FEEDER MONDIALE: L’ITALIA TRA IMPROVVISAZIONE E NECESSITÀ DI UN MODELLO VINCENTE
I riflettori sul Campionato del Mondo si spengono, ma resta accesa una domanda che non può più essere rimandata: l’Italia del feeder è davvero strutturata per competere ad alto livello internazionale?
La risposta, guardando i risultati e soprattutto l’andamento degli ultimi anni, è scomoda ma evidente.
Non è il singolo mondiale andato male a preoccupare. È l’assenza di continuità, di crescita, di identità tecnica. È la sensazione che, ogni volta, si riparta da capo.
Due modelli a confronto:
Oggi nel panorama internazionale emergono chiaramente due approcci.
Da una parte c’è quello “artigianale”, dove si arriva al mondiale e si costruisce tutto durante la settimana di prove: lettura del campo gara, strategie, adattamenti. Un sistema che può anche portare a risultati episodici — come la medaglia conquistata in Portogallo — ma che difficilmente garantisce stabilità.
Dall’altra parte c’è un approccio “sistemico”, adottato da nazioni come Inghilterra e Ungheria, dove il mondiale rappresenta solo l’ultimo tassello di un lavoro iniziato mesi prima:
- studio preventivo dei campi gara
- raccolta costante di informazioni
- squadra allargata composta da agonisti veri
- ruoli chiari e definiti
- investimenti mirati esclusivamente alla performance
La differenza non sta nei pescatori, ma nel metodo.
Il valore del metodo:
In passato, figure come Carlo Chines avevano già indicato una strada chiara. Non solo per il valore degli atleti a disposizione, ma per un approccio fatto di:
- ricognizioni anticipate
- relazioni internazionali
- preparazione mirata
Un modello che oggi, nel feeder, sembra essersi perso o quantomeno indebolito.
Delegazioni: servono competenze, non comparse:
Uno dei punti più critici riguarda la composizione delle delegazioni.
A livello mondiale non c’è spazio per figure marginali. Chi parte per un campionato deve essere in grado di incidere:
- leggere l’acqua
- interpretare le scelte degli avversari
- anticipare i cambiamenti
Le squadre vincenti portano con sé “cervelli pescanti”. Non accompagnatori, non figure di rappresentanza, ma agonisti in grado di contribuire in ogni momento.
Informazioni: il vero campo di gara:
C’è poi un aspetto ancora più delicato: la gestione delle informazioni.
Le grandi squadre osservano molto, parlano poco e filtrano tutto internamente. Danno valore a ogni dettaglio, perché sanno che è lì che si costruisce il vantaggio competitivo.
Al contrario, troppo spesso gli italiani sembrano fare l’opposto: condividere, esporsi, disperdere informazioni.
Non è sportività. È ingenuità agonistica.
In un contesto internazionale, questo atteggiamento si paga.
Talento e libertà: una risorsa da non comprimere:
Un altro errore è quello di imbrigliare gli atleti in schemi rigidi.
Chi arriva in nazionale è un campione. E come tale deve essere messo nelle condizioni di esprimere il proprio talento.
Lasciare libertà nei primi giorni di preparazione significa:
- esplorare soluzioni diverse
- valorizzare l’intuizione
- costruire conoscenza reale del campo gara
Un buon commissario tecnico non impone, ma sintetizza. Non limita, ma coordina.
La scelta da fare:
Il punto, alla fine, è uno solo: cosa vuole essere l’Italia del feeder?
Se l’obiettivo è partecipare, allora si può continuare così, sperando in qualche risultato episodico.
Ma se l’obiettivo è tornare protagonisti, serve una svolta netta:
- programmazione
- competenze
- selezione meritocratica
- investimenti mirati
- costruzione di una vera identità tecnica
Perché a livello mondiale non si improvvisa più nulla.
E continuare a farlo significa accettare, anno dopo anno, un ruolo che non appartiene alla tradizione agonistica italiana.
A. S.




Bravo Alessandro, direi sintesi perfetta ci sono personaggi nel nostro mondo agonistico che hanno portato all’ Italia fior di medaglie al colpo d’accordo ma non pensiamo che non siano in grado di gestire il Feeder anzi hanno competenze tali da leggere campi di gara e coordinamento prove e gara che devono essere utilizzate. Un grazie a chi si è preso un onere pesantissimo nel difendere la NS maglia in primis il ct.sig.Cascianini gli accompagnatori tutti,gli atleti direi bravissimi. Mi permetto un suggerimento in federazione ci sono persone competenti nel Feeder che parlano svariate lingue perché non inserirle nello staff? Forse perché non sono a Roma?
Ohhh, bravo Scarponi, hai colto nel centro. E visti i risultati non mi sento di dire bravi ai partecipanti.
Persone di spessore non esistono un Italia nel mondo del Feeder esistono brave persone con tanta voglia ma zero esperienza , fino a 5 anni fa non sapevamo nulla di questa disciplina la chiamavano pesca a fondo , chi pesca a Feeder sono gente riciclata dalla pesca al colpo , poi visione dell acqua?peschiamo solamente in acque ferme in fiumi quando mai peschiamo?li si farebbe esperienza mancano anche i campi gara x farlo. I nostri ragazzi che sono li sono bravissime persone xò con l esperienza limitata