L’UNIVERSO LEDGERING

Match Fishing ospita, a partire da oggi, le recensioni di due importanti collaboratori della prestigiosa rivista PESCA IN che rispondono al nome di Fernando Carnevale e Francesco Di Veronica men’s specialist della pesca a ledgering italiana.

Vediamo di conoscere da vicino questi due personaggi che tanto hanno fatto in termini di reportage per lanciare nel nostro paese questa tecnica così popolare in altri paesi europei.

Fernando Carnevale

Ha iniziato a pescare da bambino sul fiume Sangro triotti, barbi e trote con una canna in bambù.
Ha vissuto per diversi anni in Inghilterra dove è avvenuto il primo incontro con il ledgering nel 1972 attraverso i gardon della Serpentine, il lago che si trova in Hide Park, e le tinche nei numerosi stagni della campagna londinese.
Agonista negli anni ‘80 della Lenza Preneste prima e Lo Svasso poi, si cimenta in tutte le discipline della pesca al colpo, canna fissa, bolognese, inglese, roubasienne.
Ad inizio anni ’90 è pioniere della tecnica del Carpfishing in Italia attraverso una delle prime sezioni dedite alla ricerca delle carpe di taglia, il Carpfishing Castelli Romani.
Fonda nel 2004 LBFItalia (Ledgering & Barbel Fishing Italia) di cui è attualmente Presidente del Collegio dei Probiviri e presidente della sezione dei Castelli Romani.
Da giugno 2009 collabora con “Pesca In”, nella quale ha un articolo al mese e varie rubriche. Cura insieme a Francesco Di Veronica il feeder fishing e il ledgering in generale.
Autore insieme a Stefano Passarelli e Francesco Di Veronica di tre DVD dedicati alla pesca a ledgering, “Ledgering in corrente”, “Ledgering in lago”, “Ledgering e Roubasienne” e di video per la televisione Sky Passione Pesca.
Oggi il ledgering è l’unica tecnica che pratica.

Francesco Di Veronica

Inizia a pescare piccolissimo nei laghi di Castel Gandolfo e Nemi persici sole, scardole, triotti e alborelle con una fissa da 3 metri.
Figlio di un agonista, cresce all’interno della società A.P.S. Genzano, iniziando a gareggiare all’età di 11 anni per cimentarsi col tempo in tutte le discipline della pesca al colpo, canna fissa, bolognese, inglese, roubasienne.
L’incontro con il ledgering risale tra fine degli anni ’80 e i primi ‘90, quando la tecnica anglosassone fu ammessa in gara.
Socio storico LBFItalia (Ledgering & Barbel Fishing Italia), è membro del Consiglio Direttivo e attuale Segretario.
Da giugno 2009 collabora con “Pesca In”, nella quale ha un articolo al mese più varie rubriche. Cura insieme a Fernando Carnevale il feeder fishing e il ledgering in generale.
Autore insieme a Stefano Passarelli e Fernando Carnevale di tre DVD dedicati alla pesca a ledgering, “Ledgering in corrente”, “Ledgering in lago”, “Ledgering e Roubasienne” e di video per la televisione Sky Passione Pesca.
Oggi il ledgering è l’unica tecnica che pratica.

WHAT IS LEDGERING?

Era il lontano 1972 quando ho iniziato a pescare a ledgering nella “Serpentine”, il lago che si trova in ”Hide Park”, uno dei parchi più belli di Londra, nel cuore della città. Ho vissuto molto tempo in Inghilterra e proprio negli anni in cui il ledgering e il feeder fishing in particolare ha avuto il suo boom, diventando la tecnica più praticata in terra d’Albione. Sono stato fortunato, tutto ciò che vi racconto l’ho vissuto dal vero, un insegnamento di cui faccio tesoro ogni giorno. Cos’è il ledgering? Ogni tecnica che prevede l’utilizzo di un peso per portare e tenere l’esca sul fondo senza l’uso di segnalatori galleggianti d’abboccata è in Inghilterra generalmente chiamata ledgering. Ogni esca presentata in questo modo è “ledgered”, persino mezzo sgombro per un luccio. Dai bulloni di grosso diametro usati come zavorra negli anni ’50 si è passati ai primi piombi veri e propri, fino all’Arlesey bomb, una pera la cui forma aerodinamica permetteva a Richard Walker di raggiungere a distanza i grossi persici reali del lago da cui prende il nome. Ancora oggi il piombino è vincente nelle fredde giornate invernali nonostante l’avvento dei feeder.

IL PRIMO PASTURATORE

La vera svolta nel ledgering si è avuta però negli anni ’60 con la “rivoluzione” chiamata swimfeeder, pasturatore. L’invenzione del pasturatore permise di aumentare notevolmente il numero di catture grazie alla possibilità di portare sul fondo non solo l’esca ma immediatamente vicina ad essa una discreta quantità di cibatura a qualsiasi distanza dalla sponda. Da apripista fu un pasturatore aperto costruito utilizzando i bigodini per i capelli, poi si passò a costruirli con le maglie metalliche delle gabbie per polli (wire cages o gabbiette) ed infine venne alla luce il primo pasturatore chiuso per i bigattini, fatto forando le scatoline per i rullini fotografici. A seguito di queste prime scoperte negli anni ’70 i feeder ebbero una diffusione di massa grazie all’attenzione di alcune case produttrici che iniziarono la produzione in serie dei primi modelli plastici, case che hanno lasciato indissolubilmente il loro nome legato ai pasturatori; Drennan, Middy, Thamesley, Dinsmores. A metà degli anni ’80 fece la comparsa un altro pasturatore rivoluzionario, il “method feeder”, la cui paternità è attribuita ad un signore di nome Roy Marlow, oggi proprietario di due famose fisheries (Mallory Park e The Glebe). Conservo ancora i miei primi method costruiti con gli anelli per le catene dei lampadari. Oggi non c’è inglese che non possegga almeno una feeder rod ed abbia nel panchetto una buona dotazione di pasturatori e minuteria da ledgering.

STILI, TATTICHE E SEGNALATORI DI ABBOCCATA

Si può pescare a ledgering secondo vari stili e tattiche. Gli inglesi chiamano “feeder fishing” la tattica che prevede l’uso del pasturatore, “bomb fishing” la tattica che prevede l’uso del piombo secco, “method fishing” qualora ad essere usato sia il method feeder. A vista ciò che caratterizza la tecnica sono i vettini colorati di diversa sensibilità per segnalare le mangiate ma nel corso del tempo, prima dell’invenzione dei quiver tip, si sono avvicendati molti segnalatori di abboccata, ad ognuno dei quali è corrisposto uno stile di pesca. Alcuni di questi metodi di segnalazione, in alcune situazioni, possono essere ancora validi. Il primo modo per avvisare le tocche è stato quello di tenere il filo tra indice e pollice appena sopra il mulinello, sentendole direttamente sulle mani (touch ledgering), poi si osservò il filo lento sull’acqua per vederne partire la “pancia” verso il largo (slack line indicator), o ancora si applicò un peso sul filo tra i primi due anelli per seguirne le oscillazioni (bobbin indicator), poi fu sostituito da un vettino a due anelli attaccato alla canna poco sopra il mulinello (butt indicator). Fu così fino alla svolta chiamata “swing tip”, cioè un vettino con un anello apicale da una estremità e dall’altra applicato un tubino in gomma morbida con che funge da snodo con inserita una vite da avvitare all’anello apicale filettato della cima, l’angolo retto formato con quest’ultima veniva rotto dalla mangiata del pesce. Fu proprio lo swing tip, migliorando decisamente la percezione delle abboccate, a dare una notevole spinta verso la diffusione del ledgering, la sua popolarità si deve al suo inventore, Jack Clayton e ad una leggenda della pesca inglese, Ivan Marks, che ne raffinò l’utilizzo. Lo swing tip fu soppiantato dai quiver tips, i vettini, anch’essi inizialmente ad un solo o due anelli avvitati alla punta della canna (screw-in quiver tips), poi costruiti direttamente nella vetta (built-in quiver tips), infilati in un porta vetta (push-in quiver tips) od intorno ad essa (push-over quiver tips). Noi non abbiamo visto che questi ultimi due indicatori, swing e quiver tips, i primi di sfuggita.

QUIVERTIP E GALLEGGIANTE

La differenza fra la pesca a ledgering con l’uso dei quivertip e le tecniche che prevedono l’uso di un galleggiante, roubasienne, inglese, fissa e bolognese è minore di quello che si pensa. La capacità di leggere un vettino è pari alla capacità di leggere un galleggiante. Un galleggiante che sparisce è come un quiver che si muove; come un francesista dal movimento del galleggiante sa che a mangiare è una specie, lo stesso per chi pesca a feeder guardando i movimenti del vettino nella loro tipicità, rapidità e modalità. Un cavedano dà affondate fulminee del galleggiante, trazioni rapide e velocissime il quiver, affondate di pochi millimetri un carassio di canale, piccoli, impercettibili delicati movimenti il vettino, una starata una tinca di lago, un calo di tensione il quiver tip (vi lascio immaginare una carpa). Ogni “feeder angler” con un po’ di esperienza alle spalle che usi vettini sensibili è in grado, in base al movimento del quiver, di capire con chi avrà a che fare dopo la ferrata, come chi ha osservato sparire galleggianti per anni. A feeder si pescano le stesse specie, si passa da scardolette e piccoli gardon a pighi e savette fino a carpe e barbi, bisogna solo non aver paura di perdere i riferimenti visivi di posizione che un galleggiante può dare rispetto ad un vettino. Concludendo, il ledgering ci consente di pescare tutto e ovunque, dalle specie più diffidenti a quelle che oppongono una resistenza strenua, dal sottoriva a 70 metri, dal canaletto al grande fiume. Qualche tempo fa il nostro collega di penna Fernando Bernardini chiese a Bob Nudd qual’era la sua montatura con l’inglese scorrevole, lui rispose: io non la uso, quando c’è tanto fondo prendo la canna da feeder. E non è il solo, Steve Gardner, Alan Schottorne, Will Raison, Tom Pickering (manager della nazionale inglese di feeder) pescano a feeder e se lo fanno questi pluricampioni del mondo possiamo farlo anche noi, magari ci accorgeremo che è una pesca molto tecnica.

Per scrivere ai nostri specialisti:

Fernando Carnevale: gradosa@tiscali.it
Francesco Di Veronica: francesco.diveronica@tiscali.it

Bobbin indicator

Butt indicator

Cavedano e gardon

Postazione

Swing Tips

UNA BELLA TINCA

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