione, mentale e fisica, inizia due mesi prima, cercando di arrivarci riposati, concentrati, con un alto tasso di adrenalina che ti servirà per raggiungere il risultato. Ad un Mondiale peschiamo otto giorni su dieci tra prove e gare, spesso in condizioni difficili di mare, per diverse ore su barche non sempre comode ed idonee e quando arrivi a terra, la sera, spesso sei da buttare. E la giornata non finisce qui! Anche per questi motivi la forma fisica aiuta e da giovani questo è certamente più facile.

Un altro grande investimento in talento lo abbiamo fatto con Anthony Giacomini, un autentico fuoriclasse, giovanissimo, che pratica diverse tecniche, anche in acque interne, con successo. Va tenuto un po’ sotto controllo perché é giovane e scalpita ma ha grandi mezzi.”

 

Potrebbe essere il Marco Volpi di domani?

“Potrebbe esserlo, se ha voglia di continuare a sacrificarsi come fa ora. Il suo obiettivo é la vittoria, pesca tanto, ha una passione sfrenata per la pesca ed innanzitutto lui é prima pescatore e poi agonista. E nella canna da natante é molto importante.”

 

Se fossi obbligato a disputare un Mondiale solo, scegliendo tra la Nazionale e la Lenza Emiliana, chi sceglieresti?

“Non é una scelta facile, come puoi immaginare, perché con la maglia Azzurra difendi i colori di tutto il Paese ma sapendo quanto fanno per noi alla Tubertini, quanto ci tengono ad ottenere il massimo e quanto ci investono, non avrei dubbi in proposito. E poi anche con il club, quando sei al Mondiale, porti in giro i valori italiani!”

 

In questo mondo hai incontrato tantissima gente, certamente. Hai incontrato anche degli amici?

“Per me la parola “amici” ha un valore speciale e non la concedo a tutti. Gente incontrata, con cui condividere delle cose o la passione sportiva, tanta, di amici certamente meno ma ne ho sicuramente trovati. I miei compagni della Lenza Emiliana sono certamente Amici con la maiuscola.”

 

Tu sei il maggior rappresentante della Canna da Natante nel mondo, lo dicono i ranking internazionali, e quindi nessuno meglio di te può fare la fotografia dello stato dell’arte della specialità nel nostro Paese. Quando tu hai iniziato c’era poco in questo settore di organizzato, in seguito c’è stata una esplosione in senso sportivo. Oggi, a quale punto della parabola evolutiva della specialità siamo?

“A livello tecnico siamo in crescita costante, perché c’é sempre da scoprire qualcosa, da evolvere in ogni tecnica e la nostra non é diversa, anzi. Dal punto di vista agonistico non sta andando male oggi, anche grazie a certi ricambi generazionali che ci sono stati, agonisti provenienti da altre specialità che hanno visto nel Mare un nuovo obiettivo, un incentivo a provare tecniche e stimoli nuovi, ragazzi forti e motivati e questo ha fatto bene ai numeri, però a livello federale si fa veramente poco, anche considerando che dal punto di vista organizzativo la nostra é una delle discipline più complesse perché coinvolge un elemento, il mare aperto, che é più complicato gestire e per affrontare il quale servono le barche idonee. E questo é uno dei primi punti dolenti, perché abbiamo a che fare con una normativa complessa ed articolata che richiede persone competenti e preparate che la affrontino. E in Federazione queste persone non ci sono, ne per capacità ne per volontà, persone in grado di trovare imbarcazioni idonee alle nostre gare in giro per l’Italia e quindi riuscire a portare il Campionato Italiano in località differenti. Ti basti sapere che molte di queste cose le risolvo io per conto della Federazione, perché io ho contatti un po’ ovunque. Occorrerebbe che la canna da natante fosse seguita da un dirigente che avesse un passato da agonista e quindi ne conoscesse le necessità e il mondo che vi gravita attorno.”

 

Marco, ti stai preparando il futuro? Chi meglio di te?

“No, guarda, io in Federazione non potrò mai entrarci, per vari motivi. Non ti nego che mi piacerebbe un incarico federale ma come CT degli Under, perché mi piace moltissimo lavorare con i ragazzi. Ti dico che non potrò mai entrare in Federazione perché io tengo troppo alla mia disciplina e voglio solo il bene per essa. Oggi io sono perennemente in contrasto con i dirigenti di questa specialità, perché vogliono solo fare quello che pare a loro senza avere conoscenza di questo mondo, non fanno nulla per la canna da natante; quando occorre fare delle cose per la specialità debbo spendermi io, che sono un agonista, e loro non fanno nulla. Non credo che questo sia giusto.”

 

Secondo te, oggi, c’é la persona che potrebbe occupare questo posto?

“Secondo me si! Non voglio farti dei nomi perché non sarebbe corretto ma ci potrebbe essere qualcuno in grado di coniugare esperienza e capacitò dirigenziale. Poi non é necessario che sia per forza uno che ha smesso, potrebbe essere anche uno in attività, non cambia. Se prendiamo esempio dalle acque interne, Frigieri abbina la sua attività agonistica con quella federale. Dico questo per il bene della disciplina, perché con la dirigenza che abbiamo oggi nella canna da natante non andiamo da nessuna parte.”

 
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Hai accennato che ti piacerebbe lavorare con i giovani. Esiste un movimento giovanile nella pesca in mare?

“Non esiste praticamente nulla. Le Sezioni provinciali, ad esempio in Toscana, non organizzano quasi nulla, anche se io vedo in tanti ragazzini molto entusiasmo per la pesca, lo percepisco alle fiere quando mi cercano, mi dicono di aver visto i miei video ecc. Questo patrimonio per la pesca del futuro noi lo stiamo sperperando perché non offriamo loro la possibilità di cominciare ad imparare l’abc della pesca. Magari non hanno un parente pescatore e quindi non trovano l’occasione per iniziare e, nel tempo, si perdono. E’ a questo livello che dovrebbe inserirsi la Federazione, localmente. Questa é una delle mie idee per il futuro: organizzare dei corsi gratuiti per i ragazzi, pubblicizzati tramite i media e la tv, magari in varie località di mare, per offrir loro la chance di provare e dare sfogo alla loro passione per la pesca, perché a quell’età, quando c’é, quella é passione vera!”

 

Per i non esperti della specialità, possiamo dire che la canna da natante é una branca di nicchia della Federazione? Quali sono le zone d’Italia che hanno più seguaci di questa disciplina?

“Forse si può dire, anche se la componente agonistica di questa specialità probabilmente é quantificabile in alcune migliaia di persone a livello nazionale, non ho dati certi. Le zone in cui é più praticata a livello agonistico sono certamente Liguria, Toscana, Emilia Romagna e Sicilia, anche se, con i suoi 8.000 km di coste, l’Italia é un paese potenzialmente molto forte.”

 

E in Europa?

“In Europa é la specialità marittima, assieme al surf casting, più praticata in assoluto. Dove c’é mare, in Europa, si fa canna da natante, anche a livello agonistico. Quando disputiamo il nostro Mondiale, mediamente ci sono 15/17 formazioni in lizza, nessuna delle quali si può più considerare come squadra materasso perché ormai tutti hanno tutto dal punto di vista tecnico, basti pensare che molte delle formazioni più forti pescano con attrezzi Tubertini, come i miei, quindi non parlerei tanto di nicchia. Sportivamente, a parte la nostra Nazionale che é vincente un po’ ovunque, quando il Mondiale si disputa in oceano le favorite sono Inghilterra, Olanda, Francia, Belgio… Quando siamo in Mediterraneo dobbiamo temere gli spagnoli, piuttosto che ancora i francesi ecc.

Anche la Croazia ha una Squadra molto forte un po’ ovunque, composta da giovani preparati e competitivi.”

 

Quindi, visto il livellamento tecnico generale, l’elemento di differenza é, oggi più che mai, la qualità dell’agonista…

“Beh, non sta a me dirlo ma è così. Anche per questo, visto che non é probabilmente lontanissimo il momento di un certo cambio generazionale, sarebbe opportuno provvedere a costruire il futuro sin da ora. In questi ultimi anni c’é stato un certo avvicendamento in Nazionale, anche se le colonne portanti sono rimaste le solite. Sono entrati ragazzi che si sono adattati velocemente ai sistemi di lavoro che hanno trovato e sono cresciuti molto, anche perché all’interno della squadra c’é molto scambio di informazioni perché il primo risultato a cui dobbiamo puntare é il Titolo per nazioni. L’individuale viene in un secondo tempo.”

 

Quando sei entrato in Nazionale, Marco? In questi anni é cambiato il modo di vivere la maglia Azzurra, il clima interno?

“La mia prima maglia azzurra l’ho vestita nell’ ’86 ed il primo Mondiale l’ho disputato nell’ ’88. Il clima interno, tra gli atleti, é andato migliorando negli anni, certamente. I problemi per la Nazionale sono spesso al di fuori della Squadra, con i dirigenti federali. Spesso siamo inascoltati o addirittura subiamo decisioni penalizzanti, talvolta anche banali. Ti faccio il primo esempio che mi viene in mente: perché debbo andare in trasferta per un Mondiale e cambiare due alberghi in dieci giorni, con tutta l’attrezzatura che abbiamo al seguito? E questa è solo una di tante “bischerate” che sono successe in tanti anni! “

 

Approfitta di questa occasione per dare un consiglio ad un ipotetico, nuovo dirigente del Settore disposto ad ascoltarti…

“E’ una delle domande a cui rispondo più volentieri! Innanzi tutto questo dirigente dovrebbe essere scelto dal Presidente federale badando alla qualità del dirigente e non ad altri fattori. Il prescelto dovrebbe fare l’interesse degli agonisti, dovrebbe ascoltare gli agonisti facendosi loro portavoce e non decidere di testa propria, magari anche contro le indicazioni degli agonisti. Il dirigente dovrebbe capire che lui é in quella posizione per essere al servizio degli agonisti e non il contrario!”

 

Secondo te, gli agonisti della canna da natante hanno delle mozioni comuni o sono invece divisi su molte questioni o, peggio ancora, non fanno sentire la loro voce nelle sedi preposte, come capita ad esempio in altre specialità come il colpo ecc?

“Le occasioni di far sentire la nostra voce non sono tante e quando capita spesso gli agonisti non si confrontano con i dirigenti, tacciono. Ma non tutti, alcuni parlano, e con cognizione di causa, ma anche questi pochi non sono ascoltati. Bada, parlo di persone che non lo fanno per tornaconti personali ma solo perché hanno a cuore la disciplina ed il suo futuro, hanno a cuore che i praticanti aumentino e non calino, perché quando cala anche solo un tesserato, per la Federazione é un insuccesso! I nostri sforzi e quelli della Federazione dovrebbero essere mirati a portare soddisfazione agli agonisti, affinché vi siano campi gara validi, regolamenti idonei, buone catture, tutto quanto serve affinché l’agonista, a fronte dei sacrifici che compie, abbia soddisfazione dalla pratica del suo sport. Nel momento in cui gli si complica troppo la pratica della sua disciplina, l’agonista molla la presa e se ne va. E quando perdiamo un agonista, cercare di recuperarlo diventa oltremodo difficile! Il dirigente dev’essere al servizio degli agonisti, deve sentirli e analizzarne i bisogni comuni, magari proprio quelli riportati dagli agonisti di alto livello, che sono quelli che meglio conoscono i bisogni del movimento. Oggi questo non succede!”

 

Conosci molto bene la tua disciplina: secondo te l’agonismo della canna da natante ha un futuro o no?

“Il futuro di questa specialità, come di tutte le altre, dipende dalla caratura della dirigenza. Se la Federazione opererà nel modo giusto, la canna da natante avrà un futuro ed il giusto ricambio, a tutti i livelli, e saremo sempre competitivi. Ma se l’azione federale continuerà in questa direzione e le persone che oggi si adoperano per organizzare molto di quello che si sta facendo mollano, il destino della canna da natante é segnato.”

 

Continuo a punzecchiarti perché ti sento bello “tonico”: domani mattina diventi Responsabile del Settore Mare per un giorno, cosa fai?

“Caccio via tutto lo staff del Settore e nomino dirigenti tutti ex agonisti della specialità, in modo da creare un clima ideale per lavorare per il futuro. Bada, non ho parlato del Presidente Nazionale, che stimo e al quale, con i suoi pro e contro, riconosco di lavorare molto per la Pesca Sportiva. Lui non lo toccherei! Il suo grosso problema é che si circonda di collaboratori, nel Mare, che non fanno nulla per la Pesca Sportiva!”

 

In questa intervista ti ho sentito piuttosto contrariato con la Nazionale e l’ambiente federale. Hai mai pensato di mollare? Almeno la maglia azzurra?

“E’ vero che sto meditando da un po’ di tempo di lasciare la Nazionale, non so quando capiterà ma so sicuramente il motivo: sono stanco di dover combattere sempre affinché tutto sia fatto nel migliore dei modi! Sono troppi anni che succede; nell’ambiente della canna da natante i garisti sono scontenti di molte cose ma ne parlano sempre dietro le quinte e mai ai dirigenti, che ascoltano poco e comunque fanno sempre come pare a loro, anche contro la volontà di quegli agonisti che, come il sottoscritto, li consigliano per il bene della specialità. E’ palesemente chiaro che alla Federazione interessa maggiormente la pesca al colpo, ci sono migliaia di esempi che potrei fare per dimostrarlo ma ne voglio citare uno soltanto, l’ultimo: proprio poche settimane fa sono stati scelti degli atleti della nostra Federazione per essere ricevuti dal Presidente della Repubblica Mattarella, tra questi 4-5 atleti mancava proprio colui che ha vinto più di tutti in tutta la storia della Federazione, il sottoscritto. Probabilmente sono poco gradito a qualcuno per il mio modo di difendere la canna da natante e dire sempre la verità, ma non capisco perche non sia mai stato, e sottolineo mai, insignito con un giusto riconoscimento Alberto Marchi, C.T. della Nazionale italiana di canna da natante dal 1990 ad oggi. Marchi è il C.T. più titolato della Federazione ma troppo spesso dimenticato. Forse perchè è della canna da natante… Se l’acqua fosse stata meno salata e più dolce, sicuramente Alberto dal Presidente Mattarella ci sarebbe stato! Non voglio dimenticare Anthony Giacomini, 21 anni, tre volte campione mondiale under 21 individuale di canna da natante, entrato nella Nazionale seniores nel 2015 con cui ha esordito con la vittoria a squadre nel Mondiale e quarto assoluto nell’individuale. Diciamo che per essere ricevuti dal Presidente Mattarella c’erano tutti i presupposti: la “leggenda” della pesca, il dirigente più titolato e il giovane più titolato oltre che futuro di questa disciplina! Evidentemente, però, c’è troppo sale nelle nostre vene ma a noi va bene così: il sale ci alza un pò la pressione ma ci rende sicuramente più buoni!”

 

Marco, tu hai vinto tantissimo, tutto, più volte. Hai ancora degli obiettivi da raggiungere?

“Sempre! Fino a quando non smetterò io cercherò sempre di migliorarmi, di crescere e darò sempre il 110%. Quando fai una cosa che ti piace, che ti da soddisfazione, non puoi fare diversamente.”

 

Come vogliamo chiudere questa lunga chiacchierata Marco?

“Credo sia giusto chiudere ringraziando la mia famiglia di sangue, quella di Livorno, e quella acquisita, Lele, Glauco e tutta la Lenza Emiliana, perché pescare per la Lenza Emiliana Tubertini non significa solo pescare per una società di pesca ma essere parte di una grande famiglia. E io ne sono orgoglioso!”

 

Cuore toscano e DNA da campione. Signori e signore: Marco Volpi!

 

Angelo Borgatti