SUL PO A CACCIA DI BARBI


UN BARBO DEL PO NIENTE MALE


IL PO’ E’ PIENO DI GROSSI BARBI E DI BREME

Trent’anni fa sul grande fiume Po c’erano savette, cavedani, lasche e arborelle in quantità industriale. Oggi queste specie sono scomparse e al loro posto sono arrivati pesci alloctoni come siluri, breme, lucio perca, aspio e barbi spagnoli.
Pesci “stranieri” che si sono ben ambientai sul grande fiume italiano dove le profondità sono notevoli e la qualità delle acque è decisamente migliorata negli ultimi anni grazie alla realizzazione di depuratori.
Una volta andare a pescare sul Po significava partire alle due di notte ma solo per assicurarsi un posto di pesca tanti erano gli appassionati di pesca alla passata.
Oggi di pescatori ce ne sono di meno ma presto aumenteranno di numero se le condizioni di questo fiume tenderanno migliorare.
Avevo sentito parlare molto bene di questo fiume da alcuni amici i quali mi raccontavano di pescate straordinarie di barbi spagnoli e così alcuni giorni fa ho deciso di andare a fare conoscenza di questi pesci.
Sono proprio loro, i giganti baffuti, i protagonisti del mio itinerario sul fiume Po che ho realizzato il 1° novembre scorso.
Mi sono attrezzato di una canna bolognese da sette metri da “lotta dura senza paura” montata con mulinello robusto da passata montato in bobina con del filo del 0,18. Bagaglio leggero per insediarmi sulla sassaia che contraddistingue la sponda del fiume e oltre alla canna ho portato un robusto guadino, una grande bacinella per impastare 5/6 chili di pastura al formaggio, una sacca di tela per un chilo di bigattini, alcuni cartoncini di ami già legati per utilizzare come finali (lunghezza trenta centimetri del filo 0,16 e amo del 14) la nassa porta pesce e alcuni galleggianti di scorta di grammatura variabile da 6 a 12 grammi. Non è necessario avere gli stivali molto meglio dei buoni scarponcini da trekking per evitare cadute sulla scogliera fatta di sassi instabili.
Trovandomi nei pressi di Parma ho deciso di andare a pescare in un posto epico per la pesca al colpo a passata. Il tratto in questione è chiamato “la zanzara” in località Ragazzola piccolo paese della bassa situato tra Parma e Cremona.
Arrivo sul posto a giorno fatto, il freddo è pungente, e quando raggiungo l’argine mi rendo conto della maestosità di questo fiume. Una massa d’acqua imponente che scorre verso il mare creando continui vortici e mulinelli.
Faccio un buon fondo con palle di pastura che inserisco all’interno di una retina con un sasso dentro per renderla ancora più pesante.
Parto con una lenza da dodici grammi a passare sotto la punta della canna da sette metri.
Dopo mezz’ora niente. La corrente è notevole e la passata infruttuosa.
Ogni tanto vedo qualche pesce saltare fuor d’acqua vicino alla riva e così decido di rifare il fondo in una lanca vicino a riva dove la profondità è di 2 metri circa.
Pochi secondi di pesca è la prima affondata del galleggiante è rapida, un aspio di tre etti mi fa provare la prima emozione della giornata.
Prendo coraggio e alimento il fondo con bocce di pastura dura. Ma la lenza mi si incaglia tra i sassi sott’acqua e così strappo tutto. Rimonto un galleggiante da 6 grammi zavorrato con una sfera di piombo e una decina di pallini del 6. Ricarico cinque bigattini sull’amo del 14 e ripasso la lenza sulla zona di pesca trattenendo leggermente il galleggiante. Dieci secondi e la seconda affondata è immediata. La forza del pesce questa volta è notevole. La canna si curva come non aveva mai fatto prima. La lotta e la forza del pesce mi costringono ad impugnare la canna con entrambe le mani. La forza del pesce sott’acqua, che ancora non avevo immaginato quale fosse, mi costringe ad allentare la frizione – errore grave che si paga fisicamente perché il pesce, se riesce a prendere la corrente e la profondità al centro del fiume, ti costringe ad una dura battaglia fisica e si porta a guadino solo dopo una lotta estenuante.
Il braccio comincia ad essere indolenzito ma dopo dieci minuti di tira e molla vinco la sfida.
Lui ce l’ha messa tutta per liberarsi della lenza, ma alla fine il super barbo da 2,5 chili arriva a guadino.
Arrivano altre mangiate e nella nassa finiscono anche grosse breme che non hanno la forza del barbo ma che ti fanno comunque divertire e riposare.
Anche gli aspio, definiti i nuovi cavedani, attaccano l’esca con voracità tanto da riuscire a catturarne a fine giornata oltre cinquanta pezzi di taglia variabile da 100 a 300 grammi.
Ma sono i barbi spagnoli la vera attrattiva di questi posti. In tre/quattro ore di pesca tra barbi, breme e aspio l’ago della bilancia si ferma sui quaranta chili di pescato.
Roba da matti, in fiume non avevo mai fatto tanto pesce in così poco tempo.
Una pesca, quella sul grande fiume, per la quale servono braccia forti e macchina fotografica per immortalare le prede più belle.
Io l’ho fatto e giuro che presto ci ritorno.
Saluti a tutti da Alessandro e dai barbi del Po.

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