AMARCORD: IDENTIKIT DELL’AGONISTA

AMARCORD: IDENTIKIT DELL’AGONISTA

Con questo articolo inizia la rubrica AMARCORD, un tuffo nel passato dell’agonismo italiano trattato dalle riviste del settore di allora.
Iniziamo dunque con il primo articolo IDENTIKIT DELL’AGONISTA a firma del mitico Carlo Chines che venne trattato nel primo numero della rivista Pesca In che uscì nel mese di novembre 1986.

Oggi nella pesca agonistica si distinguono i match Winners dagli agonisti normali, nel senso che nel tempo si è formata una categoria di pescatori che hanno caratteristiche particolari che consentono loro di emergere e rimanere per lungo tempo ai vertici delle classifiche. Vediamo alcuni dei loro segreti.

Due aspetti della vita agonistica italiana: Adriano Fumagalli e Gabriele Tubertini impegnati corpo a corpo in una gara sull’alborella.

“Da 14 anni ho l’onore e la soddisfazione di guidare la nazionale italiana di pesca in acque interne, di organizzare le selezioni per la sua composizione, ma, nato pescatore, divenuto poi garista, cerco con questo nuovo ruolo di non diventare un burocrate della pesca, bensì di tenermi aggiornato, di continuare a pescare e di diffondere tutto quello che, girando il mondo, mi capita di imparare. Proprio questo è il bello della pesca “non si finisce mai di imparare“.

Nell’affrontare questo tema assai vasto, che cercherò di sviluppare in vari articoli su questa rivista, intendo proporre il mio discorso ai lettori in forma molto semplice, come se fossi a chiacchierare di pesca in mezzo agli amici in una riunione in una qualsiasi società sportiva.

Certamente, il primo problema che si pone è quello della levatura, della preparazione dei miei lettori. Se penso che mi leggeranno i vari campioni, gli argomenti che tratterò saranno spesso ovvi e di poco interesse.

Vi sono però gli innumerevoli amici che si avvicinano ora alla pesca agonistica e io sono quindi obbligato a rivolgermi anche a loro. Inoltre non è facile dire molto di nuovo sulle tecniche, le attrezzature, eccetera dopo tutto quanto è stato scritto in questi anni; semmai cercherò di organizzare i vari argomenti e di esporre il mio punto di vista su ciascuno di essi, inserendo le mie esperienze acquisite in campo internazionale.

Mentalità e doti di un agonista

Gli inglesi li chiamano “match winners”, i vincenti per antonomasia, coloro che sono nati per primeggiare, nella vita, nel lavoro, nello sport.

Anche nella pesca agonistica ci sono i match winners che, proprio perché si tratta di pesca, non vincono sempre, ma spesso.

E più o meno sono sempre gli stessi, alcuni sulla via del tramonto per l’età che corre inesorabile sono sostituiti da giovani emergenti, ma nel complesso si tratta di un numero limitato di uomini, in tutte le nazioni che ho avuto l’avventura di frequentare, sempre presenti nelle parti alte delle classifiche e nelle rappresentative nazionali.

Molti anni fa questi individui coincidevano o quasi con i “pescatori nati”, coloro cioè che avendo la pesca nel sangue riuscivano a catturare più degli altri magari senza saperti spiegare il perché.

Si trattava di pescatori istintivi che “fiutavano” il pesce e, pur dotati di attrezzature modeste quelle dell’epoca sfruttando la loro esperienza e il loro senso innato emergevano sempre sugli altri.

Quando nacque la “pesca sportiva” (ricordo che in Italia c’ho risale a poco più di 40 anni) questi individui furono subito i protagonisti della scena agonistica e riuscirono ad emergere sia in Italia che all’estero.

Lentamente cominciò l’evoluzione delle tecniche e delle attrezzature, fino ad uno sviluppo straordinario nell’ultimo decennio, con la nascita delle canne al carbonio, dei galleggianti più sofisticati, degli ami ultrasottili, delle pasture miracolose, eccetera tale che il “fiuto” del pescatore, sempre utilissimo, oggi non è più sufficiente a garantire la vittoria in una competizione agonistica ad alto livello.

Siamo cioè passati all’era del massimo tecnicismo anche nella pesca e con questo fenomeno è stato necessario fare i conti, adeguandosi, per rimanere ai vertici. Con ciò, non intendo affermare che non sia possibile svolgere dell’agonismo di minore impegno, io, anche per il ruolo che occupo, mi riferisco al “top” di questo mondo, è in ciò sono confortato anche dal confronto con i comportamenti delle nazioni più forti come Francia, Belgio, Inghilterra, dove al massimo livello non si parla più di pescatori dilettantistici, ma di veri e propri professionisti.

 

Quali sono, allora, le doti o gli “ingredienti” necessari per un campione di pesca agonistica?

Sulla base della mia esperienza, pur non potendo giurare sulla correttezza della successione in ordine alla loro importanza, ritengo che i seguenti siano i principali:

1 istinto di pescatore
2 esperienza
3 carattere
4 dosi fisiche
5 conoscenza di tutte le tecniche
6 qualità e quantità della attrezzatura
7 qualità delle esche e pasture
8 preparazione delle attrezzature
9 allenamento
10 mezzi finanziari
11 tempo libero e famiglia disponibile

Ho messo al penultimo posto il problema dei mezzi finanziari, per dare più valore alle doti tecniche e umane, ma, per certi aspetti, esso potrebbe anche essere messo al primo posto, perché è divenuto una condizione indispensabile anche se non sufficiente e in questo senso qualcosa si sta muovendo da parte degli sponsor, per favorire i club più impegnati, ma è sempre troppo poca cosa rispetto alle reali esigenze di un garista.

Infine, all’ultimo posto ho messo un argomento che può sembrare insignificante ma… chiedete informazioni ai garisti più navigati che non siano scapoli!

Una competizione è fatta da cento mini gare , in quanto se bisogna battere i concorrenti del proprio settore, bisogna anche non perdere d’occhio il risultato di squadra. Per questo spesso si pensa più ad un piazzamento nei primi tre posti, che alla vittoria individuale.

Vi sono quindi:
– 5 doti umane, individuali, soggettive: istinto, esperienza, carattere, doti fisiche, conoscenza delle tecniche,
– 4 doti tecniche: attrezzature, esche e pasture, preparazione, allenamento;
– 2 doti di “buona sorte”: mezzi finanziari e tempo libero.

Possedere tutte le 11 dote descritte è una utopia, credo per tutti, e non volendo favorire nessuna di esse, ma attribuendo a ciascuna un 9% delle qualità necessarie per avere il massimo, ciascuno di voi potrà verificare a quale percentuale appartiene il suo standard di agonista, tenendo conto che il massimo è dato da 9 x 11 = 99%.

Per aiutarvi a dare un posto in graduatoria a voi stessi e volendo evitare di dare giudizi su persone che conosco nell’ambito del top dell’agonismo nazionale, vi darò, come esempio, la valutazione su me stesso, come agonista, oggi.

istinto 6
esperienza 8
carattere 6
doti fisiche 5
conoscenza delle tecniche 8
attrezzature 6
esche e pasture 7
preparazione 2
allenamento 2
mezzi finanziari 7
tempo libero 3
totale 60%

Credo che se ciascuno comincerà con l’analizzare se stesso e farsi una pagella come la mia, potrebbe determinare il punto di partenza per un miglioramento negli aspetti ove ciò è possibile.

Si tratta ora di sapere esattamente cosa significano gli 11 punti citati; di dare cioè una definizione ad essi, alla quale fare riferimento.

E questo è ciò che mi propongo di affrontare nei miei articoli soffermandomi, ovviamente, su quelli di maggiore interesse e cioè su quelli tecnici della pesca agonistica.

Mi limiterò per ora ai meno impegnativi:

Istinto: Come già accennato, si tratta di una dote innata del pescatore, che gli consente di sentire il pesce e di adeguare a ciò la sua azione di pesca.
Sia nei giovani che negli adulti ho potuto riscontrare questa dote, la cui mancanza è difficilmente colmabile. Chi ne è privo, è destinato a rimanere un mediocre.

Esperienza: è certamente data dal numero di ore di pratica di pesca prima, di agonismo poi, nella più svariata gamma possibile di luoghi di pesca.
Ovviamente essa cresce con l’età, ma dato che con essa diminuiscono altre qualità come alcune doti fisiche (vista, riflessi, eccetera), potrei affermare che l’età ottimale per un garista di alto livello è compresa tra i 35 e i 45 anni, salvo eccezioni.

Carattere: a costituire il carattere ottimale per un agonista concorrono due tipi di componenti:

  • a favore del risultato di gara: determinazione, freddezza, orgoglio e ambizione, precisione e metodo, un pizzico di opportunismo;
  • a favore della sportività, lealtà, cordialità, disponibilità, educazione.
    È inutile sottolineare che entrambi le componenti sono indispensabili nella stessa misura, per appartenere degnamente al mondo dello sport.

Doti fisiche: prontezza di riflessi sveltezza, vista, forza, resistenza.

Mezzi finanziari e Tempo libero: Inutile definire tali doti esse devono essere tali che, impiegate nell’attività agonistica nel suo complesso, non arrechino disturbo agli equilibri necessari nella vita familiare e nel lavoro.