Il re della scogliera

Preda dall’alto valore sportivo che non fa rimpiangere, neanche in tavola, specie di più alto lignaggio alieutico, il cefalo sembra egemonizzare molti degli scenari tipici della pesca da riva.
Testo e foto di Rino Scalzo

DSCN0492

Laddove con l’abbassarsi delle temperature la sua presenza è spesso confermata tra le darsene e le banchine portuali, con l’ingresso della bella stagione grossi banchi di muggini si portano a ridosso delle scogliere naturali e degli antemurali esterni costituendo in questo modo un target privilegiato per neofiti, garisti ed amatori evoluti.

DSCN0511

Questa abbondante presenza di vita, non deve però trarre in inganno in quanto questo pesce, già notoriamente difficile e guardingo, proprio in prossimità di ambienti aperti e relativamente incontaminati come quelli precedentemente citati pare concedere il meglio di se in termini di difficoltà alieutica.

Più sensibile di un sarago adulto, più lunatico di una spigola con la luna di traverso, più caparbio di un’orata che vuole tenere il fondo, il nostro amico muggine è in realtà un avversario piuttosto ostico che merita rispetto ed attenzione soprattutto nell’approccio di pesca.

DSCN1325

Adatto ad angler che ricercano una pesca profondamente tecnica fatta di astuzie, esperienza, tempismo e combattimenti mozzafiato sul filo di impercettibili bave, questo incontrastato re della scogliera cercato nelle giuste circostanze rappresenta davvero l’avversario ideale cui confrontarsi.

_DSC0976

Acque chiare

Largamente presente in prossimità di tutte le scogliere, muggini di specie diverse (gargia d’oro, labbrone ecc.) possono essere facilmente insidiati in presenza di fondali composti dall’alternanza di scogli e fango o laddove, degradando verso la scalumata esterna, i massi iniziano a dare spazio alla più morbida sabbia.

Una volta individuata la presenza di questa specie, la tecnica di pesca e di conseguenza l’approccio alieutico varierà sensibilmente a seconda delle condizioni ambientali e dello stato del mare.

Vista la natura del nostro target, pescarli in condizioni di acque particolarmente chiare costituisce ovviamente un valore aggiunto alla capacità tecnica dell’angler che dovrà in questo caso esprimere il massimo finanche in termini personali.

Oltre all’immancabile bolognese l’attrezzo più adatto a chi vuole mettersi alla prova è una 6-7 metri fissa che permetterà una notevole velocità di azione nonché una impareggiabile precisione nella ferrata a fronte però di una relativa capacità di contrasto delle prede più grandi.

DSCN0513

Vista la costante limpidezza dell’acqua buona parte del successo della azione di pesca sarà demandato alla realizzazione della lenza costituita da un madre di nylon dello 0,10-0,12 e perfezionata con il classico bracciolo a due ami, montati a forcella, lungo circa 50 o 60 cm. Per le misure degli uncini meglio restare fra il 18 ed il 22 mentre per il terminale sarà obbligatorio l’adozione di un filato leggerissimo di diametro compreso fra 0,06-0,09 al massimo.

Tutta la lenza sarà sostenuta dal solito galleggiante leggero e sensibile, dalle caratteristiche adeguate, nell’ordine di 1,0 gr -1,25 equilibrato in questo caso da una scalatura di pallini n° 9-10-11 che renderanno, rispetto alla torpille, la presentazione dell’esca più naturale.

Acque scure

Raramente presente durante la bella stagione, la permanenza di acque piuttosto scure determinerà una variazione della nostra azione di pesca che, in questo caso, si differenzierà in maniera sostanziale rispetto al classico inspessimento delle lenze e dei finali.

Tenendo conto dell’indole che caratterizza una specie grufolatrice come il cefalo, noteremo infatti che la maggiore protezione offerta da acque fortemente velate e la relativa presenza di nutrimento staccatosi dagli scogli, spingono i muggini a strettissimo contatto dei massi. In virtù di queste condizioni, le fisse medio lunghe con le quali insidiavamo i pesci lasceranno allora il posto ai frustini classici per la pesca di velocità che dovranno supportarci in un’azione di pesca più rude e dinamica.

DSCN0521

Lenza madre dello 0,14-0,16, allora, supportante il classico schema terminale con due braccioli a forcella accorciati fino a 35-40 cm ed ami dal 16 al 20 su nylon tra lo 0,11-0,13. Maggiorata ovviamente anche la portata dei galleggianti (1,50-2 gr.) che dovranno contrastare un certa quantità di risacca, questa volta preferiti nelle forme più raggruppate in grado di sostenere meglio il deciso movimento d’acqua.

Una piccola modifica in questo caso riguarderà la piombatura, maggiormente concentrata in considerazione delle asperità e delle difficoltà oggettive del luogo di pesca, costituita da un equilibrato mix di torpille e pallini spaccati o da un bulk di styl lievemente degradante verso il finale.

Francese…tutto fare

Oltre all’immancabile aroma di sardina, mirando ai cefali presenti in scogliera, fondamentale risulterà l’apporto di inneschi chiari, morbidi e svolazzanti come possono essere quelli proposti a base di pane francese. Eccellente nell’impiego sia con la fissa che con la bolognese, in virtù delle sue caratteristiche di collosità e resistenza sull’amo quest’innesco ben si presta ad essere lanciato anche con una certa decisione o proposto per esplorare le fasce d’acqua medio profonde.

_DSC0924

Meno appetito dalla onnipresente minutaglia rispetto alla classica polpa di sardina, il pane francese risulta altresì altamente efficace in tutte le condizioni meteo spaziando da una bella scaduta estiva, allorquando un residuo di mare morto si frange lentamente creando rigiri d’acqua ed una discreta fascia di schiuma che quando la superficie del mare appare immota e tranquilla.

DSCN0485

In ogni circostanza infatti l’azione erosiva ed il relativo turbino della seppur minima corrente contribuiranno all’unisono a sfaldare lentamente i bocconi producendo una sorta di autopasturazione che insieme ai chiari toni dell’esca rende questa specifica tipologia di innesco veramente eccezionale.

Brumeggio….truccato

Approcciando la scogliera nei periodi che precedono l’inizio delle’estate, il brulicare scomposto di molti pescetti del sottoriva come castagnole, latterini e boghette, renderà spesso difficile la corretta azione di pesca. Richiamati dal brumeggio necessario per riportare i muggini presso la nostra postazione, queste ultime specie infatti sono solite concentrarsi in fitti ed affamati banchi in grado di rendere praticamente impossibile ogni tentativo di cala dell’esca.

Per raggiungere il fondo con gli inneschi ancora intatti ed incannare qualche combattivo cefalone, si potrà allora ricorre ad un piccolo trucco giocando con la consistenza della pastura.

_DSC0311

Premettendo di proporre una pasturazione a base sfarinata, ad inizio pescata inizieremo con il confezionare quattro o cinque grosse palle delle dimensioni di un’arancia impiegando per questa operazione un composto un pò più bagnato e grasso del normale.

_DSC0576

Fortemente compresse e magari addizionate con elementi “di peso” come il ghiaino a grana fine o il quarzo queste bombe odorose, parimenti a quanto fatto nella pesca al colpo, serviranno per creare un fondo di richiamo a lento rilascio.

In grado di giungere sul letto marino praticamente come un sasso senza lasciarsi dietro la benché minima “fumata”, le nostre pallette una volta a destinazione inizieranno una lenta fase di scioglimento, favorita dall’inserimento dei grevi materiali di cui sopra, fino a formare un attrattivo letto di cibo.

P1130723

A questa fase iniziale, necessaria per richiamare nei pressi del fondo i cefali senza insospettire minimamente la minutaglia, affiancheremo durante tutto lo svolgersi della pescata una sorta di azione diversiva proponendo praticamente ai piedi della nostra postazione dello sfarinato leggero e poco bagnato che avrà il compito di distrarre ed attirare i nugoli di sciamanti pescetti lontano dall’effettiva zona di pesca.

Box – Cave… in spiombata

Pescando nelle immediate adiacenze del fondo, soprattutto in condizioni di acque particolarmente chiare, capita spesso che la mangiata dei muggini risulti particolarmente delicata.

_DSC0961

Finanche impiegando bave sottilissime, infatti, i nostri sospettosissimi avversari avranno spesso il tempo di valutare per bene il boccone guardandolo con attenzione ed aspirandolo solo parzialmente per saggiarne le caratteristiche organolettiche.

_DSC0964

In questi casi ci troveremo spesso di fronte ad una buona serie di mangiate in spiombata, condizione cui fare fronte con l’impiego di sugheri ben tarati in grado di segnalarci anche la “mancanza” di un semplice pallino del n. 9.

_DSC0969

Per evidenziare al meglio il tutto non guasterà, mare permettendo, affogare fino alla base un galleggiante fornito di antenna cava, la cui positività intrinseca mostrerà ancora meglio cosa sta accadendo dall’altra parte della lenza.

P1130175

_DSC0923

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *