Quando lo sport divide invece di unire

C’era una canzone di Gigliola Cinquetti “e qui comando io” che diceva: «E questa è casa mia e qui comando io ed io voglio sapere chi viene e chi va».

Un ritornello forte, che parla di confini, appartenenza e controllo.

Parole che oggi sembrano riecheggiare, purtroppo, anche nelle vicende che stanno interessando la gestione del fiume Bidente e l’organizzazione dei campionati di pesca in provincia di Forlì-Cesena.

Secondo quanto segnalato, alcune società provenienti da province limitrofe sarebbero state escluse dalla partecipazione alle competizioni in fiume, per decisioni che – a detta dei diretti interessati – non risultano pienamente chiare né adeguatamente motivate.

Una situazione che ha generato malumori e scaturito un confronto acceso nel mondo della pesca sportiva.

Il fiume, per sua natura, non conosce confini.

Scorre, attraversa territori, unisce comunità. Ed è proprio su questo principio che si fonda lo spirito sportivo: condivisione, rispetto delle regole, pari opportunità.

In questo contesto abbiamo ricevuto una lettera del Presidente di un’importante società di Riccione, indirizzata alla Federazione nazionale.

Nel documento si chiede un intervento autorevole per fare chiarezza sulla vicenda, ristabilire un clima di equità e collaborazione e garantire a tutti i tesserati il diritto di partecipare alle competizioni senza subire discriminazioni o chiusure di carattere campanilistico.

Si tratta di un appello che richiama valori fondamentali dello sport: trasparenza, imparzialità e tutela dei diritti associativi.

Di seguito pubblichiamo integralmente la lettera ricevuta, affinché ogni lettore possa farsi un’idea completa della posizione espressa e contribuire, con senso di responsabilità, a un confronto costruttivo.

Comunicazione

4 pensieri riguardo “Quando lo sport divide invece di unire

  • 27 Febbraio 2026 in 21:54
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    Condivido in pieno quanto detto nella lettera e devo fare i complimenti al presidente di Riccione. Purtroppo finché la fipsas ad alto livello non si rende conto che certi personaggi nei loro territori fanno più male che bene al mondo della pesca, che è già in difficoltà per 1000 altri motivi, andremo sempre peggio. Però, va anche detto che se allo sceriffo del bidente , e’ permesso di decidere vita morte e miracoli del fiume è perche alle sue spalle c’è un mondo di pescatori che a testa bassa , dicono sempre “signor si” …

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  • 27 Febbraio 2026 in 22:32
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    Negli ultimi mesi il mondo delle competizioni sul fiume Bidente è stato attraversato da una vicenda che merita attenzione e chiarezza. Dopo quasi cinquant’anni di partecipazione alle gare su queste acque, posso affermare senza esitazioni che quanto accaduto quest’anno non ha precedenti.

    Da mezzo secolo il Bidente rappresenta per molti di noi non solo un campo gara, ma un luogo di passione, sacrificio e confronto leale. In tutto questo tempo abbiamo visto evolvere regolamenti, società e atleti, ma sempre nel rispetto di un principio fondamentale: pari opportunità per tutti gli agonisti.

    Quest’anno, invece, è stata assunta una decisione unilaterale che ha portato all’esclusione di atleti il cui unico “torto” era quello di non essere affiliati alla sezione di Forlì, bensì a quella di Rimini o Ravenna. A questi agonisti non è stata concessa nemmeno la possibilità di essere accolti tramite tessera atleta, una prassi che in altre realtà viene normalmente applicata grazie alla collaborazione tra società e con il consenso della Federazione.

    Si tratta di una scelta che ha creato amarezza e sconcerto. L’esclusione non è avvenuta per motivi tecnici, disciplinari o regolamentari legati al merito sportivo, ma per una questione di appartenenza territoriale. Un criterio che rischia di introdurre pericolosi campanilismi in un ambito che dovrebbe invece fondarsi su inclusione, correttezza e spirito sportivo.

    La nostra protesta non si fermerà a livello locale. La questione verrà portata all’attenzione della Regione Emilia-Romagna e della FIPSAS Nazionale, affinché si intervenga in tempi rapidi. Se non si chiariscono e correggono queste dinamiche, il rischio è quello di creare un precedente deleterio per tutto il settore agonistico.

    Il pericolo che si è materializzato è evidente: affidare la gestione dei campi gara provinciali a un’unica sezione, con la possibilità di decidere in maniera insindacabile la concessione delle date e l’accesso agli atleti, può aprire la strada a comportamenti percepiti come vessatori o discriminatori. Quando il potere decisionale non è bilanciato da criteri trasparenti e condivisi, si incrina la fiducia nell’intero sistema.

    Non si tratta di una polemica sterile, ma di una richiesta di equità. Chi pratica agonismo da decenni sa quanto siano importanti regole chiare e uguali per tutti. Chiediamo semplicemente che venga garantita la possibilità di competere senza discriminazioni territoriali, nel rispetto dei regolamenti e dello spirito sportivo.

    Confidiamo che le istituzioni competenti intervengano per ristabilire un clima di collaborazione e assicurare pari opportunità a tutti gli atleti, senza campanilismi di sorta. Il Bidente deve continuare a essere un luogo di sport e passione, non terreno di divisioni.

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  • 28 Febbraio 2026 in 08:22
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    Bisogna che la federazione a questo punto prenda subito dei provvedimenti e che allontani immediatamente il personaggio che si è inventato questa cosa perché non idoneo al nostro sport!
    È inutile girare la intorno al problema perché questo è un grosso problema

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  • 28 Febbraio 2026 in 09:05
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    Buongiorno, esprimo un mio pensiero .
    Credo che, ad oggi, si sia oltrepassato ogni limite .Ammiro il presidente di Riccione per la lettera alla presidenza federale.
    Mi auguro vengano presto presi provvedimenti, per anni ho pestato quei campi gara, oltre allo spirito competitivo si respirava amicizia gogliardia eri immerso nella natura facevi si tre ore di gara ma stavi bene. Ora tutto questo si e’ perso probabilmente subentrano interessi diversi non so !
    Si e’ partiti dal non permettere la pesca a Feeder, all’allontanare una società rea di aver ricevuto da parte di alcuni agonisti della città la richiesta di tesserarsi con loro. Ora allontanare le altre province a breve vi diranno come vestirvi o in quale negozio andare. Quando ci si espone, si prendono certi incarichi si deve avere la lucidità di essere sempre super partes, pensare al bene comune e far si di incentivare il piu’ possibile gli agonisti a partecipare non allontanarli costringendoli a tesserarsi in quella provincia spero Vivamente che la federazione prenda posizione. Ora faccio appello pero ai diretti interessati cioè’ gli “agonisti della zona interessata” dimostrate gli attributi boicottate per qs anno queste gare al fine di spingere un cambiamento. Piccolo sogno di un amante ancora del fiume .

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