LE SUPER REGINE DEL CIRCONDARIALE

LE SUPER CARPE DI OSTELLATO



ALESSANDRO SCARPONI
match fishing italy


ALESSANDRO SCARPONI
match fishing italy


BULGARELLI MATTEO
Lago Santo Ferrara

CPS CODIGORO

BULGARELLI MATTEO
Lago Santo Ferrara
CPS CODIGORO

Ogni domenica mi alzo di buon ora per andare a pescare e questa storia si ripete dalla primavera all’autunno senza soluzione di continuità da diversi anni.
Ci sono posti che non scelgo personalmente perché obbligato dalle gare di campionato della pesca al colpo.
Le domeniche di questo inizio di primavera in Romagna non sono state troppo clementi con i pescatori.
Quando non pioveva c’era una gran nebbia.
La giornata del 5 aprile infatti offre una nebbia come da tempo non si vedeva e nonostante tutto decido di farmi i miei 100 chilometri in auto in direzione Ostellato: ad attendermi il mitico Circondariale.
In auto ascolto musica e mantengo con facilità il buon umore perché ad attendermi ci sono i pesci e gli amici della domenica.
Finalmente sono nei pressi del luogo di pesca, la strada è dissestata piena di buche. In altre situazioni avrei avuto cura della mia auto cercando di evitarle ma stavolta no, la cosa più importante è guadagnare più tempo possibile e per di più non vedo l’ora di calare la lenza.
La situazione meteorologica è tragica, perché la nebbia, a ridosso del canale, è ancora più fitta e il galleggiante si fatica ad individuarlo. Tutt’attorno regna il silenzio assoluto. Forse con questa nebbia nemmeno gli uccelli per paura di perdersi se ne stanno rintanati in chissà quale nido.
Solo i fagiani scorazzano nel mezzo della strada evitando di camminare nel campo sterrato pieno di fanghiglia.
La temperatura è molto bassa e per ripararmi mi sono coperto per bene.
Il venticello proveniente dal mare rende ancora più fredda l’aria ma niente e nessuno può piegare la mia voglia di pescare.
Con grande meraviglia scopro che lungo il canale sono presenti tantissimi carpisti posizionati lungo l’argine e riparati all’interno di grandi e piccole tende.
Sono le 7,30 e nell’aria mi arriva una zaffata di profumo di caffè che un pescatore, posizionato poco lontano, ha preparato.
E’ una meraviglia bere il caffè caldo bollente nel mezzo di una fredda, grigia e nebbiosa domenica mattina.
Dopo la preparazione nei minimi particolari di tutti gli arnesi da pesca carico l’amo con una cinquina di chicchi di mais alla fragola e lancio al buio, cioè senza vedere dove la mia esca possa essere andata a cadere.
A causa della forte nebbia evito di pasturare preferendo fare questa operazione non appena la luce fosse ritornata sul canale.
La mia canna, con un grosso piombo da 30 grammi, è ben posizionata sul cavalletto pronta per la prima battaglia.
Passa una mezz’ora e nessun cenno arriva sul segnalatore acustico montato sulla canna.
Penso che l’assenza di abboccate sia causata da un lancio effettuato in una zona poco favorevole.
Tra me e me penso che questa giornata la dovrò trascorrere come altre che mi sono capitate nel corso della vita cioè senza vedere alcuna mangiata. Questo pensiero mi rattristava parecchio e così decido di allontanarmi dalla mia postazione di pesca per cercare qualcuno per fare due chiacchere.
All’improvviso sento un segnale elettronico e non capivo se arrivava dalla mia canna o da qualcuno a me vicino.
Quando realizzo che il suono non era altro che il mio segnalatore acustico aumento la velocità dei passi e giunto a ridosso della canna la trovo in tiro con il pesce attaccato che tirava come un matto.
Prendo la canna in mano e faccio una leggera ferrata per conficcare per bene l’amo nella bocca carnosa del pesce.
Ecco, il mulinello frizionando emette un suono che viene sentito anche in lontananza tanto da attirare subito sul posto alcuni curiosi.
Quello della frizione è decisamente il miglior rumore che un pescatore possa ascoltare ed apprezzare.
La lenza scorre ancora decisa e in quei momenti non puoi fare altro che assecondare la furia dell’amico pinnuto di cui ancora non conosco né nome né cognome.
Ogni tanto tende a fermarsi forse per prendere fiato, un pò come fanno i tori nell’arena quando di tanto in tanto si fermano per puntare il matador.
Comincio il recupero del filo con la canna che viene messa a dura prova formando una parabola perfetta.
Il recupero è costante ma lento perché dall’altra parte sento che la mole del pinnuto è davvero notevole.
Le emozioni sono forti e adesso che il pesce è vicino alla riva la mia paura è la sua reazione. Infatti quando un pesce si accorge di essere molto vicino al pescatore tenta l’ultimo disperato tentativo di fuga ingranando la quarta e puntando con violenza ancora verso il largo.
La frizione è in quei frangenti che viene messa a dura prova, per questo occorre sempre utilizzare dei buoni mulinelli.
ZIIIIIIIIIIIIII……ragazzi che partenza, forse se avessi avuto un filo più sottile avrebbe risolto a suo favore il Match.
Nella disperata fuga verso il largo mi sbobina non meno di trenta metri di filo però sento che adesso non tira più con sicurezza e forza come prima. Capisco che adesso è il momento di forzare per cercare di portare a guadino il grosso pesce.
Tento il tutto per tutto cercando di bloccare un’altra piccola fuga del pesce e solo in quel momento riesco ad individuare la sagoma scura affiorare dalla nebbia come fosse un film di Hitckooc; capisco che è enorme dalla lunghezza della schiena che vedo fuori dall’acqua.
All’improvviso si gira e rischio una rottura che per fortuna non si verifica, adesso la vedo bene e anche la bocca è fuori dall’acqua.
Questi sono gli attimi che precedono la guadinatura e sono momenti delicati perché il pesce una volta dentro la sacca di rete del guadino, capendo di avere perso la battaglia e la vita, si dimena come un forsennato disperato.
Sbatte sull’acqua e fa dei vortici mostruosi ma subito dopo il pesce è vinto.
Ad abboccare questa volta è stata una grossa carpa regina dal peso vicino agli otto chili.
La coda è di un bel colore rosso arancio segno inequivocabile di una buona condizione di salute.
Adesso il pesce è adagiato sul materassino per evitargli abrasioni o stress dannosi. Una rinfrescata con l’acqua, le foto di rito e via dolcemente riprende la strada di casa.
La sua nuotata verso il largo non è stata fulminea, tutt’altro.
La grossa sagoma del pesce scompare negli abissi del canale portando con sé il brutto ricordo di essere finito per un attimo fuori dal suo mondo ma giunto sull’uscio di casa ritroverà tutti gli affetti più cari ai quali per giorni e giorni racconterà l’avventura di questa lotta e forse barando racconterà di avere vinto con la sua forza l’uomo pescatore.

Grazie ancora amica REGINA Carpa per le emozioni che hai saputo darmi e per la foto ricorso che mi hai regalato.
NON TI DIMENTICHERO’ MAI AMICA MIA!!!

Alessandro Scarponi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.