Ostellato vecchio a feeder: Ivan Yareha quando il feeder diventa un’arte

C’è chi pratica il feeder e chi, invece, sembra averlo nel proprio DNA. Ivan Yareha, portacolori della società emiliana Alto Panaro, appartiene senza dubbio alla seconda categoria.

La pesca con il feeder è la sua specialità e, gara dopo gara, continua a dimostrare una straordinaria capacità di interpretare ogni campo di gara. Che si tratti del Circondariale di Ostellato o del Po di Volano a Medelana, Ivan riesce quasi sempre a individuare rapidamente la strategia vincente, trasformando le cinque ore di gara in una continua successione di catture.

Soltanto pochi giorni fa ha conquistato una prestigiosa vittoria nel Campionato Provinciale di Modena di pesca con il feeder, disputato sul Po di Volano, dove ha sfiorato il mezzo quintale di pescato in appena cinque ore, una prestazione che testimonia tutto il suo valore tecnico.

Anche nella seconda prova del Trofeo Feeder Emilia-Romagna a squadre, disputata sul Circondariale di Ostellato, Yareha ha confermato di essere uno dei migliori interpreti di queste acque. La sua gara si è chiusa con 90 catture, per un peso complessivo superiore ai 5 chilogrammi, un risultato che gli è valso una meritata vittoria di settore.

Una prestazione costruita con intelligenza tattica, continui adattamenti e una lettura impeccabile del comportamento del pesce, qualità che fanno di Ivan uno degli agonisti più interessanti del panorama feeder emiliano.

A lui vanno i nostri complimenti. Ora lasciamo spazio al protagonista, che ci racconta nel dettaglio quale strategia ha adottato per conquistare questo importante successo sul canale di Ostellato:

«La nostra strategia di squadra era abbastanza chiara. La prima ora dovevamo provare la pesca sulla sponda opposta, cercando di intercettare qualche carpa. Se non fosse successo nulla, saremmo tornati sulla linea corta.

Ho iniziato proprio così: sulla lunga distanza ho catturato un pesce gatto, poi tornando a corto ho preso una carpetta. Sono ripartito verso l’altra sponda e ho catturato un’altra piccola carpa, ma dopo tre lanci senza alcun segnale ho deciso di rientrare definitivamente sulla linea corta.

Appena tornato ho preso un’altra carpetta e subito dopo un carassio. Ho iniziato a pescare a 12 metri, ma dopo un po’ il pesce è completamente sparito. Così mi sono accorciato di un metro e ho rivisto qualche mangiata. Quando anche quella linea si è spenta, ho continuato ad accorciare progressivamente fino ad arrivare a 8 metri.

È proprio lì che ho trovato la linea migliore della giornata. Una volta capito dove stazionava il pesce, ho iniziato ad alimentare con decisione, utilizzando mais grattugiato, qualche caster e alcuni pinkies morti, che erano anche l’esca che usavo maggiormente all’amo, uno o due per volta.

Naturalmente ho provato diverse esche durante la gara. Con i pinkies morti catturavo tre o quattro pesci consecutivi, poi passavo all’esca arancione per cambiare presentazione. Nell’ultima ora, invece, mi sono accorto che innescando un verme intero le mangiate erano meno frequenti, ma la taglia del pesce aumentava sensibilmente: arrivavano carassi da 100-150 grammi.

Alla fine credo di aver effettuato circa 165 lanci, catturando 90 pesci, dei quali 88 sulla linea corta e soltanto 2 sulla lunga distanza.

La cosa che mi ha colpito di più è stata la risposta del pesce alla pasturazione: più mais davo e più aumentavano le mangiate. Alla fine della gara avevo consumato quasi tre barattoli di mais.»

Una prestazione di altissimo livello tecnico che gli ha consentito di conquistare la vittoria di settore grazie a una continua capacità di adattarsi ai cambiamenti del comportamento del pesce e di individuare la linea più produttiva del campo gara.

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