SIMONA POLLASTRI: LA LEGGENDA CONTINUA…

Parlare di leggenda, riferendosi ad un’atleta che può vantare un palmares fatto di 13 Scudetti italiani oltre a vari Titoli mondiali, individuali ed a squadre, non é certo azzardato, come nel caso della Signora della Pesca Sportiva italiana, Simona Pollastri.

Non me ne vogliano le altre nostre ragazze dell’agonismo colpo, che tante soddisfazioni ci hanno dato in questi anni anche a livello internazionale, ma ritengo che una chiacchierata “speciale” con l’atleta modenese sia quasi d’obbligo, a pochi mesi dall’inizio della nuova stagione agonistica, non solo per parlare dell’ultimo Alloro nazionale vinto lo scorso autunno ma anche per fare il punto sullo stato della pesca agonistica al colpo “in rosa”.

La Pollastri, che nelle ultime due stagioni ha patito anche problematiche personali per fortuna oggi risolte, non ha mai fatto mancare sui campi gara italiani la sua presenza e la sua carica agonistica, continuando a raccogliere i frutti di una classe sportiva di altissimo livello abbinata ad una esperienza ultra ventennale. Negli anni Simona ci ha fatto conoscere anche il suo carattere, sempre diretto, a volte scomodo ma consapevole di metterci la faccia. Anche questo ha contribuito decisamente a creare il ‘personaggio’ Simona Pollastri, la leggenda…

 

Simona, sono trascorsi oltre tre mesi dal tuo 13° Titolo nazionale, gli echi si sono spenti, aspettiamo l’inizio della stagione 2018… Ma cosa vuoi dire di un 2017 che per te non é stato facile?

“E’ vero, nell’anno appena concluso ho avuto alcuni problemi di salute che mi hanno distolto, anche psicologicamente, dal mondo della pesca. A maggio ho subito un’operazione agli occhi ed il chirurgo, alla dimissione, mi ha prescritto un riposo assoluto, soprattutto senza pesca. Ma secondo te, cosa ha fatto la Simona? Dopo venti giorni avevo gli Italiani… Mi son fatta quattro giorni di prova, con 35° di temperatura, in Lama. Ho portato a casa un quarto ed un secondo, nonostante la domenica anziché un’antenna ne vedessi tre o quattro! I risultati mi hanno comunque rincuorato e credo di aver fatto due bellissime gare. Siamo poi andate a fare le due gare del Fissero, dove c’é stata quella piccola polemica sull’uso esclusivo o meno di fouillis e ver de vase, una scelta che secondo me sarebbe stata congrua, soprattutto nell’ottica di far usare certe esche anche a chi non ne ha molta confidenza e quindi ne avrebbe potuto ricavare un’esperienza preziosa per la crescita tecnica. Così non é stato ma non importa, ormai. Io scelsi di fare la peschetta delle plaquette, una modalità che mi piace molto e, nonostante abbia gareggiato con un occhio e mezzo, praticamente, ho fatto due terzi. Il finale di Campionato lo abbiamo fatto con un week end a Corbara, in cui la pesca regina é quella all’inglese, la tecnica che preferisco. Nella prima prova sono capitata esterna, alla Casa Diroccata, un picchetto che, io non lo sapevo prima, é considerato terribile perché pieno di attaccatoi e con un fondale difficile da decifrare, infatti ci ho messo un’ora per sondare e trovare dove pescare. Alla fine, comunque, sono riuscita a fare l’assoluto di giornata con oltre venti chili di breme! Il giorno dopo le condizioni meteo hanno fatto rimandare la gara, giustamente, ed abbiamo completato le nostre gare in Idrovia. Durante le prove avevo inquadrato piuttosto bene la pescata sui gardon, di una bella taglia, fino a quando entravano i carassi, più lenti. Come faccio praticamente sempre, avevo preparato anche un paio di inglesi scorrevoli, perché penso sempre che se non si trovano pesci sotto, bisogna andarli a cercare lontano. Mi rendo conto che questo mio atteggiamento mentale é sempre meno condiviso dalle giovani leve, molto concentrate sulla roubaisienne ma poco propense ad accettare altre alternative. Il caso volle che in Idrovia, per la prima mezz’ora, nessuno prendeva nulla. Nulla. ho preso una delle mie inglesi ed ho iniziato a pescare a centro canale, dove ho trovato quattro carassi di quelli con ‘la muffa’, come dico io, pesci di grossa taglia e smaliziati. Quando ho visto che qualche pesce iniziava ad entrare sulla roubaisienne sono passata al ‘tubo’ ma già con un bel bonus in nassa ed ho completato la gara con quasi dieci chili di carassi. Questa mia ecletticità di adattarmi alle varie situazioni mi ha consentito di andare a vincere il mio 13° Scudetto.”

 

Complimenti Simona. Questa tua propensione all’uso dell’inglese l’ abbiamo vista diverse volte e tu stessa me ne hai parlato in diverse occasioni. Un caso per tutti il vostro Mondiale vittorioso di Firenze, alcuni anni fa, con Giampiero Barbetta come C.T. in cui la  tua ultima ora di gara ha dato il guizzo finale ad una grande Nazionale femminile per vincere il Titolo iridato, un’ora all’inglese fatta di grande determinazione, rabbia e concentrazione da parte tua, dopo tre ore difficilissime in un picchetto ‘maledetto’ in cui le alborelle non ne volevano sapere di entrare. Negli ultimi minuti hai trovato una bellissima Regina pescando all’inglese appunto, fosti una delle pochissime a provarci, che hai guadinato, stremata, proprio sul fischio di fine gara. Un apoteosi per te da parte dello stesso Barbetta e del pubblico alle tue spalle…

“Vero! Tu c’eri e mi hai fotografato proprio in quegli attimi, uno dei momenti più intensi nei ricordi delle mie gare mondiali… C’era Giampiero, un grande C.T, e una grande Squadra, su di un campo gara di grande tradizione come il Terrapieno di Firenze. Venendo alla pesca all’inglese, sono orgogliosa di avere nel mio bagaglio questa tecnica, che oggi é sempre meno usata. Ormai da anni la pesca é monotematica o quasi, incentrata sulla roubaisienne, e le altre tecniche sono pressoché sconosciute per molti, uomini e donne. Questo lo ritengo un errore, perché quando si va all’estero occorre essere competitivi con tutte le tipologie di canne, comprese le canne fisse, come successo alcuni anni fa quando Silvina Turrini vinse il suo Mondiale individuale, ad esempio.

SILVINA TURRINI

Ma Silvina é una delle poche che può vantare questa poliedricità e non lo dico come critica alle altre ragazze ma come constatazione del fatto che non si sta puntando al completamento del patrimonio tecnico di tutte le ragazze che praticano attività agonistica ma ci si focalizza solo sulla gara. E nel tempo questo rappresenterà un potenziale problema. Oggi, con l’evolversi delle attrezzature e dei regolamenti, non solo non si sa usare bene una fionda ma quasi neppure gettare una palla di pastura a mano, tanto usiamo il cupping kit…”.

 

Queste considerazioni aprono la strada a delle valutazioni su cosa sia il movimento femminile della pesca al colpo agonistica oggi in Italia…

“Le mie idee non vogliono essere lette come critiche fini a se stesse ma sono solo delle considerazioni sulla realtà di oggi. Ad esempio, quest’anno é stata tolta la prova a mulinello e questo limiterà la possibilità di cimentarsi con questi attrezzi a chi non lo ha potuto fare in passato, perché questa tecnica oggi é poco usata ma non per questo meno efficace, in certe situazioni. Ma all’estero, quando fai un Mondiale, può succedere di averne bisogno. Anni fa facevamo otto prove di Campionato Italiano e, ancora prima, anche un Club Azzurro; oggi il C.A. probabilmente non avrebbe senso, vista anche la nostra entità, ma un numero maggiore di prove di C.I. sarebbero occasioni di pescare ad un certo livello, magari con la presenza del C.T. Un tempo il C.T. durante le prove di C.A. dava indicazioni alle ragazze che magari erano più in difficoltà in certe situazioni, ti offriva consigli sull’uso di terre o esche, spunti tecnici, ecc. Oggi tutto questo si é perso.”

 

Tu, assieme ad Elvira Cevenini, Paola Pellegrineti, Paola Bettelli, Milena Camporesi, se non sbaglio siete le ultime rappresentanti, in attività, di quel movimento iniziale che ha caratterizzato la pesca agonistica femminile alla fine degli anni ’80. Facendo un ideale confronto con allora, cosa ti viene in mente?

“Iniziammo in circa una cinquantina ed eravamo sotto i riflettori di tutto il movimento. Oggi siamo poco più di venti ed oggettivamente ci sentiamo un po’ accantonate. Da alcuni anni alle nostre gare non é presente nessuno della Federazione, a parte il Delegato, che comunque é stato spesso cambiato e che non é un tecnico. Fino ai tempi di Barbetta siamo state abbastanza seguite e anche le scelte per la Nazionale venivano fatte analizzando le attitudini di ognuna in relazione al campo di gara su cui si sarebbe gareggiato, si facevano sessioni di preparazione. Negli ultimi anni questo non é accaduto.”

 

I numeri sono inequivocabili: un calo di oltre il 50% fa capire che qualcosa non ha funzionato. Secondo te quali sono i motivi? Non ci sono più ragazze che si avvicinano alla pesca agonistica?

“E’ difficile dire i motivi con esattezza…Sento parlare le ragazze di costi ma a pescare comunque ci andiamo ugualmente e le prove partono, ormai anche per molte di noi, al giovedì come per gli uomini; sento lamentele per le gare con fouillis e ver de vase, dimenticando però che se si usassero solo queste esche i costi non sarebbero molto diversi, perché con due/tre chili di terra e 1/2 lt di fouillis e poco altro si farebbe la gara; oggi usiamo caster, vermi, bigatti, pastura ecc e i costi lievitano per forza. Non capisco perché il Campionato italiano non eserciti più quel fascino di un tempo, anche perché ci sono tante ragazze che pescano, ne conosco diverse con cui ho iniziato un’amicizia sui social, ma non se la sentono di tentare l’avventura agonistica. Molte mi chiedono pareri e consigli ma non ci provano; qualcuna sostiene che sia inutile, tanto la Nazionale è già fatta e non ci sono grandi sbocchi…”

 

Francamente, questo mi sembra un alibi un po’ debole! Un Campionato italiano, per chi volesse iniziare, é una sfida più che degna per mettersi alla prova…

“Assolutamente d’accordo con te! E’ il medesimo argomento che porto io ma… Quest’anno le prime tre che salgono sul podio vanno in Azzurro, le altre saranno scelte tecniche. Vediamo se questa opzione sarà più stimolante.”

 

Lo scorso anno hai rinunciato alla Nazionale. Posso chiederti per quali motivi?

“Come ti dicevo, ho avuto dei motivi di salute, dovuti ad un intervento ad un occhio,  ed anche familiari che mi hanno limitato e per i quali sapevo di non poter rendere al 100%; così, con grande dispiacere e non poche lacrime, ti assicuro, ho scelto di non correre il rischio di compromettere la performance della Squadra e complicare le scelte del Capitano. Ma, lo ripeto, non é stato semplice…”

 

Se tu fossi, oggi, un Dirigente federale, cosa faresti per promuovere la pesca sportiva ed agonistica nel mondo femminile?

“Innanzi tutto cercherei di organizzare degli stage propedeutici e non selettivi, aperti a tutte coloro che vogliono provarci, senza vincoli o impegni particolari. Queste occasioni, magari promosse attraverso le Sezioni provinciali ed i social, potrebbero andare a scovare le praticanti che ci sono ma che non vogliono salire su di un campo gara. Le porterei sul fiume, magari assieme ai giovani, che hanno le nostre stesse problematiche di ricambio e farei far loro esperienza con agonisti di fama, in grado di trasmettere tecnica ed entusiasmo. Va anche detto che il mondo della pesca, non solo femminile, é molto cambiato da quando abbiamo iniziato noi: hai nominato Elvira, Paola Pellegrinetti, Milena, Teresa Rossi, Stefania Conforto e qualche altra, ragazze che avevano tutte un passato di pesca pratica, spesso sul fiume, con una visione dell’agonismo molto diversa da quello odierno; facevano parte di un ambiente in cui il rispetto reciproco era comunque alla base di ogni rapporto, al di là delle inevitabili simpatie ed antipatie personali, un ambiente in cui la collaborazione e la solidarietà di genere erano ideali molto sentiti; oggi certi valori sono cambiati. Ti faccio un esempio: nonostante l’amicizia che poteva esserci tra di noi, io non mi sono mai permessa di entrare nel box di un’altra concorrente senza il suo consento, andare a sentire la sua pastura o altro; questo non perché ci siano dei segreti ma semplicemente perché c’era il rispetto verso l’altra; oggi questo é molto cambiato… Occorre innanzitutto ritrovare uno spirito che é scemato negli anni.”

 

ELVIRA CEVENINI

PAOLA BETTELLI

MILENA CAMPORESI

GIOVANNA PASOTTI

Sono dei  mesi scorsi alcune polemiche tra te ed alcune altre tue colleghe agoniste: tutto rientrato? Si può parlare di scontro dovuto anche ad un passaggio generazionale in atto?

“Si, ci sono state delle discussioni, anche accese, tra me ed alcune agoniste tempo fa, in seguito anche ad una tua intervista in cui espressi alcune considerazioni. Oggi, dopo un anno e tante polemiche, le cose sono rientrate e credo che ci si sia messa una pietra sopra. La riprova l’avrò con la nuova stagione agonistica alle porte. E’ vero che é in atto da alcuni anni un cambio della guardia, anche per motivi anagrafici, e forse non é semplice doversi confrontare con chi c’era prima e ha fatto determinate cose, come posso essere stata io ma non sol,  e la differenza di età e di visione delle cose possono essere motivi di frizione, ma questo, secondo me, non prescinde dall’ineludibile rispetto reciproco che deve essere alla base di ogni rapporto, a maggior ragione se c’é anche una differenza di età e, concedimelo, di esperienza.”

 

Un’atleta della tua esperienza e con un palmares come il tuo sarebbe una risorsa da sfruttare al massimo come volano propagandistico per qualsiasi Federazione sportiva, oltre che un capitale da impiegare al proprio interno, magari con un incarico tecnico. Hai mai accarezzato questa ipotesi? Potresti essere un ottimo C.T. della Selezione, con l’innegabile vantaggio di parlare ‘al femminile’ con altre donne…

“Io non sono un C.T. non lo sono mai stato e non lo voglio fare oggi, anche perché mi piace ancora tanto gareggiare; ma ho avuto tanti Capitani e so come ci si deve comportare, le mie esperienze mi hanno fatto maturare delle consapevolezze in questo senso. Potrebbe interessarmi fare il Responsabile del movimento femminile ma oggi é solo un’idea lì, in un angolo. Come ti ho detto, ho ancora molta voglia di gareggiare e, oggi che ho messo a posto alcuni problemi personali, mi sento ancora motivatissima e vogliosa di risalire anche nella Classifica di Rendimento.”

 

Mi fai la fotografia di un mondo, quello della pesca femminile, che sembra diventato molto crudo, difficile, in cui la parola ‘C.T.’ affiora spesso e il termine ‘amicizia’ sembra sconosciuto…

“Per fortuna il termine ‘amicizia’ c’è ancora, mi onorano della loro amicizia tante amiche e amici. Con Paola Pellegrinetti, ad esempio, coltivo un’amicizia pluridecennale, fatta di pescate, di gare, di sfide e di tanto altro; e non é la sola, per fortuna mia.

Con i C.T. che si sono susseguiti negli anni, ci sono stati logicamente rapporti differenti, non solo in relazione a caratteri e periodi storici, ma anche in conseguenza degli approcci che negli anni ci sono stati tra loro e le ragazze che si sono avvicendate nel giro Azzurro.

Non dobbiamo dimenticare anche le tante, brave agoniste che negli anni hanno abbandonato l’agonismo perché hanno perso lo stimolo o la credibilità nel  movimento; spesso non hanno smesso di pescare ma solo di gareggiare nel Campionato Italiano e questo dovrebbe far riflettere. Il C.T, chiunque esso sia, anche in questo senso può avere una parte di responsabilità per conferire attendibilità ed autorevolezza a tutto il sistema dell’agonismo femminile, deve essere competente ma anche in grado di saper gestire il gruppo.”

 

I tuoi tanti Mondiali ti hanno portato in giro per l’Europa e qui hai anche stretto amicizie e rapporti con agoniste di vari Paesi. Secondo te com’é lo stato della pesca al femminile all’estero?

“Le inglesi sono molto attive, pescano tanto anche con gli uomini ed infatti arrivano quasi sempre nel Mondiale. Le ragazze dei Paesi dell’Est, che un tempo potevamo considerare facili da battere, oggi sono formatissime e gareggiano parecchio; le ungheresi, ad esempio, che sono allenate da Tamas, anche se non disputano un campionato nazionale, pescano spesso assieme al loro C.T. che le segue con continuità durante la stagione. Di altri Paesi non so molto, comunque vediamo che la competitività ai Mondiali si é molto livellata, segno che la crescita di molte Nazionali c’é stata.”

 

Simona Pollastri, oltre che agonista anche testimone  della grande evoluzione tecnica registrata nel nostro sport…

“Un’evoluzione innegabile ed enorme in tutti i settori, dalle canne alla minuteria, alle pasture per non parlare dell’uso delle terre. Ricordo che quando iniziai, nei carpodromi, pescavamo anche a 16 metri, con canne difficilissime da gestire; oggi con le 13 metri attuali é tutto molto più semplice. Tutto é migliorato; é anche aumentato il volume delle cose da portarsi al seguito, però… ma é lo scotto da pagare al progresso! Sotto questo aspetto io posso dire di essere stata molto aiutata nel mantenere il passo con l’evoluzione tecnica di questi decenni grazie alla Tubertini, con la quale collaboro da anni , e dalla vicinanza con i tanti campioni della Lenza Emiliana, di cui faccio parte, con grande orgoglio, da sempre. Vorrei chiudere questa intervista proprio ringraziando Lele, Glauco e gli altri ragazzi!”

 

Chiacchierare con Simona é come aprire un libro di racconti, alla cui trama ti appassioni via via di più ad ogni capitolo, come certe saghe di successo da cui si traggono film memorabili.

Ecco, questa ipotetica raccolta potrebbe proprio chiamarsi “La Signora della Pesca“, una serie che sta per inaugurare una nuova stagione…

 

Angelo Borgatti

(n.b.: le foto a corredo dell’intervista sono puramente indicative e raccolte da vari archivi, oltre che da quello personale della Pollastri; intento dell’autore é stato puramente quello di ricordare alcune delle protagoniste della storia della pesca agonistica italiana, senza nulla togliere a tutte quelle qui non ritratte.)

       

    

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