Mondiale di Canna da Riva, Italia in difficoltà. Straordinaria Arechi Veret: è vicecampione del mondo!

Dopo circa vent’anni caratterizzati da podi e successi internazionali, spesso con le squadre azzurre protagoniste assolute, il Campionato del Mondo di Canna da Riva si chiude con un bilancio deludente per le Nazionali italiane.

In Portogallo, sul difficile campo di gara di Viana do Castelo, Italia A e Italia B hanno terminato rispettivamente al sesto e al settimo posto.

A tenere alto il nome del nostro Paese ci ha pensato però la SPS Arechi Veret di Salerno, protagonista di una prestazione straordinaria che le ha consegnato il titolo di vicecampione del mondo per società.

Un campo difficile e una pesca ricca di incognite

La trasferta portoghese era attesa con qualche preoccupazione. Il campo di gara di Viana do Castelo presentava numerose insidie: forti correnti legate alle escursioni di marea, pochissime alternative tecniche, picchetti con rendimenti molto differenti e posizioni laterali capaci di condizionare pesantemente le classifiche.

Un elemento lasciava comunque spazio all’ottimismo: la misura minima dell’amo consentita, fissata a 5 millimetri anziché ai consueti 7, permetteva di insidiare più agevolmente le acquadelle, specie particolarmente presente in quel tratto di costa.

Dopo le prove ufficiali, le tre formazioni italiane — Italia A, Italia B e la squadra societaria campione d’Italia della stagione precedente — avevano individuato una strategia comune: puntare inizialmente sulle acquadelle, anche di buona taglia, sfruttando la corrente più sostenuta, per poi cercare pesci più importanti nella fase finale, quando il movimento dell’acqua tendeva a rallentare.

La strategia sembrava funzionare nelle prime tre ore, nonostante l’assenza di picchetti particolarmente favorevoli. Ma proprio nella fase conclusiva, quando diventava necessario trovare i pesci di taglia, le catture attese non sono arrivate.

La casualità dei pesci di taglia cambia le classifiche

Muggini, sgombri, aguglie e gallinelle sono stati catturati in quantità limitate, spesso in maniera sporadica e casuale. Eppure, proprio questi pesci hanno finito per determinare gli esiti delle manche: un muggine da oltre un chilo e mezzo poteva trasformare una prestazione anonima in una vittoria di settore.

La pesca alle acquadelle garantiva risultati soprattutto nei picchetti in cui non entravano pesci di taglia. In queste condizioni, una squadra capace di ottenere due ottimi piazzamenti e due risultati discreti poteva conquistare una classifica complessiva di grande valore.

La seconda prova ha confermato questa tendenza, con un numero maggiore di muggini importanti, mentre la terza e ultima manche, disputata sabato, ha riproposto uno scenario analogo, con catture ancora più scarse e imprevedibili.

Le squadre spagnole hanno saputo approfittare della situazione, con la Spagna B che ha conquistato il titolo mondiale. La Spagna A, nonostante una giornata conclusiva meno brillante, è riuscita comunque a salire sul terzo gradino del podio.

Arechi Veret, una piccola grande realtà sul tetto del mondo

La vera impresa porta il nome della SPS Arechi Veret di Salerno, capace di conquistare uno splendido secondo posto mondiale, insidiando le formazioni più accreditate e dimostrando quanto il lavoro, la preparazione e la crescita agonistica possano portare una società a competere ai massimi livelli internazionali.

Un risultato di enorme valore, frutto di una squadra che negli ultimi anni si è costruita una reputazione attraverso risultati importanti e che in Portogallo ha saputo confermarsi protagonista. Un applauso particolare va ai ragazzi guidati da Mauro Freda, artefici di una prestazione che merita il massimo riconoscimento.

Per l’Italia A e l’Italia B resta invece l’amarezza di un sesto e settimo posto, condizionati anche dalla mancanza di picchetti esterni, notoriamente determinanti in un campo di gara dalle caratteristiche così particolari.

Il miglior posizionamento ottenuto dalle formazioni azzurre è stato il numero 12 nel settore terminale, mentre la vittoria è andata al numero 15, collocato proprio all’esterno.

Anche la classifica individuale ha visto prevalere gli atleti di casa: José Afonso e Pedro Silva, entrambi portoghesi, hanno conquistato i primi due posti, seguiti dallo spagnolo Manuel Vidal Barrachina. Il migliore degli italiani è stato Ilario D’Ambrosio, quinto assoluto.

Un Mondiale da archiviare, una lezione da cui ripartire

Resta la consapevolezza che l’impegno dei rappresentanti delle Nazionali italiane non è bastato a compensare le difficoltà tecniche del campo e una componente di casualità che ha inciso profondamente sui risultati. Dopo tanti anni di successi, questa edizione rappresenta un passaggio difficile, dal quale sarà importante ripartire con nuove valutazioni tecniche e agonistiche.

Ma se il bilancio delle squadre azzurre è negativo, quello della SPS Arechi Veret è motivo di orgoglio per tutta la pesca italiana. La società salernitana ha dimostrato che anche una realtà cresciuta progressivamente, attraverso il lavoro e i risultati, può arrivare a giocarsi il titolo mondiale contro le grandi potenze della specialità.

Complimenti alla SPS Arechi Veret e a tutti i suoi atleti per questo straordinario argento mondiale, che restituisce prestigio e fiducia alla Canna da Riva italiana.

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