AMI CON OCCHIELLO (prima parte)

Dopo avervi parlato della storia del SETALE approfitto dell’ospitalità offertami da MF per scrivervi qualche articolo tecnico sul basso di lenza, quello che da Setale, Pelo, Crine o Bava, ora viene generalmente chiamato “finale”!

Gli AMI ad OCCHIELLO nella pesca alla passata

Prima di scrivervi di questo argomento, conoscendo ormai da 15 anni come va la zolfa, visto che è dal 2008 che ne scrivo in internet…vi PRECISO, quello che è il mio pensiero:

Un pescatore per diletto, -( parliamo di pesca a passata con la Bolognese) – che sia attento alla tecnica, un’agonista lo dovrebbe essere implicitamente…non può fare a meno di prendere in esame, nella costruzione del basso di lenza, anche l’uso dei piccoli ami ad occhiello; l’anche non è casuale, perchè gli ami a paletta sono da sempre i più utilizzati, anzi si può scrivere, i SOLI utilizzati, mentre in realtà, sia i primi che i secondi hanno prerogative uniche e perciò vanno adoperati preferendo a secondo i casi, l’utilizzo o dell’uno o dell’ altro.

La storia dell’amo ad occhiello è antica, forse quanto quella dei paletta, anche commercialmente si hanno cataloghi che ne pubblicizzavano la vendita già a fine ‘800

Quello che portò me a provarli nell’inverno del 1998 per pescare alla passata con la bolo in Arno ai cavedani, fu una riflessione legata alla tenuta ed alla semplicità del nodo o nodi che si effettuano per collegarli al terminale di lenza, nodi che avevo già eseguito nel 1990 quando dopo aver letto un libretto del Molinari e del Ripamonti, avevo fatto dei tentativi a C/F.

I primi ami che testai a passata furono dei Maver Katana E111 taglia 22 erano dei barbles con gambo lungo e forma della curva “Cristal” per la loro conformazione e taglia, più adatti alla coppia di bachi che al baco singolo, questi mi risolsero un serio problema che avevo con i paletta dell’epoca, che a fronte di qualche ferrata un po decisa finivano per tagliare il nylon alla paletta.

Abbandonai quegli ami, alla fine del ‘98 perchè a quella taglia i cavedani (che sono da sempre la mia prima scelta) iniziavano a snobbarli…in commercio non si trovava niente di più piccolo (almeno io non ne trovai…) perciò tornai ai paletta; fu solo nell’Inverno del 2003 che ritirandoli casualmente fuori per tentare dei grossi cavedani in Serchio e parlandone sul fiume con l’amico Leonardo che aveva fatto pesca a mosca, venne fuori che in quel settore esistevano ami ad occhiello minuscoli che venivano utilizzati per confezionare le sedge, praticamente i moscerini.

Leonardo essendo un responsabile universitario delle connessioni informatiche, era già uno molto addentro al settore, così fu facile, dopo averli scelti sul web, fare un ordine di ami da mosca ad un sito Daiichi americano.

Una volta arrivati e provati, sono trascorsi 18 anni di utilizzo ininterrotto!

Direi che sommandoci il fatto di aver anche legato paletta per 35 anni, per un totale di 53 anni, mi son fatto una buona esperienza.

Ma una volta trovata la taglia adatta, vediamo quali sono state le caratteristiche che (a me) hanno fatto prevalere l’uso dell’amo ad occhiello rispetto a quello a paletta, specie in considerazione della cresciuta taglia media dei barbi e dei cavedani che andiamo ad insidiare alla passata:

1) la maggiore tenuta delle connessioni: provata con centinaia di test a casa, sia da me che da Leonardo

2) la maggior semplicità nell’eseguirle anche sul fiume

Questi due punti vanno spiegati bene:

Le prove dinamometriche sono state fatte a secco con pesine elettroniche sia quelle dei paletta che quelle degli occhiello, ovviamente sono prove artigianali, anche se molte, e tutte con un esito unilaterale, l’occhiello ha sempre avuto la meglio-

I motivi per cui questo avviene, sono molteplici, uno è legato alla semplicità di queste connessioni, generalmente il cappio Palomar su ami ad occhiello diritto e il KLK (no-nodo) sia nella versione in asse che non in asse su quelli con occhio volto o verso la punta o verso l’esterno.

La non in asse è molto valida ad esempio per l’appoggio a terra perchè l’amo si presenta in auto-ferraggio (vedi C/F) cosa non ottenibile con il paletta.

La semplicità paga sempre: un nodo come scriveva Clifford W. Ashley nel suo libro del 1944 book of knots, NON è mai, “quasi fatto bene”, od è perfetto o non serve a niente!

Tornando al suo motto, va da se che se l’esecuzione è semplice si abbatte il primo problema dei nodi, la loro tendenza a non essere costanti da un’esecuzione all’altra, più un nodo è complesso ( aldilà della sua tenuta effettiva) e più sarete davanti alla concreta possibilità che almeno la metà delle esecuzioni sia fallace.

Vi scrivo questo non per riflessione logica o per sentito dire…ma perchè sempre insieme a Leonardo prima di testare gli ami ad occhiello, testando i paletta, ci eravamo accorti di questo bel problemino, cioè che a fronte del medesimo nodo, alcuni terminali avevano una buona tenuta altri no…così si era preso a testare i terminali e a mettere via nel porta lenze quelli che reggevano un determinato carico, calcolato nell’ 80% delle capacità teoriche, e vi assicuro che ne saltavano veramente tanti prima di quel traguardo…una passione…ma quando si era a pesca e si montava un terminale testato, si era tranquilli di averne uno performante.

La seconda ragione della miglior tenuta è legata al fatto che le spire serrate sul gambo non hanno come nei paletta la possibilità di slittare e sormontare la medesima arrivando a recidersi prima del sopraggiungere del carico massimo che avrebbero tenuto.

Andiamo avanti con le considerazioni.

La loro VERSATILITA’ nelle connessioni che ci volete eseguire….

Su di un amo ad occhiello potete fare tutte le connessioni che fate anche sui paletta, evitando pure il rischio slittamento, sui paletta non potete fare altrettanto.

PESO PRESA RESISTENZA

PESO

Gli ami ad occhiello previsti per la pesca a mosca hanno una particolarità che a seconda l’uso che se ne vuole fare nella la pesca in passata, diventa un pregio od un difetto, sono ami di spessore “sostenuto”, quindi ami che a pari dimensioni pesano di più di un corrispondente paletta, questo comporta che se agiamo con lenze capillari per presentare un baco in calata, e non siamo in presenza almeno di una buona corrente saremo meno “convincenti”, di contro la presa di questi ami è maggiore, lo spiego:

PRESA – RESISTENZA

Quando un piccolo amo sia esso a paletta od a occhiello è ben infisso nel labbro di un pesce, entrambi hanno una tenuta ottimale, perchè non si crea una leva svantaggiosa, il problema arriva quando l’amo non becca pieno il labbro ma solo una piccola porzione di tessuto della bocca ponendosi durante la trazione, magari perchè è solo appuntato o infisso male, in posizione di leva svantaggiosa, in quel caso il maggior spessore dell’amo ad occhiello ne impedisce o ritarda la deformazione.

Aggiungo un amo a paletta avendo la sezione costruttiva più fine durante un lungo combattimento necessario con terminali capillari, sempre in presenza di presa su tessuto e non sul labbro, quando non si deforma e slama, tende comunque a tagliare la pelle, è fine e perciò in trazione fa effetto “lametta” al contrario quello ad occhiello essendo più spesso tende a sollevare un cicciolotto di tessuto cosa che ritarda molto nel tempo la possibile slamata per cedimento dei tessuti.

Altra positività è che si trovano (trovavano è più corretto) ami ad occhiello che hanno la punta disassata rispetto al gambo, cosa che ne fa salire vertiginosamente la presa rispetto ad un pari taglia con punta in asse.

Il fatto poi che questi ami abbiano sezioni “generose” ci permette, con delle pinzette adeguate., se lo riteniamo necessario di modificare in disassati anche quelli che non lo sono; la cosa mi fu insegnata dall’Ing. Zelli durante una nostra frequentazione per la scrittura di un’articolo a 4 mani su gli ami ad occhiello per la rivista mensile Pianeta Pesca, non ricordo l’anno preciso si sarà stati sul 2011/2012 tale modifica è meglio eseguirla comunque su ami cha abbiano uno spessore costruttivo di acciaio al carbonio di almeno 0,29mm.

Alla fine la nota più dolente che riguarda gli ami ad occhiello mini, è la loro scarsa reperibilità; nessuna ditta che commercializza ami per la pesca al colpo, ci ha investito su…vendono già milioni di loro mini, non hanno nessuna convenienza a farlo, anzi i produttori di quelli a mosca, le fabbriche per capirsi, dal 2010 in poi hanno iniziato sistematicamente a togliere dal catalogo le taglie più piccole, questo in virtù del fatto che la pesca a mosca con la “secca” è una pesca per una ristretta minoranza di pescatori, e che comunque va bene anche con taglie maggiori tipo size 22/24 che sono sufficienti per la presentazione di una buona sedge.

In commercio da qualche anno, vista la mole dei pesci che andiamo a contrastare anche pescando alla passata si trovano si piccoli ami ad occhiello molto robusti Drennan Specimen e similari, ma oltre a non scendere sotto il size 20 ( anche loro il 22 mi sa lo hanno ritirato…) sono veramente troppo pesi, e si possono usare solo in situazioni in cui il pesce non fa selezione estrema.

Nel proseguo entrerò nel dettaglio delle marche e vi fornirò una scheda tecnica dei singoli ami, nonchè un confronto con i più usati ami a paletta in commercio.

Per MF, Zaccaria Australi

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