I CAVEDANI DEL SAVIO

Articolo pubblicato sul GIORNALE DELLA PESCA il 22 novembre 1974


Roberto Galletti leader della Pesca Sport Forlì

Quando il tempo fa il matto come in questo periodo o si va alla ventura nella speranza di trovare qualche fiume pescabile, oppure si cerca di scovare delle acque che rimangano costantemente pescabili anche quando vien giù il diluvio. In genere si tratta di corsi d’acqua torrentizi, di mezza montagna, a fondale sassoso dove le piene passano alla svelta e nel giro di un giorno lasciano l’acqua almeno decente. Uno di questi posti di riserva l’abbiamo trovato grazie ad alcuni amici di
Forlì e vale la pena segnalarlo perchè ha delle caratteristiche particolarmente interessanti anche
dal punto di vista tecnico. Si tratta del Savio e più precisamente del Savio a Sarsina alla centrale dell’Enel. In questa zona il Savio esce dal lago di Quarto, viene parzialmente incanalato in condutture per lo sfruttamento dell’energia elettrica, mentre l’acqua residua ha formato una serie di cascate incastonate nella roccia ed una serie di pozzoni più o meno larghi di una bellezza notevole e soprattutto notevolmente popolati di cavedani, barbi e tinche anche di taglia notevole. Dato che in questa settimana di acque torbe ne avevamo viste fin troppe, abbiamo deciso di andare sul Savio in compagnia di Roberto Galletti e soci. Mentre da Cesena salivamo verso Sarsina, Galletti con Joe Pesce, come i forlivesi della Pesca Sport Forlì hanno ribattezzato Pino Fiumana, ci spiegava le caratteristiche
di questo tratto del Savio
“è un fiume dove c’e del pesce dappertutto, solo che per prenderlo fa venire il mal di testa, ci sono barbi e cavedani che parlano le lingue qua dentro, se non sei più che turbo torni a casa con il cestino vuoto. Soprattutto nelle buche dove andiamo, la pesca è molto impegnativa ed è anche per questo che è divertente. I cavedani son tutti sui due-tre etti, ogni tanto salta fuori quello di mezzo chilo e qualche volta riesci ad agganciare anche qualche super, super per queste acque naturalmente.
Ci sono anche i barbi e grossi, fino oltre il chilo e che mangiano anche d’inverno in giornate non molto fredde. Ci sono delle tinche di due chili, ma fino a stagione avanzata non le si prendono. L’acqua e sempre verde, vedi il fondo delle buche di dieci metri, diventa appena opalina anche quando piove molto, perchè dal lago entra nella condotta, mentre in questi pozzoni ne entra pochissima e viene filtrata dal terreno. Tra 1’altro e meglio pescarci quando e un pò opaca come spero la troveremo oggi. In genere l’acqua è sempre ferma e questo crea delle difficoltà non indifferenti perchè il pesce va cercato ed invitato a mangiare. Usare lo 0,10 in queste acque vuol dire non prendere niente, vedi il pesce che accenna ad aspirare il bigattino e lo rilascia subito, non solo i cavedani più grossi ma anche quelli di un etto. Bisogna pescare di norma con lo 0,06, in giornate particolari quando il pesce è in vena di mangiare si può montare uno 0,08 purchè sia di quelli reali e non un super o comunque un nylon maggiorato. Dato che le buche sono piccole, non conviene pescare ne con la bolognese ne con canne fisse molto lunghe, che tra l’altro proiettano troppa ombra in acqua: la sei metri e mezzo è la canna ideale. Solo che non puoi usare una canna rigida perchè altrimenti rompi tutto, conviene allora ricorrere ad una canna ad azione tipo fiorentina, cioè con azione molto morbida in modo da accompagnare il pesce nel momento della ferrata, altrimenti lo si perde sulla ferrata soprattutto i barbi.
Oltre al filo leggero bisogna fare anche una montatura leggerissima con il galleggiante quasi completamente affogato, se non addirittura immerso sotto il pelo dell’acqua nelle giornate particolarmente difficili.
La toccata del cavedano è spesso impercettibile, vedi il galleggiantino che si muove e poi rimane fermo, difficile che porti il galleggiante sott’acqua se non è più che ben tarato. II barbo poi ha un modo di mangiare unico, vedi il galleggiante che accenna ad andare sott’acqua, si ferma e poi risprofonda per un metro sott’acqua. Tiri e nove volte su dieci non lo prendi. Vuol dire che hai una lenza troppo pesante. Quando hai trovato la lenza giusta, allora mangia a razzo. Va giù sparato in un attimo e poi molla, ti assicuro che farci l’abitudine e riuscire a ferrare sul tempo della mangiata non è facile, perchè è molto immediata. Tutto questo, anche se complica molto le cose, è divertente, perchè prendere dei cavedani di due – quattro etti con lo 0,06 ti impegna al limite della possibilità del filo; la canna inoltre ti da un divertimento come se tu avessi in canna un pesce da un chilo. Inoltre c’e una ricerca nella scelta dell’attrezzatura e nella pesca, che fa bene al cervello del pescatore. Intanto che parlavamo siamo arrivati a Sarsina. Fatti circa 5 km. troviamo un cartello giallo con la scritta: «Enel, zona di pesca». Uno dei pochi atti di collaborazione dell’Enel nei confronti dei pescatori che è giusto segnalare.
Arriviamo alla centrale, lasciamo la macchina fuori dal cancello e salite le scalette sotto il tubo, ci affacciamo sulla prima buca. Si tratta di un pozzone largo circa venti metri con una profondità me
dia che va dai 5 metri sotto la cascatella fino al metro e mezzo dove la buca si restringe. E’ divisa dalla parte dove si arriva da un muretto, dall’altra parte e delimitata dai sassi del torrente. Più sopra c’e una pozza molto piccola e sopra ancora, incassata nella roccia e raggiungibile lungo fiume, c’e una grossissima buca, il doppio di questa dove il fondo va dai 4 ai 12 metri ad imbuto verso la cascata. Decidiamo di provare nella prima buca, due dalla parte del cemento e due sui massi dalla parte opposta. Si montano le sei e trenta, si montano con cura le lenze, piombatura distribuita molto in alto, galleggiante piccolo ed affogato, pochi bigattini di richiamo e si parte.
Joe Pesce allama il primo, un cavedano sui tre etti che piega tutto il vettino della canna, fa un po’ di rumore e poi si arrende. Stiamo nella buca circa un’ora. Come posizioni hanno reso più quelle sulla sponda dei sassi e dalla parte opposta quella verso la cascatina. Poco le posizioni d’acqua bassa, dove invece si prendono dei bei barbi. In un’ora circa dodici cavedani sui tre etti in media, con un pezzo di quasi quattrocento grammi e due lenze strappate. A fianco della pozza, sulla sinistra, spalle alla sorgente, c’e una strada che porta alle pozze superiori. Decidiamo infatti di scartare la seconda, perchè è quella che rende meno, avendo un fondo disuniforme. Fatti cento metri di salita si arriva alle pozze superiori. Sono due pozze inferiori dove il fondo va dai due ai quattro metri nel centro e l’ultima pozza è quasi un laghetto di un duecento metri per cinquanta. Decidiamo di pescare in quest’ultima, dove di solito ci sono i pezzi più grossi e soprattutto un numero maggiore di barbi. La parte più redditizia è lungo il muro dalla parte opposta alla canalizzazione dell’acqua: è bene fare molta attenzione nel camminare sulla roccia perchè molto scivolosa e gelata d’inverno. Non andateci mai da soli. Da metà del muro fino dove si può arrivare camminando, il fondo subito sotto i piedi e di sette metri. Sotto ci sono le tane dei barbi e dei cavedani. Dalla parte della condotta, bisogna fare attenzione a non avventurarsi sulla sabbia, inizialmente è compatta, ma fatti pochi metri è cedevole, peggio delle sabbie mobili, si corre il rischio di lasciarci le penne.
Si pesca verso l’inizio del pozzone allo scivolo sul cemento dove c’e spazio sufficiente. Da questo lato il fondo varia da due ai tre metri a portata di canna fissa come le nostre. Più in fuori va lentamente ad aumentare, finche sotto le rocce, come detto, arriva a sette metri. In questo pozzone ci sono grosse tinche e grossi barbi, oltre a cavedani della solita taglia e qualcuno più grosso. Galletti e Mazzotti decidono di andare sul muro con un po’ di equilibrismi, Joe Pesce e Giorgini dalla parte opposta all’inizio dello scivolo. Qui si fanno le più belle catture delta giornata, sotto il muro si muove qualche barbo che schianta subito lo 0,06 di Galletti, che cambia montando uno 0,06 più robusto, uno 0,07 in pratica. Ne mette a cestino un paio, ma altri due rompono tutto. Prova con lo 0,08, ma è costretto a tornare al filo più leggero se vuol vedere qualche mangiata. Anche dalla parte di Joe Pesce le catture non mancano, pero tutti cavedani sui due etti, con qualche pezzo di tre etti oltre a due lenze rotte. Anche qui si prova con lo 0,08 ma non si vedono mangiate. Alle tre decidiamo di smettere e raduniamo il pesce per la foto ricordo. Dalle undici alle tre, in quattro canne, sono più di sei chili di pesci, c’e da contentarsi anche perchè ogni pesce pur piccolo impegna e diverte.


Fiumana Pino sul Savio ovvero “JOE PESCE”



ATTREZZATURA ED ESCHE
Canna fissa di sei metri e mezzo, ad azione fiorentina, possibilmente limitata ai pezzi terminali, una via di mezzo quindi tra la fiorentina tradizionale tutta molle e la moderna, più rigida nella tre quarti inferiore. Una canna più lunga rende difficoltosa la manovra di lancio ed in pratica non serve, perchè il pesce se mangia viene a portata di canna. Inutile andare nel mezzo a far confusione con la bolognese, almeno di non essere capaci di lanciare a dieci-dodici metri un galleggiante di 5 cm.
Madre lenza dello 0,08 e finale dello 0,06: scegliere nylon molto precisi e molto morbidi. Piombatura formata da un piombino del n. 11 a 50 cm. dall’amo sul finale di 60 cm.; a 30 cm. dal primo piombo due pallini sempre del n. 11; poi altri tre pallini della stessa misura sempre a trenta centimetri e quattro pallini a 40 cm. Il galleggiante usato è quello di Ragonesi, visibile in fotografia; non lo si trova in commercio, ma comunque ne esistono di simili. Va affogato lasciando fuori
l’antenna, spesso va affogato del tutto. Amo del 22 Mustad n. 20. Per esca un solo bigattino grosso innescato a fior di pelle e che deve essere cambiato spesso.

VIABIL1TA’
Si raggiunge il Savio da Firenze, per Arezzo, passo dei Mandrioli, Bagno di Romagna, San Piero in Bagno, Quarto e Sarsina. Da Bologna, Forlì, Cesena, Borello, Mercato Saraceno e Sarsina. Per chi non volesse pescare nelle buche. sopra i pozzoni c’e il lago di Quarto: ci sono cavedani, anguille e tinche, ma non e eccessivamente pescoso. Preferibile scendere nel Savio sotto la diga dove ogni cento metri ci sono delle belle buche con barbi e cavedani piuttosto grossi. Ricordarsi che nei
giorni feriali dalla mattina alla sera l’Enel scarica acqua nel Savio a Valle dei pozzoni per cui l’acqua è quasi sempre torbida, fuorchè nel periodo estivo quando la portata e minima. La domenica la condotta è chiusa ed il fiume è in condizioni normali. Una delle buche più belle è a Sarsina sotto il paese, è chiamata anche la piscina.
Ricordarsi anche che dal lago di Quarto a monte, si può pescare con il bigattino solo in sponda sinistra, sia sul Savio che nel a lago. Per mangiare c’e un ottimo ristorante a Gualdo a valle di Sarsina, il Ponte Giorgi dove si gustano specialità romagnole e si mangia dell’ottimo pesce di mare.


I galleggianti artigianali di Ragonesi Vittorio
Qui accanto la foto dei galleggianti usati e la lenza indicata per queste acque, una lenza che si presta comunque per essere utilizzata in tutte Ie acque ferme e profonde dei nostri fiumi a carattere torrentizio. 1 galleggianti sono quelli di Ragonesi, non reperibili in commercio, ma comunque ce ne sono molti quasi identici. Le quattro misure reggono rispettivamente: 6 pallini del n. 11; 10 pallini del 11; 15 pallini del n. 11; 21 pallini del n. 11. La lenza e formata da un finale dello 0,06 e da una madre dello 0,08: in acque particolarmente chiare e indispensabile pescare molto leggero anche a rischio di strappare molto spesso, ma in compenso nelle giornate in cui il pesce abbocca molto sospettosamente e I unico modo per far cestino, come si vede dalla nostra fotografia conclusiva. Si tratta di qualcosa di più di 6 chili di cavedani tutti dall’etto e mezzo ai trecento grammi, con qualche soggetto vicino ai quattro etti.

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