Sul fiume Bidente in inverno

Quando arriva la stagione invernale, il pescatore che ama il fiume e la pesca alla passata rallenta le uscite, pioggia e freddo inibiscono oltre ai pesci anche noi pescatori, però anche in questo periodo qualche bella giornata si può trovare.

Mi ricordo una frase che usava sempre un amico,”con il freddo mangiano i più grossi“, che in realtà non so se sia proprio veritiera, ma che un senso potrebbe averlo considerando che il freddo rallenta il metabolismo dei pesci ed i più piccoli sono i primi ad accusarne i sintomi lasciando spazio a quelli di taglia maggiore che al contrario hanno bisogno di incamerare più calorie possibili per affrontare i rigori dell’inverno.

Comunque vero o non vero, al ricordo della suddetta frase ho sempre pescato anche in pieno inverno realizzando oltre a qualche raffreddore ottime catture.

Ho scelto per questa pescata uno dei tanti posti del fiume Bidente, popolato da barbi e cavedani, è quello chiamato “cava delle lastre” nella zona compresa tra Santa Sofia e Civitella in provincia di Forlì e Cesena.

Il nome stesso del posto indica la conformazione del letto del fiume che è caratterizzata da lastre di roccia lavorate dallo scorrere dell’acqua, in questo ambiente il barbo è il re incontrastato.

Pescando i barbi in questi posti, la prima regola è di non partire con il filo sottile, uno 0,12 per iniziare può andare bene, per pesci fino ad 1kg, per poi passare anche ad uno 0,16 ed oltre quando i pesci sono in pastura e le mangiate si susseguono. La taglia dei barbi in questo fiume varia da pochi grammi ad esemplari anche di oltre 3 kg.

Cosa serve per capire qual’è la posizione migliore se non si conosce il posto?

Il senso dell’acqua, questa parola tanto decantata che differenzia un bravo pescatore da uno ottimo.

Il pescatore che possiede questa dote riesce a capire la posizione migliore guardando il colore dell’acqua, la zona più scura e profonda è perfetta, la velocità della corrente che suggerisce dove gettare la pastura fa si che il pesce si raduni nel punto in cui si vuole far lavorare la lenza.

Ma non solo, immagina dove il pesce preferisce sostare e lo insidia in questi posti.

Lo spot scelto mi permette di pescare ad un metro di distanza da una lunga lastra sommersa, immagino che sotto di questa si nascondano i pesci.

La scelta di posizionarmi lontano un mt. dalla lastra sommersa è dettata dall’esperienza, perché quando il pesce abbocca ho la possibilità di contrastarne la partenza evitando che il filo vada a toccare la roccia, anche se di diametro sostenuto il nylon in tensione al minimo contatto con l’ostacolo si taglia e il pesce se ne va con l’amo in bocca.

Riuscire ad avere la meglio su di un barbo superiore al kg in questo ambiente non è cosa semplice, la forza di questi pesci è incredibile e il torrente in cui vivono offre ad essi molteplici anfratti dove infilarsi cercando una via di fuga.

Inizio a pasturare in maniera misurata, pochi bigattini per manciata al ritmo di una ogni passata, la profondità è di circa due mt e la corrente non velocissima mi consiglia di montare un galleggiante da 0,30 gr.

Le abboccate non tardano ad arrivare, alcuni barbi di taglia media si lasciano “convincere” ad entrare nel guadino, questo è un buon segno, significa che nonostante l’acqua si è raffreddata c’è comunque una buona attività, ed io pescando con un finale dello 012 non ho grossi problemi fino a quando il segnalatore affonda in maniera decisa, è un attimo quello che intercorre tra il galleggiante che sparisce sott’acqua e la mia ferrata, e già con il pensiero sono al lavoro per decifrare in base alla piega della canna quale sia la taglia del pesce e come meglio agire per recuperarlo, lo stimo circa un kg, in questo stesso attimo il barbo ha raggiunto la lastra di roccia davanti a me e ci si è infilato sotto, non ho scelta canna parallela alla superficie e….tirare, con la speranza che la lenza non strusci la lastra.

In questi momenti oltre ad una buona tecnica ci vuole anche una buona dose di fortuna, infatti il pesce si gira ed esce da sotto la lastra, e dopo un paio di “girotondi” davanti ai miei piedi punta diritto in mezzo alle mie gambe, nel gergo calcistico si chiama tunnel, non è raro pescando con l’acqua al ginocchio che questo accada infatti già qualche anno fa mi successe e mi causò la rottura del sotto vetta, memore di ciò questa volta d’istinto chiudo le gambe, e sento il barbo cozzare contro il ginocchio, è fatta, stremato sale a galla ed entra nel guadino.

Un bel barbo di oltre un chilo, ne avrò catturati a centinaia di pesci così, però ogni volta è un’emozione nuova.

Mi rimetto in pesca, cambiando la lenza, la sostituisco con una di diametro più sostenuto, 16 diretto, con la speranza di agganciare un pesce più grosso, e devo dire che nonostante le abboccate si siano diradate molto riesco a portare a guadino altri due barbi superiori al kg.

Pesco radente il fondo con l’esca, un bigattino appuntato su di un amo senza ardiglione del 20 della serie Y di Milo

amo y

un amo piccolo ma a filo robusto adatto a questo tipo di pesca, piombatura bassa una spallinata raccolta in 10 cm a circa 15 cm dall’amo, con il galleggiante semi annegato, in questo modo percepisco la minima segnalazione di abboccata, mentre penso che ormai spaventati i pesci si siano allontanati, noto uno strano movimento dell’antenna semi sommersa, ferro prontamente, e aggancio un’altro bel pesce, questa volta non è un barbo, lo sento dalla difesa, nonostante la canna sia molto piegata, la fuga del pesce è diversa, infatti dopo qualche minuto di lotta affiora uno splendido cavedano, del peso di 1,7 kg, questi pesci, difficili da catturare anche con finali sottili, presi con un filo dello 0,16 danno al pescatore la sensazione di pescare in maniera esemplare, e comunque sempre molta soddisfazione.

Sono quasi alla fine della pescata, il mio kg di bigattini sta infatti per finire quando un’altra affondata decisa mi fa scattare questa volta è lui, un barbo veramente grosso che punta sotto la lastra di roccia, la lenza dello 016 mi da una discreta sicurezza per cui tiro forte con due mani, niente da fare il filo nonostante sia abbastanza robusto cede di schianto rompendosi sopra al galleggiante ed il pesce se ne va con la lenza, pazienza, dopo un paio di secondi lo vedo saltare fuori dall’acqua a dieci metri di distanza, una, due, tre volte, incredibile un barbo che ad occhio è superiore ai 2,5kg che probabilmente agganciato fuori dalla bocca, si prodiga in quelle evoluzioni per liberarsi dalla lenza strappata. Più tardi mentre sono intento a rilasciare i pesci catturati vedo affiorare il mio galleggiante e con piacere deduco che il grosso barbo sia riuscito nel suo intento.

 

Pescare con ami senza ardiglione è molto importante non solo per i pesci ma anche per i pescatori, perché permettono un innesco perfetto, col quale si catturano più pesci.

Testo di Galeotti Davide , Foto di Ballani Dino, galeotti.d@matchfishing.it

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