Vacanze sull’Adda: Mario Molinari prova sul suo amato fiume, i nuovi ami Kamasan in teflon.

Vacanze sull’Adda: Mario Molinari prova sul suo amato fiume, i nuovi ami Kamasan in teflon.

A volte si dice che le migliori vacanze sono quelle trascorse dietro l’angolo di casa, e mai questo detto è tanto vero quanto come nel mio caso.

Da quando mia moglie ed io siamo giunti alla terza età, ed al periodo della meritata pensione, abbiamo deciso di trasferirci a vivere, per gran parte dell’anno nel clima mite di Alassio, nella casa dei miei nonni materni.

La Liguria d’estate, è meta di un grande flusso turistico, e tutte le città rivierasche si popolano, specie in Luglio ed Agosto di migliaia di vacanzieri, rendendole parecchio caotiche e con un traffico, che non è per nulla facilitato dalla assenza, di una viabilità rimasta agli anni sessanta del secolo scorso.

Proprio per l’abitudine a godere di Alassio nei suoi dieci mesi perfetti per risiedervi, Maria Teresa ed io, anticipiamo il nostro contro esodo ai primi di Luglio, tornando in riva all’Adda, nella quiete di Pizzighettone, che d’estate, con l’aiuto di un po’ di aria condizionata nelle ore pomeridiane, è il luogo perfetto per attendere la riapertura delle scuole e tornare poi, ad inizio Settembre, a respirare a pieni polmoni i profumi della Riviera dei fiori.

Vista con l’occhio del pescatore, quando l’estate non è particolarmente siccitosa, l’Adda offre in questa stagione delle ottime opportunità per praticare il nostro sport preferito, in particolare se si dispone di una piccola imbarcazione per navigare verso tratti di sponda o spiaggette,dove con altri mezzi non si giunge più, vista la totale mancanza di aree di parcheggio nei sette chilometri di territorio del Comune di mia residenza, in area Parco Adda Sud.

Ieri, ad esempio, sono salito per alcuni chilometri verso il paesino di Formigara, in sponda cremonese, e dopo essermi imbattuto in un’ enorme stormo di cormorani intenti a fare colazione, in un tratto di basso fondale popolato del novellame dell’anno, ho fatto rotta verso una sponda molto profonda, nella speranza di trovare qualche pesce di taglia indigesta alla “peste nera”, e poter mettere alla prova alcune esche adatte ai nuovi ami Kamasan con occhiello, che WildFishing, ha da poco iniziato a distribuire nei negozi italiani.

Si tratta di tre serie di ami, che si avvalgono del trattamento del loro acciaio con PTFE: T911, T911 X STRONG ed ANIMAL FEEDER.

Il teflon, definito chimicamente come politetrafluoroetilene (PTFE), è un polimero sintetico interamente costituito da carbonio e fluoro, caratterizzato da un alto peso molecolare, e che al tatto offre una solida consistenza.

La compatibilità chimica del PTFE, combinata alle sue uniche caratteristiche fisiche lo rende il materiale plastico, più adatto a molteplici applicazioni.

Nel campo specifico della produzione di ami da pesca, il PTFE è da anni applicato a quelli di grandi dimensioni, dedicati alla cattura di grossi pesci di acque dolci e di mare.

Ora Kamasan, ha deciso di utilizzarlo per lo sviluppo di alcune serie di ami di ridotte dimensioni, specificatamente richiesti dal comparto della pesca sportiva ed agonistica.

Il principale beneficio del trattamento in PTFE degli ami in acciaio ad alto contenuto di carbonio, è la conservazione della qualità penetrante delle loro punte, che resta eccezionalmente affilata anche dopo un gran numero di catture.

I modelli disponibili per forme e dimensioni sono tre, e tutti prodotti senza ardiglione e con occhiello a cui collegare il terminale di lenza.

Per la mia giornata di pesca, ho deciso di mettere alla prova delle esche voluminose con il modello T911 del numero 10, montato ad “hair rig e quick stop”, ideale per porre all’amo sia dei Pellet Wafter di Ringers del diametro 8 mm., che cubetti di carne speziata e chicchi di mais.

Ho pasturato con un mix di pellet da due millimetri, mischiati ad un po’ di Boilie Crush di colore giallo, del mais e della carne a cubetti, comprimendo delicatamente il tutto in un pasturatore Open End da 40 gr., mettendo in pesca due canne, con alternanza di inneschi.

Il mais mi ha regalato un cavedano scampato alle orde di cormorani, mentre il pellet è stato gradito da una piccola e coloratissima carpetta. Su di un cubetto di carne è invece caduta l’ingordigia di un Clarius, che non ha smentito la sua fama di predatore.

Per questo modo di pescare a pochi metri di distanza dalla barca, calando la lenza con lanci sotto canna, per evitare troppo rumore d’impatto del Feeder con la superficie dell’acqua, preferisco sempre usare dei corti terminali da non più di quaranta centimetri, così da incentivare l’auto-allamaggio delle prede.

Ovviamente, vi consiglio di tenere la frizione del mulinello un poco aperta, per evitare che un grosso pesce possa rompere il finale dello 0.18.

Tra i recenti nuovi prodotti di WildFishing, ho trovato molto comode le scatole porta esche di Ringers, che grazie ai vari colori del materiale con cui sono prodotte, permettono un facile riconoscimento del loro contenuto.

Se qualche amico avesse ancora qualche giorno di ferie e decidesse di trascorrere qualche ora sull’Adda, si faccia vivo sul mio profilo Facebook e sarò lieto di accompagnarlo.

Alla prossima.

Mario Molinari

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