AMARCORD: DALL’ALBUM DEI RICORDI DELL’AGONISMO CHE FU..

Saranno i capelli bianchi, saranno i tanti anni passati nel mondo della pesca, principalmente agonistica, ma una certa nostalgia per il passato la provo veramente.

E’ una prassi comune per quelli come me, non più giovanissimi, ripetere “ai miei tempi le cose erano più belle”; in questo caso, però, questo concetto mi sembra molto appropriato.

Non vi nascondo, infatti che, vivendo ancora nel mondo dell’agonismo, a volte provo molto disagio nel constatare il grande cambiamento nel comportamento dei vari soggetti che ruotano attorno al questo ambiente.

La prima cosa che salta all’occhio è la notevole differenza che si registra ai raduni delle gare, quando ci sono.

Ai miei tempi (concedetemelo) il raduno di una gara era una festa, si incontravano gli amici che arrivavano da altre province o da altre regioni, ci si trovava tutti al luogo del raduno, con serenità e tanta allegria; saluti, scherzi, barzellette, risate erano la regola.

Adesso vai al raduno di una gara, trovi uno o due componenti delle varie squadre che aspettano i sorteggi, gli altri aspettano sul campo gara o sono impegnati, a debita distanza, ad impastare pasture o a sistemare le esche.

E’ difficile sentire una risata e si sente palpabile la tensione.

Non parliamo poi delle premiazioni, che già chiamarle così è un eufemismo!

Oggigiorno è difficile ritrovare tutti i componenti di una squadra al raduno post gara.

Spesso rimane uno per ritirare i premi (quando ci sono) per i compagni di società, gli altri se ne vanno magari direttamente dal campo gara, senza nemmeno passare dal raduno. Se non si tratta di una prova finale di un Campionato importante è difficile vedere al raduno più di un 20-30% degli agonisti che erano iscritti.

Le premiazioni si sono ridotte ad una cosa, permettetemi il termine, “squallida”, una autentica mancanza di rispetto sia nei confronti degli avversari ma anche, e soprattutto, di chi ha organizzato o ha offerto dei premi.

Una volta (a ridaje!) i concorrenti di una gara erano principalmente amici e poi avversari. Ora sono solo avversari quando non addirittura “nemici”.
Trovare la causa, o meglio le cause, di questo stato di cose non è difficile.

Ci sono stati, a mio avviso, una serie di fattori che hanno portato alla situazione attuale. Provando a fare una specie di sintesi potrei cominciare dal calendario delle competizioni che sono diventate sempre più estremizzate.

Ormai c’è un Campionato Italiano per ogni specialità, per ogni tecnica di pesca e per ogni categoria di pescatori. In questo modo non rimane spazio per altra attività, se non per piccole competizioni organizzate appositamente in preparazione di questo o quel campionato, che interessano solo quelli che al quel determinato campionato partecipano.

Risultato: una costante tensione dei protagonisti che non trovano più il gusto di fare una gara solo per il piacere di farla. Veramente non capisco cosa ci abbia guadagnato la Federazione ad aver portato all’esasperazione ogni tipo di competizione.

Una cosa è certa: il numero degli agonisti è in continuo calo. Calo che è iniziato da oltre un ventennio, esattamente da quando le competizioni sono diventate sempre più verticistiche.

Per non parlare del costo di una gara, che è veramente assurdo. Ormai, se vuoi avere una speranza di poter ben figurare, devi essere presente sul campo di gara almeno tre o quatto giorni prima. Inoltre ti obbligano ad usare esche che costano più del caviale!

Perché poi? Il tutto in funzione dell’esperienza da acquisire per i componenti della Nazionale? Quindi per favorire pochissimi elementi, quasi solo e sempre quelli, si costringono tutti gli altri a spendere soldi, senza alcuna contropartita.

Infatti i premi (quando ci sono) che si vincono in una gara, sono assolutamente inadeguati al costo della stessa. Lo facciamo per la gloria? Allora è una gloria che si ottiene a caro prezzo!

Non a caso hanno avuto un grande incremento i carpodromi, laghetti per lo più a pochi chilometri da casa, che con 5 euro di bigattini ed un barattolo di mais, ti permettono di fare una gara tra amici e di essere a casa presto, per poter dedicare tempo alla famiglia. E per fare questo non serve essere iscritto ad una società ed avere la tessera federale!

Ricordo che negli anni sessanta, settanta e ottanta, all’inizio dell’anno veniva stampato un calendario delle gare che si svolgevano in tutti i campi di gara, erano gare fine a se stesse, con ottime premiazioni, che vedevano la partecipazione di centinaia di pescatori.

Nella mia zona si cominciava l’ultima domenica di febbraio con gare ad Ostellato con 600/800 partecipanti e si continuava per mesi con questo tipo di gare, divertenti, senza particolari tensioni e senza stress.

Le uniche concessioni alla competizione impegnata veniva dal Trofeo d’Eccellenza e dal Campionato Italiano Individuale, a cui si accedeva attraverso i Campionati Provinciali. Per tutto il resto dell’anno si gareggiava per divertimento e basta. Ed eravamo in tanti!

Questo succedeva ad Ostellato, in Arno, nel Mincio, nella Fiuma e in tanti altri campi di gara.

Una buona colpa di quanto accaduto è anche della roubaisienne. Ormai quasi ogni gara di pesca al colpo si sviluppa con questa tecnica, tutti in fila come tanti soldatini, tutti con la stessa canna in mano, la stessa lenza, la stessa piombatura. In questo modo si è tolto al pescatore il proprio estro, la propria inventiva, quel senso dell’acqua che faceva la differenza tra i bravi e i brocchi.

Se da un lato questa tecnica ha permesso di ottenere buone prestazioni in campo internazionale, nell’ambito interno ha appiattito la pesca agonistica e, quel che è peggio, a mio avviso, la sta uccidendo.

Non a caso, proprio in questo ultimo periodo, molti agonisti del colpo si stanno riversando verso la tecnica del feeder, che non sarà il massimo dell’espressione tecnica, ma almeno fanno qualcosa di diverso.

Una volta, prima di passare alle competizioni, avevi per anni praticato la pesca sportiva. Prima di tutto eri un pescatore poi diventavi un agonista. I giovani di adesso invece come si avvicinano alla pesca?

Ti portano in un laghetto, ti mettono la punta di una roubaisienne in mano, e ti fanno prendere un sacco di carpe. Quello che si appassiona continua, se la famiglia si può permettere il costo dell’attrezzatura e quant’altro che non è assolutamente a buon mercato, gli altri tornano alle loro play station ed ai loro computer.

A questo possiamo aggiungere anche l’assoluta disaffezione alla bandiera sociale, alla maglia della Società. Infatti, in questi ultimi vent’anni, è molto cambiato l’atteggiamento dei pescatori nei confronti delle Società.

Fino alla fine degli anni ottanta era una rarità vedere un pescatore cambiare Società, l’attaccamento alla bandiera e alla maglia era molto forte. Poi sono cambiate le cose.

La Società non viene più vista come la propria bandiera, ma come un club dove svolgere la propria attività agonistica, fino a quando non ne trovi un altro che, per motivi vari, non ti attiri maggiormente. In questo gli sponsor hanno avuto un ruolo determinante e certamente non positivo.

Oggigiorno i pescatori, bravi e meno bravi, cambiano spesso casacca, solo perché magari trovano più “economicamente conveniente” pescare in un posto anziché in un altro.

Tornando a quelli che, a mio modesto parere, sono stati gli anni d’oro dell’agonismo nazionale, era impensabile che un pescatore andasse a pescare in una società di un’altra provincia, figuriamoci poi in un’altra regione. Ora è “quasi” la regola.

Come potrà mai un pescatore vivere la vita sociale se abita a centinaia di chilometri dalla sede della società? Questo è un altro dei motivi per cui diventa difficile fare gruppo e quindi, inevitabilmente, uno si fa la sua gara e poi se ne torna a casa, magari il risultato della squadra lo apprende telefonicamente, strada facendo.

Mi sembra quasi di essere di fronte ad una specie di “legione straniera” popolata da tanti “mercenari”.

Chiaramente ci sono anche le eccezioni, ma quelle servono solo per confermare la regola.

Sia ben chiaro, non voglio passare per quello che “sputa sul piatto in cui ha mangiato”, ma fare queste riflessioni mi sembra doveroso per una coerenza professionale che mi ha sempre contraddistinto.

Chi mi conosce lo sa bene, non mi sono mai nascosto dietro ad un dito e quando, a mio parere chiaramente, avevo qualcosa da “denunciare” l’ho sempre fatto, firmando con nome e cognome le mie riflessioni, le mie esternazioni e le mie opinioni. Punto!

Umberto Tarterini

15 pensieri riguardo “AMARCORD: DALL’ALBUM DEI RICORDI DELL’AGONISMO CHE FU..

  • 13 Dicembre 2025 in 09:00
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    Mai sentito una disamina più giusta, concordo su tutto, aggiungerei la sostanziale modifica dei pesci presi, una volta (fino al 2000) si prendeva di tutto con tutte le tecniche, ora carpe e gattoni, rigorosamente a rouba….io ho fatto gare in veneto, dal 88 al 2000, sempre nella stessa società, poi ho smesso per stanchezza fisiologica, pesco ancora molto però, e seguo giornalmente Match Fishing, ma ogni giorno che passa vedo sempre più cose che mi intristiscono.

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  • 13 Dicembre 2025 in 10:35
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    come nn essere d accordo con quanto scritto…la prima domanda che ti facevano una volta era…hai passione? ora ..che lavoro fai x il tempo ex il portafoglio….mettiamoci poi una serie di regolamenti assurdi in cui ci facciamo sempre piu del male …. tutto libero …conti esche mostruosi e furgoni di attrezzatura e allora ache i piu accaniti alla lunga mollano….siamo destinati all estinzione ….

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  • 13 Dicembre 2025 in 12:18
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    Finalmente una persona, forte agonista e gran penna di spessore che, con una disamina che rasenta la perfezione, “denuncia” a chiare lettere quelle che sono le vere problematiche dell’attuale mondo dell’agonismo e, di conseguenza, i reali motivi del calo continuo di pescatori che si dedicano alle competizioni in acque interne. Il tutto condito e direi “avallato” da un imbarazzante menefreghismo della “nostra” federazione la quale si adopera ben poco per cercare di bloccare l’emoragia…
    Ci siamo oramai ridotti ad un gruppo sempre meno nutrito di persone che, sempre più a fatica ma con una gran passione, alimentano il “giochino” nell’interesse di pochi.
    Hai proprio ragione Umberto: “si stava meglio quando si stava peggio”!!!

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  • 13 Dicembre 2025 in 21:30
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    A proposito di premiazione, vorrei capire perché la sezione di BOLOGNA
    convenzionata F.I.P.S.A.S ASD trattiene il 20% sulle premiazioni inferiori a 300€, cifra tassabile.

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    • 15 Dicembre 2025 in 15:04
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      purtroppo non ti risponderà nessuno
      perchè sicuramente non si abbassano e quì mi fermo per non passare a altro

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    • 19 Dicembre 2025 in 22:36
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      Ho smesso di praticare la pesca agonistica da circa venti anni, dopo una gara di eccellenza nel Revere a fine anno ho deciso di smettere perché i costi ( prove e garetta durante la settimana, fine settimane a provare costi su costi poi arrivare la domenica e prendere due etti di pesce e vincono il settore con un pesce da mezzo chilo…. tutto questo mi ha portato a smettere ( e vi posso assicurare che la passione dentro di me era veramente tanta) oggi passo le giornate a pesca con la mia canna da spinning e una borsetta a volte mi diverto a volte no…. ogni tanto torno a guardare qualche garetta su l’Arno….ma il bellissimo arno ( per il tanto pesce che c’era) non ritornerà più..

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  • 14 Dicembre 2025 in 11:27
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    D’accordo per quasi tutto…io personalmente ho smesso di gareggiare,ormai da più di una quindicina d’anni,per vari motivi,i più importanti la sparizione di certe tecniche di pesca e la perdita di specie ittiche x me fondamentali …io ho sempre pescato anche x diletto, adesso faccio garetta al laghetto in compagnia e mi diverto e ho ripreso da poco a pescare a mosca che mi e sempre piaciuto.le gare oggi sono troppo dispendiose e poco gratificanti dal punto di vista premi…i giovani prediligono altre tecniche più semplici dal punto di vista attrezzatura…poi ormai le gare sono a senso unico, pesci grossi e campi di gara spesso poco regolari

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  • 14 Dicembre 2025 in 12:28
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    Come non essere daccordo, io ormai ho attaccato la classica canna al chiodo da 15 anni, qualche soddisfazione me la sono tolta ma gli ultimi anni erano un sacrificio economico non indifferente, il contatto con gli “amici” pescatori finito e rimaneva solo competizione esasperata.
    Quando poi ti rendi conto che gli obbiettivi della Federazione sono troppo diversi dai tuoi sei costretto ad abbandonare quella possione che ti ha pervaso per decenni e onestamente ho perso anche la voglia di andare a pescare, mi manca la competizione, quella sincera, in amicizia.
    faccio solo un piccolo esempio, quando ho iniziato nell’80 il mio circolo, un piccolo paese della provincia di livorno, contava centinaia di iscritti, facevamo le gare del sociale in 200, negli anni successivi al 2000 eravamo rimasti in 5/6 , i costi delle competizioni, delle attrezzature e trasferte avevano costretto i più ad abbandonare.
    Un vero peccato se si considera il drastico calo del numere dei tesserati c’è da chiedersi se a Roma si rendono conto o se pensano solo a tirare avanti.

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  • 14 Dicembre 2025 in 13:33
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    Io ho iniziato a fare le gare all’età di 40 anni a Reggio Emilia. Allora la stagione iniziava a Febbraio con le gare sociali varie manifestazioni provinciali , a Febbraio già si partiva con Ostellato ( 500 agonisti già al giovedì + un migliaio sabato e domenica Anita Destra Reno )la Campeginina , Cartoccio , Bondeno , Acque Alte Cavo Napoleonico,, Peschiera , con la mitica gara del Trofeo Bazzerla ) più provinciali ( penso di non esagerare , 300 agonisti in terza serie, che battagliavano per accaparrarsi un posto per salire in seconda serie (non come oggi che ci sono i procacciatori di medaglie che da lì non si spostano, sei salito ?? Rinunci ?? Stai fermo un anno . ) la seconda serie , 200agonisti pure loro a battagliare per poter salire in prima Serie composta da 100 agonisti che battagliavano per vincerla e poter partecipare alla selezione degli Italiani ( allora si partiva in mille ) poi si passava alle gare a squadre, , Promozoionale , Regionale , Zonale , e finalmente dopo aver fatto la gavetta e ssersi formato la tanto Agognata ECCELLENZA . Che spettacolo battagliare sui campi di gara con i più forti pescatori Italiani , il sogno di ogni Agonista e Società. Poi la soddisfazione di andare a vedere su Pescare ( non vorrei sbagliarmi) ila classifica di rendimento ( curata dal mitico Bastianacci ) , che stilava i piazzamenti di tutte le gare ( allora erano 8 , vero campionato ) degli anni passati. Poi pure quella stravolta inserendo pure lo Zonale è sconvolgendo i rendimenti ( torno al punto che ci sono agonisti che potendo fare le gare ad alto livello rimangono in campionati più bassi per accaparrarsi le medaglie e entrati in classifica senza partecipare all’Eccellenza ) poi le gare , tecniche : Roubasinne, Inglese, Canne fisse da mt 1 a mt 11 , ricordo Destra Reno , Peschiera , Revere , Bondeno , Lama ecc eccc . Poi??? La specializzazione , la barra , lo scodellino , vele sopra tarate , finita la pasturazione a mano , tecnica fondamentale per ottenere un risultato, ora canna in barra pasturazione a scodella come che uno pescasse a fondo . Poi il mitico club Azzurro, e le agoniste Super Selezioni per guadagnarsi un posto in Nazionale , ora scelta tecnica . Tutto per giustificare , più esperienza più competitivi . Allora mandiamo in Champion sempre il Milan o la Juve o l’Inter o il Real . Hai Miei tempi si deve ringraziare Personaggi come Lodesani , Rinaldi , ottimi agonisti che agonisti già avanti con gli anni , ma per il bene della società hanno fatto crescere ragazzi giovani che stavano emergendo, poi protagonisti in campo Nazionale . Poi ci sarebbe da parlare dei campi di gara . Stendiamo un velo pietoso . Il lunedì guardo le classifiche settore per settore e vedo , pescatori sulla carta molto forti che Sabato fanno 1 e la domenica fanno dieci . Fatevi una domanda , un agonista quando è in pesca non sbaglia mai una gara , si ha trovato un picchetto brutto , ci sta , ma sene esce con un 5 /6 mai 10

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    • 14 Dicembre 2025 in 17:43
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      Ciao vi condivido ,avete ragione,vi ricordate cosa era la gara rally,tutto a sorteggio ,campo gara, compagni e attrezzatura vinceva la squadra,la fantasia e la fortuna,pochi soldi tanta passione.grazie.

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  • 14 Dicembre 2025 in 15:10
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    Grazie di cuore , quello che hai dettagliatamente descritto, è quello che è successo in questi anni . Articolo molto bello , e in alcuni punti anche un po’ malinconico , comunque questa è la realtà. Grazie.

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  • 14 Dicembre 2025 in 18:44
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    Non sono d’accordo sulla disanima di Tarterini, gli amici, quelli con cui parlavi, ridevi e scherzavi 30/40 anni fa sono ancora lì, la domenica, al raduno, a ridere e scherzare, perché, la gara, viene intesa, ancora, come un momento di svago e divertimento e per qualcuno e mi ci metto anch’io, gioia. Spiace solo per quelli che, purtroppo non ci sono più.
    P.S. La maggioranza di quelli che una volta, sono quelli di adesso.
    Cordiali saluti.

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  • 15 Dicembre 2025 in 15:37
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    articolo bellissimo con tante verità,purtroppo la pesca di oggi é diventata troppo stressante e dispendiosa in denaro e tempo,il divertimento non esiste più fatto sparire da regole del cazzo premiazioni ridicole a squadre che neanche uno degno del RONCATI le avrebbe proposte.
    Avrei tanto da dire e ridire ma sò che è tempo perso e per mè il tempo è denaro quindi mi sono già trattenuto abbastanza per personaggi che non meritano la mia attenzione

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  • 17 Dicembre 2025 in 11:57
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    Buongiorno a tutti, io sono ancora un agonista e ho letto sia questo artico che quello di Luca. Mi ritrovo con entrambi ma ho anche pensieri diversi….Su questo articolo non mi trovo d’accordo sul raduno perchè ancora oggi, comunque, quando ci troviamo ridiamo e scherziamo. Sui premi, sono d’accordo in parte: è vero che i premi sono irrisori, con medaglie addirittura di legno, ma anche quando davano i soldi erano irrisori se paragonati a quello che si spendeva. Mio personalissimo parere, e gusto, ero molto più contento con la medaglietta in lamina d’oro, non so spiegare il motivo ma la vedevo più gratificante e bella.
    Con l’articolo di Luca, invece, non mi trovo d’accordo sulla questioni costi: è vero che tutti gli sport hanno costi più o meno alti, è vero che nessuno ci obbliga a farlo se non possiamo permettercelo, ma è anche vero che ormai le cose sono aumentate a dismisura e gli stipendi non hanno seguito l’incremento. Basti pensare a quanto costano i bigatti ora…..vanno da 8 a 10 euro 1KG, senza parlare delle terre o delle pasture, dei piombi o dei galleggianti. Non commento nemmeno le canne da pesca, servono 2 stipendi per una canna media e 4 punte. Non gareggio da decenni, ma da uno si e ho visto aumentare tutte le cose sopra citate, e non di poco. Poi una cosa è innegabile e ripeto, non gareggio da decenni ma comunque pesco da quando ho 6 anni ( ne ho 42) e la differenza di pescato è a dir poco ridicola. La spesa sostenuta, non giustifica la resa….e secondo me è questo il vero problema. Una persona farebbe anche sacrifici, di tempo ed economici, ma poi deve fare gare spendendo centinaia di euro, per vedere che si vince con un pesce o due e a volte presi per fortuna anzichè per impostazione.

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  • 19 Dicembre 2025 in 00:40
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    Io ho fatto gare dal 90 al 2007 e ho smesso perché le gare di pesca al colpo non erano e non sono più gare. Quando tu mi obblighi a pescare solo a roubasienne non ha più senso. Infatti vedo come dici tu che ormai si fanno solo campionati tecnici e non ha più senso. I pescatori con cui gareggiavo io sapevano passare dall’ alborella all’ inglese o bolognese, addirittura anche a fondo ( la prima che hanno vietato) in qualsiasi momento della gara, in base al picchetto e le condizioni dei campi di gara. Io ho avuto la fortuna di poter pescare con pescatori veri che sapevano leggere l’ acqua. Rimpiango anche io il passato e i garisti veri che quando riuscivi a battere era una soddisfazione indescrivibile. Barbetta, Casini , Gabba senior,Molinari, i vari Milo , Trabucco, Galliani, Fochetti, i giovani fortissimi Sorti e Gabba junior etc. Etc etc…. Anche lo stesso Bergonzoni che ho visto commentare qui se lo trovavi in settore dovevi darti da fare se volevi batterlo. Allora si gareggiava con pescatori veri e non con gli specialisti di oggi che se gli togli la canna della sua specialità sono fritti. Poi il calo dei giovani che iniziano a pescare, ha fatto sì che non ci sia più un ricambio generazionale. Quando facevo io il provinciale di Modena c’erano tra tutte 3 le serie più di un migliaio di persone, adesso non voglio saperlo altrimenti mi viene da piangere. Purtroppo le competizioni sono state sempre “manipolate” dai produttori in base ai propri interessi ma evidentemente hanno sbagliato qualcosa. E questo si ripercuote anche in campo internazionale dove siamo calati molto di qualità rispetto alle altre nazioni. Oggi dei giovani che fanno gare, trovi solo figli di garisti altrimenti non inizia nessuno. Non si è fatto niente per i giovani e non si continua a fare niente e il risultato si vede. Altro discorso è anche come dici tu il costo assurdo di attrezzature e cose varie che al giorno d’oggi sinceramente anche io non so se riuscirei a sostenere. Poi se ci mettiamo anche il calo e il cambio di specie ittiche contribuisce a prendere sempre meno e a fare passare la voglia. E per quello che riguarda i raduni, ci si è messa di mezzo la tecnologia, quando gareggiavo io non avevo il cellulare e se volevo sapere dove ero, ero obbligato ad andare là raduno. E ci andavo volentieri perché allora gli scherzi e le prese per il culo bonarie erano all’ ordine del giorno , forse era il momento più bello della gara. Rimpiango i tempi passati, contento di averli vissuti, i pochi giovani d’oggi non hanno la fortuna che abbiamo avuto noi che ormai iniziamo ad avere una certa età. Concludo che l’ agonismo in Italia è ormai morto. Sono stato, sono e sarò sempre un pescatore ma le gare comadate Ve le lascio a voi. Scusate il poema ma ci tenevo a dire quello che pensavo.

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