DELLA SERIE: COME TI ROVINO UN MONDIALE

Alcune settimane fa, a Ostellato, si è disputata la Coppa dei Campioni di pesca al colpo. Un “simpatico amico” mi ha tirato in ballo perché non avevo scritto nulla su quella competizione.

Faccio una premessa: scrivo di pesca dal 1976 — sono esattamente 50 anni — e non ho mai raccontato una gara o commentato un campo di gara senza essere stato presente. Scrivere per sentito dire o basandomi solo sulle classifiche non è nel mio stile. Quando faccio una cronaca, e ne ho scritte centinaia nella mia lunga carriera, lo faccio perché ho visto personalmente come sono andate le cose.

Chiusa la premessa, veniamo all’argomento: il Mondiale di Feeder disputato nel Canale Valle Lepri nei tratti Vallette e Cavalli, nei giorni 16-17-18 aprile.

Come ormai tutti sanno, il campo gara è stato estremamente avaro di catture, condizionando pesantemente il risultato della competizione. Tutti si chiedono il perché. Bella domanda.

Provo, sulla base della mia esperienza, a elencare alcune concause. Il Valle Lepri lo conosco molto bene: la mia prima gara qui risale al 1968, seguita poi da molte altre decine.

Il canale è circondato da una campagna intensamente coltivata, dove vengono utilizzati diversi prodotti chimici. Nei primi mesi dell’anno, tra febbraio e aprile, spesso si verificano piogge abbondanti — come accaduto proprio la settimana prima del Mondiale. L’acqua scorre nei fossi e nei canali laterali fino a confluire nel corso principale. È evidente che ciò che arriva nel canale non è gradito ai pesci, che diventano apatici, svogliati, praticamente senza voglia di alimentarsi.

È sempre stato così.

Marzo e aprile sono mesi in cui, al Valle Lepri, sarebbe meglio evitare competizioni importanti. Il rischio concreto è quello che si è puntualmente verificato: tanti concorrenti con la nassa vuota o con uno o due pesci.

E allora nasce la domanda: perché programmare un Mondiale proprio nel periodo peggiore?

Voglio pensare che a livello centrale questa situazione fosse poco conosciuta, ma a livello locale certe dinamiche dovrebbero essere ben note. È anche vero che le decisioni non si prendono sempre sul territorio… e qui mi fermo. Non voglio infierire: è già stato abbastanza triste assistere a tre giornate di gara così.

Vedere grandi campioni finire in cappotto o con catture minime non è stato un bello spettacolo. Non abbiamo fatto una grande figura, e nemmeno il campo gara — che, tra l’altro, è di una bellezza paesaggistica straordinaria, almeno nel tratto Vallette. A mio avviso, in Italia è secondo solo al Mincio di Peschiera del Garda.

E il Valle Lepri questo non lo meritava.

In oltre 60 anni, questo campo gara ha ospitato le più importanti competizioni nazionali e internazionali, quasi sempre con esiti eccellenti… ma non nei primi mesi dell’anno.

A questa causa principale se ne aggiungono altre:

* la presenza massiccia di cormorani, che durante l’inverno si nutrono abbondantemente di pesce
* il bracconaggio, purtroppo ancora presente, anche se ridimensionato negli ultimi anni
* la temperatura dell’acqua, influenzata da un recente calo termico (addirittura nevicate quindici giorni prima), che richiede tempo per risalire

A conferma di ciò, basti pensare che a monte, nella zona dell’Ostellato “vecchio”, dove l’acqua è meno profonda e si scalda più rapidamente, già nei giorni successivi si registravano catture importanti.

Infine, non va dimenticato che questo è periodo di frega, soprattutto per le breme, che in questa fase si alimentano poco o nulla.

Con queste righe non voglio difendere a tutti i costi il Valle Lepri, ma semplicemente offrire una chiave di lettura per quanto accaduto. Perché, alla fine, è sempre bene ricordarlo: la natura ha le sue regole, e noi dobbiamo adattarci.

Rimane però una grande delusione per l’esito complessivo di questo Mondiale. Al di là dei risultati agonistici, lo spettacolo offerto al pubblico è stato povero, e lo è stato anche per i quasi 150 concorrenti in gara.

Umberto Tarterini

4 pensieri riguardo “DELLA SERIE: COME TI ROVINO UN MONDIALE

  • 19 Aprile 2026 in 21:20
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    Ottimo articolo,che. Tante verità sul canale di Ostellato e altrettante verità per chi ha preso la decisione di fare le gare in periodo sbagliato e si tratta solo di incompetenza o menefreghismo

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  • 20 Aprile 2026 in 08:04
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    Mah…io a Ostellato ho fatto gare soprattutto negli anni 90, quando si pescava quasi solo all’inglese e che mi ricordo da marzo si cominciava già a fare dei pesi, anche una decina di kg….si quando pioveva i canali scaricavano e di pesci se ne prendevano pochi,il problema è che quando una gara è programmata è si è sfortunati…. purtroppo capita

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    • 20 Aprile 2026 in 20:44
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      Probabilmente negli anni novanta era così ma la pesca e le situazioni erano molto diverse sono passati 36 anni è cambiato tutto purtroppo!

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  • 22 Aprile 2026 in 14:07
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    Purtroppo ci sarebbe da risolvere i problemi relativi all’organizzazione delle gare prima di maggio, a vietare l’uso delle sostanze chimiche nei fertilizzanti (che poi finiamo per assorbire con l’ingestione dei prodotti della terra), al bracconaggio comunque sempre presente e al rispetto della frega dei pesci (io pescavo le breme in Austria quando in Italia non esistevano ed Ostellato era stracolmo di Carmassi). Già, a questo – volendo e impegnandosi – si potrebbe trovare la giusta risoluzione, ma per i cormorani purtroppo no! È duro ammetterlo, ma non esiste una soluzione alternativa ai dissuasori sonori … quando funzionano! La “bella sfoltita” che qualcuno di augura sparandogli non ci sarebbe assolutamente. L’animale trasmette ai suoi simili insicurezza e paura solo se sopravvive. Il cormorano morto non comunica con nessuno! Inoltre, se si rifugia nelle cittadine attraversate da corsi d’acqua o in riva al mare o ai laghi, gi si potrebbe mai sparare per la strada? Quindi tutto è inutile … ahi noi! Poi c’è anche la faccenda delle carcasse. Una volta abbattuti che si fa? Si lasciano dove cadono? E questo migliorerebbe la situazione dei nostri corsi d’acqua? È la stessa cosa che avviene con i siluri … non si riesce ad arrivare sul greto per la puzza e i ratti che corrono da un cadavere all’altro. Ho visto la stessa cosa accadere sull’Isonzo, quando venne vietato il rilascio del naso comune o savetta dell’Isonzo (Chondrostoma nasus) perché considerato “alloctono”, quando lo stesso fiume Isonzo è “alloctono” in quanto nasce in Slovenia! Bhè, la puzza arrivava sulla strada ad un chilometro dalle sponde e – tra ratti, cornacchie, volpi che correvano tra le buste di plastica nera – sembrava assistere alle lotte tra gangs rivali, il tutto in un’atmosfera del tutto antigienica e inquinante per il pergolato che colava nelle acque del fiume con morie di temoli! Ad ogni azione corrisponde una reazione e non si può agire se non si tiene presente questa prima di decidere qualcosa!

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