LA SFIDA SUL FIUME SAVIO

Derby romagnolo tra bolognese e roubaisienne!

Due tecniche a confronto per due pesci difficili: barbi & cavedani.
Un’interessante sfida sul fiume Savio, tra una bolognese & una roubaisienne.

SAVIO 11-06-09 018
DERBY ROMAGNOLO SUL SAVIO

SAVIO 11-06-09 029
LO STRISCIO DELLE OCHE A MERCATO SARACENO

SAVIO 11-06-09 024
L’EQUIPAGGIAMENTO DA FIUME DI ARCADIO

SAVIO 11-06-09 040
ALESSANDRO SCARPONI

SAVIO 11-06-09 019
IVANO ROSSI

SAVIO 11-06-09 006
ARCADIO BUSCARINI

MAZZONI G.CARLO SAVIO 11-06-09 032
GIANCARLO MAZZONI

Questo articolo lo potete leggere insieme a tante altre notizie sul mensile PESCA IN del mese di agosto 2009. Solo in edicola.

In Romagna è piovuto molto nelle settimane tra fine maggio e inizio giugno impedendo di fatto per un lungo periodo l’esercizio della pesca agli amanti dei furbi cavedani e dei potenti barbi. In queste settimane l’alternativa al fiume è stato il canale dove i pesci presenti hanno assicurato sempre abbondanti pescate e comunque poco importa se a far affondare il galleggiante sono breme e non cavedani, l’importante è andare e catturare.
Il tempo di metà giugno ha girato per il verso giusto e così anche le limacciose acque dei fiumi romagnoli, come il Savio e il Bidente, hanno ritrovato la rinomata trasparenza, certamente la migliore condizione per insidiare i pesci tra i più sportivi in assoluto nel nostro paese quali sono i cavedani e i barbi. Attendavamo con impazienza queste condizioni necessarie per effettuare un’uscita di pesca anche allo scopo di verificare quale attrezzo tra una bolognese e una roubaisienne, fosse più competitivo.
Eravamo curiosi di vedere il comportamento di queste canne alle prese con una pesca difficile come appunto quella del cavedano e per questo test, è stato scelto il fiume Savio, nel tratto che scorre proprio nell’abitato di Mercato Saraceno, piccolo Comune della vallata cesenate che si incontra percorrendo la super strada E45.
A questa battuta di pesca hanno partecipato, oltre al sottoscritto, anche alcuni amici nelle persone di Ivano Rossi, Arcadio Buscarini e Giancarlo Mazzoni della società Valle Savio di Cesena profondi conoscitori di questo fiume e forti agonisti di pesca pratica.
Il Savio è un emissario del lago di Quarto, nasce dal monte Coronaro (massiccio del monte Fumaiolo) e termina la sua corsa nel mare Adriatico in località Lido di Savio a Ravenna dopo aver percorso e bagnato numerose località tra le più importanti la città di Cesena. Lungo ben 90 km. raccoglie le acque di più vallate, grazie ai suoi numerosi torrenti e affluenti. Bellissimo e facilissimo da percorrere il tratto di fiume che scende dalla diga di Quarto fino alla Centrale idroelettrica. E’ particolarmente indicato per la pesca, grazie ai suoi numerosi gorghi ricchi di diverse specie ittiche. Numerosi sono i cesenati e i ravennati che in questo tratto di fiume, proprio grazie alle sue acque limpide ed alla sua rilevante valenza paesaggistico-ambientale, alternano le loro giornate trascorse nel caos della frenetica riviera romagnola ad altre piacevolissime trascorse a stretto contatto con la natura nella calma più totale. Il Savio, in condizioni normali, è un fiume la cui corrente è ridotta ai minimi termini grazie al controllo del flusso esercitato dalla diga di Quarto. Ci troviamo in uno striscio denominato dai pescatori locali “lo striscio delle oche” ed è situata proprio all’interno della ridente cittadina di Mercato Saraceno dietro al campo sportivo da calcio. Per raggiungerlo bisogna percorrere la S.S. E45 e uscire a Mercato Saraceno, entrare nel centro storico del paese e una volta raggiunto il campo sportivo siete arrivati. Il posto di pesca in questione è quello che vi troverete davanti contrassegnato da una imponente rupe di pietra. Questo posto vale la pena segnalarlo perchè ha delle caratteristiche particolarmente interessanti anche dal punto di vista tecnico. E’ comodo per pescare in quanto è facilmente raggiungibile con l’auto la quale può essere parcheggiata a pochi metri di distanza in un ombreggiato parcheggio e può accogliere diversi pescatori, inoltre, lo “striscio delle oche” è un posto molto frequentato dagli amanti della pesca pratica ma anche da quelli della pesca al colpo perché riesce sempre a regalare buone pescate.
In questo tratto del Savio il pesce non manca e i cavedani possono variare dai due – tre etti fino ai due chili, e se poi entrano i barbi il divertimento è assicurato. Qui convivono barbi nostrani e barbi europei. I primi possono arrivare a qualche etto di peso mentre i secondi a qualche chilo. Il barbo europeo è un vero e proprio concentrato di energia, una furia della natura una volta allamato. Ogni tanto salta fuori anche qualche carpa la quale riesce con il suo spirito combattivo, a mettere in difficoltà anche il più navigato dei pescatori. Insomma quando il galleggiante affonda sul Savio, nello striscio delle oche, non si sa mai chi possa essere stato, tra l’altro, in questa area ben riparata il pesce mangia anche in pieno inverno quando le temperature diventano proibitive.
Ormai tutto è pronto e la giornata lascia presagire che sarà una bella sfida perché non capita tutti i giorni di trovare le migliori condizioni per una battuta di pesca. La lenza utilizzata da Arcadio sulla bolognese è molto fine, galleggiante da 0,20 montato su madre lenza dello 0,10, terminale da 0,8 e amo del 25 senza ardiglione della Gamakatsu serie 20gp. La piombatura è distribuita in 25 centimetri utilizzando pallini del 13, con il primo sull’asola e gli altri a stringere verso l’alto. Qui il pesce è furbo e sospettoso e quindi va cercato ed invitato a mangiare con lenze invisibili. Solo quando si fanno vivi i barbi è conveniente ingrossare la lenza passando alla canna di scorta, più robusta, sulla quale dovrà essere montato un filo non inferiore allo 0,16. In questo posto il cavedano è talmente battuto al punto tale da renderlo sospettoso all’inverosimile: quando mangia aspira il bigattino e lo rilascia subito, costringendo il pescatore a numerose ferrate a vuoto. Il segreto è quello di pescare con galleggiante quasi completamente affogato, se non addirittura immerso sotto il pelo dell’acqua. La toccata del cavedano è spesso impercettibile, mentre quella del barbo o della carpa è quasi sempre decisa e prepotente; la mangiata del barbo la si legge subito sul galleggiante che accenna ad andare sott’acqua, si ferma e poi risprofonda per un metro sott’acqua. Tiri, e nove volte su dieci non lo prendi … vuol dire che hai una lenza troppo pesante.
Ivano, invece sulla punta a quattro pezzi di canna ha montato una lenza con galleggiante da 0,20 su madre lenza dello 0,11 e finale dello 0,9 – amo del 24 senza ardiglione.
Alle 15,30 la pesca ha inizio, il sole risplende su tutta la Romagna e tra poco su questo posto di pesca arriverà anche l’ombra che renderà ancora più gradevole il tempo trascorso in riva al fiume. La pasturazione è fatta da piccole ma continue manciate di bigattini (10/12 per volta) e sull’amo sia Ivano che Arcadio hanno innescato il caster. All’inizio questa esca ti permette di evitare l’alborella la quale, pur non numerosa, tende nelle prime battute ad attaccare l’esca viva.
Arcadio allama il primo, un cavedano sui tre etti che piega tutto il vettino della canna bolognese; il pesce dalla livrea argentata fa un po’ di rumore ma poi si arrende. Stiamo nello “striscio delle oche” circa un’ora e le catture si susseguono senza tregua. La roubaisienne è perfetta, pesca meglio della bolo, perché in questo posto la lenza leggera viene accompagnata in corrente lungo la scia della pasturazione. La bolognese invece ha dalla sua la possibilità di gestire le fughe dei grossi pesci attraverso l’ausilio della frizione del mulinello. Dopo un’ora di pesca diversi cavedani sui tre etti di media sono finiti nella nassa di entrambi i cannisti insieme ad un pezzo vicino al chilo catturato a roubaisienne. La battaglia con questo bel pesce è stata dura e nella circostanza la roubaisienne ha mostrato tutta l’affidabilità dichiarata. Un ruolo importante l’ha svolto l’idroelastico della Daiwa, quello azzurro utilizzato da Raison ai mondiali di Spinadesco nel 2008, il quale ha ammortizzato a meraviglia le fughe verso la corrente del grosso cavedano. Alle 17,00 sul posto di pesca è arrivata l’ombra e verso sera di solito arrivano i barbi attirati dalla continua pasturazione effettuata. La pesca del barbo può essere fatta in due maniere: la prima appoggiando tutto il terminale e il primo pallino completamente sul fondo; la seconda pescando a galla. Si, avete letto bene … qui i barbi si catturano a galla come pescare i cavedani: Il baffuto si alza dal fondo per incontrare con più facilità le esche lanciate a mano per la pasturazione; basta un metro d’acqua e calare la lenza subito dopo il lancio dei bigattini, la nostra esca si confonderà con le altre lanciate e la mangiata sarà assicurata. Detto fatto le mangiate adesso sono un po’ più rade ma di calibro diverso. Il pesce grosso sembra entrato in zona di pesca. In questo caso non ha senso continuare ad utilizzare lenze sopraffine da cavedano, meglio ingrossare la lenza.
Due manciate di bigattini più cariche del solito e subito il galleggiante affonda deciso, si ferra e capiamo subito che attaccato all’amo c’è un grosso barbo. L’elastico regge bene e la lotta si fa dura. La canna si sta comportando benissimo curvando in modo armonioso. Il barbo inizia a spingere sull’acceleratore infilandosi dentro alcune ramaglie sull’argine opposto vincendo la sfida con il pescatore.
Anche Arcadio sta cercando di catturare un grosso barbo, forza con la pasturazione di bigattini lanciati a mano, abbassa la piombatura raccolta in 10 centimetri e fa calare la lenza in prossimità di un rigiro di acqua. Decide di cercare il pesce grosso non nel centro della corrente del fiume dove la profondità è maggiore ma dove l’acqua torna indietro.
Arcadio conosce bene le abitudini dei barbi del Savio e di li a poco, infatti, si ritrova con un grosso pesce in canna. La fuga del pesce verso la sponda opposta e immediata e violenta tanto da mettere a dura prova anche la frizione del mulinello.
La frizione emette un suono prolungato che fa capire come difficile sarà la battaglia. Alla fine, dopo 20 minuti di combattimento, il barbo è vinto. E’ di taglia maxi dal peso vicino ai 2 chilogrammi e così, verso le 18,00 la sfida si è chiusa.
Si va alla verifica del pescato e con grande stupore la bilancia fa registrare pesi davvero interessanti. Vince questa insolita sfida la bolognese di Arcadio con oltre cinque chili di pesce mentre la roubaisienne di Ivano chiude due pesci in meno..
Una bella pescata davvero quella effettuata sul fiume Savio a Mercato Saraceno nello “striscio delle oche” dove è andata in onda una super sfida romagnola tra bolognese e roubaisienne.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.