Il Wwf dice sì alla mattanza delle nutrie. “Vanno fatte sparire dall’Italia!”

Dalla pagina del notiziario on line CESENA TODAY abbiamo appreso una buona notizia.

Finalmente, dopo tanti anni, qualcuno si è accorto che questi piccoli roditori “immigrati” dal Sud America nel nostro Paese nel primo dopoguerra, le nutrie sono attualmente piuttosto diffuse nel nostro Paese e, purtroppo, “prese di mira” a causa di presunti problemi di natura igienico-sanitaria, ma anche per una convivenza a volte difficile con gli agricoltori, che lamentano danni alle colture dovute proprio alla loro presenza.

E’ una specie tra le 100 a rischio più invasive al mondo, molto prolifiche e noi pescatori le conosciamo bene perchè i nostri laghi, fiumi e canali sono ben popolate da questo roditore.

I danni sono pesanti; le grotte tana scavate negli argini hanno causato frane e minano la sicurezza idrogeologica del territorio stesso.

Gli argini dei nostri canali del ferrarese, ma ormai il problema è riscontrabile in tutta la penisola, sono diventati una groviera ed è capitato che qualche pescatore sia finito in acqua per via dello smottamento dell’argine.

Il Wwf di Cesena dice sì alla mattanza delle nutrie.

“Vanno fatte sparire dall’Italia!”

Sulle modalità di soppressione:

“E’ opportuno che i metodi di soppressione siano indolori e a norma con le leggi vigenti, in alcuni casi si è adottato il cloroformio, ma non è poi detto che un’arma da fuoco sia più indolore di altri strumenti”“

l presidente del Wwf Ivano Togni interviene sull’abbattimento delle nutrie che suscita reazioni contrastanti su facebook.

Spiace contraddire gli amici dell’Enpa ma la Nutria è una specie alloctona invasiva che costituisce una seria minaccia per altre specie animali autoctone ed in generale per la nostra biodiversità, pertanto è una specie da eradicare su tutto il territorio nazionale.

L’impatto negativo che la nutria provoca sulle biocenosi vegetali e animali è ormai accertato e non avendo ancora causato effetti irreversibili, a maggior ragione si rende opportuno adottare strategie di controllo che tendano a limitare in maniera efficace la sua diffusione e la sua consistenza numerica.

Il problema della Nutria sta appunto nel suo impatto sugli ecosistemi che frequenta: le sue tane provocano l’indebolimento degli argini e, alimentandosi della vegetazione palustre, causa la scomparsa di alcune specie vegetali (Ninfea, Canna di palude, Tifa, etc). Inoltre questa specie è responsabile della distruzione di nidi e della predazione di uova e di pulli di uccelli che nidificano a terra (Germano reale, Gallinella d’acqua,Cavaliere d’Italia, Folaga etc).

Nelle nostre zone non ha antagonisti naturali, a differenza di quanto avviene nei paesi d’origine, dove i caimani rappresentano i principali predatori.

Questo, assieme alla particolare prolificità, tipica dei roditori, ne fa un animale in aumento numerico notevole”.

Quindi noi riteniamo sia prioritario salvaguardare una Folaga o un Cavaliere d’Italia perché le specie che dal punto di vista biologico ed evolutivo si sono adattate a vivere in un determinato ambiente (dove interagiscono con altre specie animali e vegetali) sono infinitamente più importanti della Nutria.

Insomma gli equilibri ecologici che si sono realizzati in milioni di anni non possono essere stravolti in qualche decennio! Inoltre non va sottovalutato il rischio sanitario determinato da un’eccessiva concentrazione di esemplari, peraltro come s’è visto, sovralimentati direttamente da incauti frequentatori, a fronte dello scarso (se non del tutto assente) ricambio idrico del lago del Parco.

In un simile contesto la Nutria può costituire un serbatoio per la diffusione di alcuni parassiti.

I più importanti sono le fasciole come Fasciola epatica e leleptospire come Leptospira interrogans.

La probabilità di questa trasmissione è sostanzialmente legata all’ecologia dei portatori. Nella nutria la presenza di leptospire è stata evidenziata in particolare nelle feci e nell’urina rilasciata nell’erba.

Ciò può causare la diffusione della leptospirosi e di altri batteri nell’ambiente che conseguentemente possono essere trasmessi ad altri animali, sia selvatici che d’allevamento, ed anche all’uomo.

In conclusione ci chiediamo se fra tutte le specie oggetto di caccia, autoctone e non più numerose delle nutrie (es. volpi, caprioli o le tante specie di uccelli) perché proprio una specie alloctona che causa danni agli ecosistemi e rappresenta una seria minaccia per la nostra biodiversità dovrebbe essere tutelata?

E se non l’uomo chi dovrebbe contenere l’espansione di questo erbivoro introdotto in aree dove non esistono i suoi naturali predatori?”

 

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