Quale futuro per il nostro agonismo?

Il campionato di quest’anno ha evidenziato ancora una volta la supremazia di quelle squadre che grazie ai potenti mezzi tecnici ed economici riescono a dominare come sempre in classifica.
Ritengo che questo sia normale, d’altra parte lo è anche nel calcio ed in tutti gli sport.
La Juve, l’Inter ed il Milan lottano sempre per il vertice mentre il Messina, l’Ascoli ed il Treviso lottano per salvarsi.
Però durante il campionato può capitare che il Messina, una volta ogni trent’anni, riesca a vincere a S. Siro contro il Milan e questo rende tutto molto più affascinante.
Anche nella pesca fino a quest’anno era così.
Dal prossimo anno le cose cambieranno grazie al nuovo format che la Federazione ha varato.
Le grandi società, quelle che possono annoverare tra le fila campioni affermati, dal prossimo anno pescheranno in un campionato tutto loro denominato SUPER ECCELLENZA.
Ritengo la scelta del nuovo format inopportuna per il tipo di agonismo che abbiamo in Italia.
Il tenere insieme garisti “qualunque” con agonisti di fama mondiale, avrebbe continuato ad alimentare quell’entusiasmo generale e quel fascino necessario a far girare il tutto il sistema pesca. Il format attuale, non sarà stato il massimo, ma ha dato risposte ai problemi sempre maggiori a cui le medie piccole società di pesca sono esposte.
Il format attuale è frutto di scelte fatte in passato dalla Federazione la quale ha cercato di avvicinare le distanze tra grandi e piccoli clubs come tra piccoli e grandi pescatori superando l’esperienza dell’agonismo diviso per classi.
Mettere in vetrina le società cosiddette minori o dilettantistiche e i loro garisti unitamente a quelle grandi e più blasonate con i loro campioni è stata una operazione che ha fatto bene alla pesca.
Il format attuale ha dato la possibilità a tutti di trasformare un sogno in realtà ovvero di poter gareggiare una domenica nella vita a spalla di un grande campione.
Per una piccola Società cambieranno gli stimoli e le prospettive e non essere più a certi livelli condizionerà anche il mercato.
Se veramente si voleva riportare l’agonismo vicino ai pescatori il modo migliore non era quello di spaccare in tre i campionati introducendo regionale, zonale, super elite.
Avere un campionato misto fino alla quinta prova e poi le migliori se la sbrigavano tra loro con un altro mini campionato a parte, secondo me era il massimo.
Certamente alcune correzioni andavano fatte, sull’uso obbligatorio delle esche (vedi l’errore del fouillis obbligatorio in Idrovia) sulle tecniche migliori in alcuni campi gara, sulle date migliori per il tipo di campo di gara, sulla introduzione di nuovi campi gara anche diversi se necessario.
Ma si è deciso di rivoluzionare tutto esasperando ancora di più l’agonismo di vertice portandolo ad un livello di sacrificio, che tra costi e tempo necessario, molto pesante.
La nuova formula della SUPER ECCELLENZA, secondo il mio parere, rischia di bruciare quelle società che per fortuna o per bravura sono riuscite ad entrarvi senza rendersi conto di quello che gli aspetta.
I costi lieviteranno enormemente, e per qualcuno diventerà difficile reggere certi lussi che solo in pochi potranno permettersi.
Di conseguenza la disaffezione alle gare di pesca, che colpirà molti pescatori di queste società “materasso”, sarà inevitabile e porterà diritto verso la strada dell’abbandono.
Anche in passato gli effetti collaterali di un agonismo spinto sono stati gli stessi.
Ripeto quindi che la formula in vigore fino al 2005, con gironi di serie A, fosse la più idonea per tenere in equilibrio professionismo e dilettantismo avanzato.
L’alternativa, se proprio si vuole cambiare, come ho avuto modo di dire in altre occasioni è una radicale trasformazione di questo sport che deve passare da sport hobbistico a sport professionistico.
Ma qui servono altri mezzi, altri veicoli pubblicitari oggi vietati al mondo della pesca italiano.
Avere un campionato di professionisti e poter vedere in televisione le gare e le gesta sportive dei campioni in azione cambierebbe molto perché la pesca entrerebbe in tutte le case e i campioni di pesca sarebbero il polo attrattivo di tutti, ma non è così.
Solo in Inghilterra se non vado errato le gare di pesca sono trasmesse in televisione da alcune televisioni con grandi ascolti per quelle manifestazioni di rilievo.
Allora in questo scenario avrebbe senso un campionato nazionale di punta, da vetrina, nel quale far competere campioni di pesca stipendiati dalle società o dagli sponsor attraverso il rapporto della prestazione professionale sportiva.
Questo è quello che penso.
Avrei tante altre considerazioni al riguardo, tanti commenti su altri tornei come il campionato italiano il cui format attuale è ridicolo.
L’anno scorso ad Anita c’era gente del sud che non avevano mai visto il canale. Vi sembra giusto? Come possono competere questi garisti?
Possibile che nessuno abbia mai pensato di pensare a fasi eliminatorie regionali e ad una finale nazionale dove solo i migliori ci arrivano?
Li si che sarebbe stato necessario intervenire.
Tanti saluti.

Alessandro Scarponi

Cesena 14-10-2005

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