A pesca nell’Ombrone grossetano con gli amici maremmani

La decisione di fare un’uscita nell’Ombrone era maturata già nell’inverno scorso e lo scopo era quello di vedersela con i tanti cavedani che popolano il bel fiume toscano, meta molto ambita di chi ama dedicarsi alla pesca dell’astuto ciprinide.

L’idea era stata di Michele Batignani, maremmano doc, nonché rappresentante dei prodotti Preston, Korum e Sonubaits il quale, sapendo che non c’ero mai stato, voleva a tutti i costi farmi conoscere il campo gara di Istia d’Ombrone e nel contesto, grazie alle pagine di Match Fishing, farlo conoscere anche al grande pubblico, meglio se pescando a ledgering, così, tanto per dare una “spintarella” a questa tecnica che in Toscana stenta un po’ a decollare.

Ovviamente io avevo accettato con entusiasmo, anche perché la sola parola Ombrone aveva risvegliato in me ricordi vecchi di quarant’anni, quando ancora andavamo sul fiume in quattro in una cinquecento a pescare barbi e cavedani in corrente nell’acqua fino all’inguine con il sacco dei bigattini al collo e armati, udite udite, di avveniristiche nonché super flessibili canne telescopiche in fibra di vetro: le cosi dette “fiorentine” della NFT o della Olimpus dell’inimmaginabile lunghezza (nominale) di 9 metri………Che tempi, ragazzi.

Tornando ai giorni nostri, riguardo l’uscita maremmana, non restava che aspettare il momento giusto con il fiume in condizioni perfette e i pesci tutti lì, pronti ad aggredire le nostre lenze.

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Superfluo dire che se i pesci grossetani avessero dovuto sopravvivere con le nostre esche, a quest’ora sarebbero morti di fame dato che l’Ombrone è stato impraticabile, causa piene, per mesi e mesi. Poi è venuta la bella stagione (si fa per dire) e grazie al cielo a luglio siamo riusciti a trovare un giorno per la nostra benedetta pescata.

Ecco che, rivolta la macchina verso il mare, mi sono recato in terra di Maremma dove, presso il negozio Pescamania di Necioni Luca in via Emilia a Grosseto, c’era ad aspettarmi il buon Michele in compagnia di un gruppetto di amici intenzionati come noi a pescare con il feeder. Due saluti, qualche stretta di mano e poi via veloci verso il fiume, dove ci stanno aspettando gli altri.

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Il tratto di Ombrone adibito a campo gara è gestito dalla locale Sezione Provinciale FIPSAS per mezzo dell’opera volontaria di alcuni tesserati quest’anno impegnati a dover combattere contro avversità meteo eccezionali: rovesci e alluvioni, un nemico devastante ben più grande di loro che ha flagellato l’intero territorio impedendo di fatto, fino ad oggi, ogni intervento conservativo o di ripristino.

Frane e smottamenti hanno distrutto le sponde trascinando in acqua enormi alberi molti dei quali ancora da rimuovere.

Ciò nonostante quello che si apre davanti agli occhi, di chi come me lo vede per la prima volta, è un suggestivo spicchio di mondo dal quale, senza alcun impatto ambientale, è stato ricavato un bellissimo campo gara, incastonato in un ambiente ancora genuino e selvaggio …….. “Non han sì aspri sterpi né sì folti quelle fiere selvagge che ‘n odio hanno tra Cecina e Corneto i luoghi cólti”…….dove pescare può essere poesia.

I miei amici mi hanno detto che nell’Ombrone convivono in buon equilibrio clarius, barbi europei, carpe, carassi e cavedani, protagonisti quest’ultimi di avvincenti battute invernali, alle quali mi sono ripromesso di partecipare in futuro. Intanto però pensiamo all’oggi e cerchiamo di divertirsi il più possibile prendendo del pesce a briglia sciolta, per come ognuno più desidera.

Il Batignani mi ha fatto mettere accanto a lui, decantando quella posizione con la consumata arte del venditore e questo mi puzza un po’, soprattutto dopo aver visto che lui si è piazzato alla mia destra, stranamente proprio accanto a uno di quegli alberi trascinati in acqua dalle piene. Alla mia sinistra si è messo Enrico Castellani, un tipo simpaticamente taciturno di quelli che dicono tutto con le espressioni. A monte di lui c’è il Moscatelli, ormai affermato ledgerman di lungo corso e sopra ancora, vicino a un’altro albero in acqua, c’è Andrea Giannini una promessa del feeder fishing. Dietro invece, nell’importante ruolo di assistenti-sfottitori, ci sono Gionata Migliorini e Sergio Turcato controllati a loro volta da Gerardo Becariello, responsabile delle Acque Interne della FIPSAS di Grosseto e factotum del campo gara di Istia d’Ombrone.

Io e Michele inizieremo a pescare con una montatura tradizionale, costruita con un semplice running rig al quale attaccare un cage feeder della Korum e un finale Preston Reflo Power Line da 0,17, lungo una sessantina di cm. al quale è legato un amo serie PR 39, sempre Preston, del n° 14, robusto abbastanza per reggere carpe e clarius che nell’Ombrone raggiungono pesi di tutto rispetto. Unica differenza fra me e Michele sta nelle canne: mentre io ho montato una Preston C-series, canna da 12 ft., adatta a lavori pesanti, con un’azione inizialmente morbida e gentile ma dotata di una enorme riserva di potenza, Michele ha deciso di volersi divertire con le pieghe incredibili della sua Preston Competition Feeder da 11 ft., una canna costruita con un fusto sottile che le dona un’azione spiccatamente parabolica, adattissima per gestire prede robuste anche con finali sottili.

Anche il Castellani si affida a una montatura analoga, ma con il finale più corto (30 cm, circa) e più robusto (0,19 mm.). La sua canna è una Preston Dutch Master da 13,8 ft. (100 gr. reali di casting) nata per non concede niente alla malcapitata preda.

Il Moscatelli invece, seriamente intenzionato a far scricchiolare di brutto la sua Korum Neoteric XS da 12 ft., una canna rivolta a pesci dalla potenza esplosiva come i grandi barbi, i clarius e le carpe, ha pensato bene di avvalersi di un method feeder, così come Andrea Giannini, il quale però, volendo pescare con i bigattini incollati, ha deciso di usare un pellet feeder, adatto per essere utilizzato come un maggot method feeder.

A questo punto non resta che vedere quale sia l’impostazione migliore, o forse sarebbe meglio dire “la postazione” migliore visto che il Batignani, pescando vicino ai rami dell’albero, ha già iniziato a prendere dei clarius di 6/700 gr., così come il Castellani, con la sola differenza che, mentre Michele a ogni pesce si agita e sbraita elogiando le pieghe armoniose della sua canna, Enrico si limita a dei sorrisi serafici molto più eloquenti di tanto rumore.

Anche io e il Moscatelli prendiamo dei pesci ma sempre meno di Enrico, Michele e Andrea che, pescando forse troppo vicino ai rami di una pianta sommersa, tanti li aggancia ma molti li perde insieme a finali, montature e a…..delle sfilzate di moccoli da competizione, di quelli da utilizzare solo per le grandi occasioni.

Io da bravo ospite quale sono, anche se prendo meno pesce degli altri non avrei fatto storie, ma quando il Batignani ha incominciato a farmi ferocemente notare che me li stava mettendo anche nelle orecchie, allora ho deciso di reagire e siccome mi ero portato appresso le mie palline magiche, le Oozing Boilies, ultime nate in casa Sonubaits,  ho cambiato in fretta il finale, montandone uno con l’hair rig e ho iniziato a pescare con una di queste palline galleggianti al gusto “tutti frutti”, tenuta tre cm. sollevata da terra, grazie a un piombino stretto sul finale. Stessa cosa l’ha fatta il Moscatelli, innescandone una con il suo method feeder e i risultati si sono subito fatti vedere con delle carpe, magari non grossissime, ma frequenti che hanno iniziato a deliziare anche le nostre canne.

Le Oozing sono delle mini boilies da 10 mm. che rilasciano uno stupefacente alone di colore e sapore, letteralmente irresistibile per i pesci.

Ovviamente il Batignani non è rimasto fermo a guardare e subito è venuto a fregarmene qualcuna, per provare sul campo quel nuovissimo prodotto e se alla sua posizione “casualmente” scelta senza nessuna malizia, si aggiunge anche il vantaggio di un’esca del genere, ecco che il Michele della Preston ha iniziato di nuovo a mettermi pesci nelle orecchie.

La giornata è proseguita in un clima di festosa goliardia per il divertimento dei presenti e soprattutto di Gionata e Sergio, che da esterni non pescanti, potevano prendersi il lusso di sfottere, senza essere sfottuti, un po’ come fa il prete che ti “confessa” la moglie, senza che tu possa poi rifarti, “confessando” la sua.

In un’ambiente intatto, come il campo gara di Istia d’Ombrone, a nessuno di noi è venuto nemmeno in mente di mettere in acqua le nasse e ogni pesce è stato subito rilasciato, fotografandone solo qualcuno per la “stampa”, ma vi posso garantire che alla fine della giornata, se avessimo messo il pesce nelle nasse, le avremmo davvero riempite.

Mi avevano anticipato che in quel tratto dell’Ombrone c’è più pesce che acqua, ma io credevo fosse il solito modo di dire, per farmi prudere le mani e invece posso confermare che è vero. Quando si viene via da lì, perlomeno pescando a ledgering, fanno male le braccia.

Ormai è ora di andare, la strada per Siena non è lunga, ma a casa c’è la famiglia che aspetta per la cena e non sarebbe giusto far stare in ansia mia figlia e mia moglie, fin troppo comprensive nei confronti miei e della mia passione.

Come faccio sempre prima di andarmene, mi concedo un attimo per guardarmi intorno, cercando di assaporare i particolari di tutto ciò che mi circonda e mentre osservo il fiume scorrere nella bella campagna maremmana, in quella che è stata per secoli una malsana palude, dove vivere era molto più difficile che morire, mi viene in mente la supplica struggente di una giovane donna che tanto tempo fa perse la vita in queste terre: il suo nome era Pia, la Pia dei Tolomei, la quale vedendo Dante passare nel Purgatorio, dove lei era costretta, si rivolse a lui chiamandolo e piena di malinconia gli chiese di ricordare ai vivi la sua triste storia:
……” Deh, quando tu sarai tornato al mondo, e riposato de la lunga via,”……… “Ricorditi di me, che son la Pia: Siena mi fe’, disfecemi Maremma”………

Ecco qua, la nostra giornata nell’Ombrone si conclude nel migliore dei modi, con tanto pesce e qualche riflessione su cosa altro sia la pesca: se non un’emozione, “quell’emozione commossa” che non potrà mai limitarsi soltanto alla sterile cattura di un pesce, poiché questo non è che l’epilogo di quell’insieme di sensazioni “dolci-forti” che mi coinvolgono da quando ero ragazzino……..e forse è proprio questa mia debolezza che mi fa essere ciò che sono e non quel campione che vorrei.

Un saluto agli amici di Match Fishing da

Marcello Corbelli

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