La canna da Feeder…Un piccolo aiuto per il neofita

Erano i primi anni 90, quando iniziai a dedicarmi alla pesca a ledgering e lo feci perché questa tecnica era consentita nel Campionato Europeo delle Forze di Polizia, al quale avrei partecipato come detentore del Titolo Italiano, vinto nell’Arno a Firenze, dopo un’avvincente testa a testa con Roberto Corsi (il mitico Sandokan), uno dei più forti pescatori di quei tempi.

Da allora la pesca con il feeder mi è entrata nel sangue, coinvolgendomi sempre di più, anche se la mia passione e la mia esperienza hanno potuto alimentarsi solo di loro stesse, perché in quegli anni, il ledgering era visto dagli altri agonisti come il fumo negli occhi.

Oggi il feeder fishing è una realtà conclamata e sono tanti quelli che lo praticano, come tanti sono quelli che si stanno avvicinando a questa tecnica, con il rischio concreto (com’è successo a me a suo tempo) di farlo commettendo errori banali dovuti all’inesperienza.

Proprio per questo ho pensato che potrebbe tornare utile a qualcuno affrontare un po’ di argomenti tecnici, magari partendo dalla canna e cercando di analizzare le caratteristiche alle quali deve rispondere un buon prodotto, soprattutto se pensato per l’attività agonistica.

La canna

In primis, per non sprecare denaro, è molto importante metabolizzare il criterio per il quale la canna da ledgering, al contrario di quanto il neofita sia portato a credere, è molto più specifica di qualsiasi altra canna poiché, oltre a essere un perfetto ammortizzatore, una leva di lancio precisa e potente, deve anche essere un segnalatore specifico e sensibile.

Quindi, sgombrando subito il campo da possibili equivoci è bene sapere che questa tecnica non prevede canne all-round. Nel feeder fishing la canna è un attrezzo concepito per compiti precisi e potremo capirlo meglio prendendo spunto dai dettami della scuola d’oltre Manica, dove questa tecnica ha radici molto più profonde delle nostre.

Anche se a parer mio la pragmatica inglese rasenta talvolta l’eccesso, in questo caso semplifica molto la scelta, distinguendo le canne in tre distinte categorie: light, medium ed heavy; ognuna delle quali corrisponde a un rapporto ideale fra lunghezza e azione.

Questo significa che per “Light” si intende una canna lunga da 10 a 11 ft. (1 ft. = 30,48 cm.), molto sensibile e parabolica, indicata per lanciare pasturatori fino a 30 gr. entro i 25 mt., misura oltre la quale ne risente molto la precisione.

La “Medium” invece è in assoluto la canna più usata nei nostri campi gara; un attrezzo di lunghezza compresa fra 12 e 13 ft., capace di lanciare agevolmente e con precisione pasturatori fino a 50 gr. entro i 60 mt. e perfettamente in grado di gestire con successo qualsiasi ragionevole preda.

Le “Heavy” sono l’artiglieria pesante del feeder fishing agonistico; sono canne che vanno dai 13 ai 15 ft. e vengono utilizzate in particolari condizioni di corrente o la dove necessiti lanciare “roba pesa” a lunghe distanze, anche oltre 80/90 mt..

Con questi tre tipi di canne si possono affrontare tutti i campi di gara del territorio italiano e tanto per fare degli esempi concreti diciamo che le “Light” sono ideali per pescare i cavedani del Tevere a Umbertide o dell’Elsa a Granaiolo, ma anche le breme e i carassi della Fiuma o quelli del Cavo Lama e comunque adatte a tutte quelle condizioni di corrente lenta, dove dovremo utilizzare lenze leggere a corte distanze, fermo restando che anche con una “Light”, si possono tranquillamente giostrare pesci di qualsiasi taglia.

Le “Medium” sono canne perfette per il Brian, per l’Arno a Laterina, per il Tevere di Montemolino, ma anche per Ponzano Romano e Ostellato, sempre però rimanendo entro i 50/60 mt.. Ovviamente, essendo un po’ più potenti, sono meno adatte delle “light” nel gestire finali sottili, diciamo meglio se non inferiori a uno 0,11.

Le “Heavy” invece, sempre riferito all’utilizzo in gara, ci torneranno utili quasi esclusivamente a Ostellato, per lanciare dall’altra parte del canale pasturatori di 50/60 gr., oppure nel caso in cui dovremo pescare in corrente sostenuta, a canna alta, per lasciare meno filo possibile alla spinta dell’acqua.

canna

Il vettino o quiver tip

Le canne da ledgering che si trovano attualmente in commercio vengono di solito fornite con due o tre vettini di potenza diversa e contraddistinti da un valore misurato in once.

Tranne rare eccezioni, troveremo le canne “Light” corredate con quiver tips che vanno da ½ oz a 1½ oz., mentre le “Medium” avranno in dotazione altrettanti vettini di misure comprese fra 1 e 3 oz.; le “Heavy” invece vengono di norma equipaggiate con cimini da 2 a 4 oz. e per di più quasi sempre in carbonio perché più reattivo, dote molto importante nel “drop back bite” (rilascio sull’allamata), per quando c’è da pescare in corrente sostenuta, con la canna alta e la pancia di filo (bow).

La valore in once di un quiver tip corrisponde in teoria al peso nominale necessario per formare una curva di 90° fra l’apice del vettino e il suo corpo. Per la verità va detto che questo è un parametro quasi mai reale e quindi il consiglio è quello di scegliere solo in base all’esperienza tattile, tenendo conto che ogni canna ha la sua punta ideale, che poi è quella delle tre che meglio si adatta alle caratteristiche della canna stessa.

In campo agonistico i segnalatori delle canne da ledgering sono ormai tutti in carbonio o in fibra di vetro, ovviamente a pari spessore il primo è più rigido del secondo e questo dovrà influire sui criteri di scelta, mai però in relazione al peso che dovremo lanciare, poiché ogni vettino in fase di lancio è del tutto ininfluente, mentre sarà fondamentale valutare bene il pesce da insidiare, la spinta dell’acqua e quella del vento. In concreto, se scegliamo una punta morbida in condizioni di corrente sostenuta o di forte vento, la sua sensibilità verrà vanificata da questi elementi, mentre se utilizziamo un quiver tip troppo duro pescando pesci dalla mangiata delicata, sarà come non pescare affatto.

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Altre canne

Dopo aver sommariamente analizzato quello che serve per la pesca in gara, vediamo anche altre canne, o per meglio dire, azioni diverse e più mirate come ad esempio quelle destinate alla pesca in carpodromo, oggi molto praticata.

Per questo tipo di pesca servono attrezzi ancor più specifici, progettati per lavori estremamente gravosi e quindi con azioni spiccatamente paraboliche, ma potenti tanto da sfiancare nel minor tempo possibile anche pesci di grandi dimensioni. Questo genere di canne sono identificabili sul mercato come “Commercial” o “Carp”.

Sono canne in due pezzi, di misura compresa fra gli 8 e i 12 ft e hanno un calcio molto corto che le rende particolarmente maneggevoli in fase di combattimento.

Date le loro caratteristiche, questi attrezzi sono assolutamente inadatti a lanci lunghi o di precisione, ma non hanno uguali nella pesca in velocità e anche con il method feeder o il pellet feeder, due tecniche estremamente catturanti e divertenti.

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Qualche utile consiglio

Conclusa questa rapida carrellata riguardo gli strumenti necessari per avviarsi al feeder fishing, non resta che scegliere quel che più aggrada, senza mai però dimenticare che la canna da ledgering è una vera e propria protesi sensitiva che deve interagisce con noi a tutto tondo e quindi, cercando di evitare gli specchietti per le allodole, scegliete sempre con molta calma le vostre canne, meglio se facendovi guidare da un amico più esperto.

Acquistare i prodotti del vostro marchio di fiducia, ma prendete solo quello che serve davvero, facendo tesoro della dottrina del “poco, ma buono” e soprattutto quando avrete preso confidenza con i vostri attrezzi, non cambiateli con troppa facilità perché con la canna da feeder ci deve essere feeling. Non si possono lanciare con precisione 50 o 60 gr. a 90 mt. se non si conoscono perfettamente le potenzialità e le caratteristiche di una canna, così come sarà molto difficile azzeccare la ferrata sul flebile accenno di una grossa breme o di un astuto carassio, se non sappiamo bene come reagisce il nostro vettino.

Oggi nei nostri negozi possiamo trovare un vasto assortimento di canne da ledgering, dove il prodotto inglese la fa ancora da padrone, ma non credo che sarà così ancora per molto perché la “new age” del feeder fishing ha stuzzicato non poco le più importanti aziende italiane e c’è da dire che quando le nostre imprese decidono di scendere in campo, lo sanno fare certamente molto, molto bene.

Io, nel mio piccolo, ho il privilegio (e il vanto) di collaborare con i tecnici e i designer della Colmic per quanto riguarda lo sviluppo di una nuova linea di prodotti specifici interamente dedicata al feeder fishing e posso dire che lo staff dirigenziale del prestigioso marchio fiorentino sta riversando importanti risorse nella realizzazione di questo progetto, con particolare riferimento alle canne, che vuole siano di altissima qualità e molto curate anche nell’estetica, per come si addice all’eccellenza dello stile italiano.

I nuovi prototipi delle canne in embrione sono stati “coniati” su specifica richiesta di Andrea Collini e Jacopo Falsini e sono letteralmente avveniristici, sia nei materiali che nella loro azione meccanica tanto che, una volta sul mercato, sono sicuro che faranno scuola.

Per comprensibili motivi aziendali, non entro troppo nel particolare e quindi mi limito a dire che quelle allo studio sono due serie di canne concepite per compiti diversi e dai test svolti in laboratorio emergono delle caratteristiche mai riscontrate finora in prodotti analoghi,

La prima è una serie di canne espressamente progettate per rendere più agevole la pesca a distanza, dove l’obiettivo di ricerca è la massima precisione nei lanci estremi. L’azione è di punta, ma i prototipi (due), in entrambe le misure, si dimostrano capaci di scaricare le forze, ripartendole progressivamente lungo il fusto grazie alla sapiente distribuzione dei materiali e delle resine. Con queste canne sarà possibile “sparare” lontano pesi di tutto rispetto, pur conservando la sensibilità per vedere a 80-90 mt. gli accenni dei piccoli pesci.

All’altra serie in esame è invece demandato il compito di affrontare la stragrande casistica di gara e cioè, tutte quelle condizioni di acqua lenta in canali o fiumi di larghezza standard dove necessitano le classiche “Ligth” e “Medium”, con la differenza però che Colmic per costruire queste canne ha impiegato materiali ad alta resistenza, ma reattivi come corde di violino, in grado di garantire una precisione chirurgica e un’azione parabolico-progressiva, ma di avere allo stesso tempo il giusto nerbo per opporsi, assecondare e gestire con successo le fughe di qualsiasi ragionevole preda.

Per il momento mi fermo qui, senza sbilanciarmi più di tanto, perché non voglio avventurarmi in materie tecniche e progettuali che non conosco, ma vi prometto che torneremo presto sull’argomento e non solo per quello che riguarda le canne.

Nel frattempo accontentatevi del breve servizio fotografico che segue…

Un saluto a tutti gli amici di Match Fishing da

Marcello Corbelli

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