LA SOLA VERITA’ E’ QUELLA DELLA CLASSIFICA: di Umberto Tarterini

Alla luce del dibattito che si è acceso sul forum di questo sito riportiamo l’opinione di un giornalista, Umberto Tarterini, che da oltre 30 anni segue da vicino, le vicende agonistiche che riguardano la maglia azzurra.

La sua opinione, come quella di chiunque intenda intervenire, è ben gradita.

Un dibattito quando è civile e costruttivo deve essere valutato come un valore aggiunto al sistema.

UMBERTO TARTERINI

“Per l’ennesima volta voglio ritornare a parlare di un argomento che è sempre stato molto “spinoso”, ma che mi è sempre stato a cuore: l’iter per arrivare alla maglia Azzurra.

Prima di entrare nell’argomento vorrei fare una premessa, che mi sembra quanto mai opportuna per capire bene di cosa stiamo parlando: la “pesca sportiva” a livello agonistico.

Di questo stiamo parlando. Cioè di uno sport (già chiamarlo sport mi sembra molto “generoso”) nel quale può succedere una cosa che non si verifica in nessun’altro sport e cioè che, un principiante, possa battere un Campione del Mondo.

Nella pesca è già successo e succederà ancora.

La pesca non è un’attività sportiva con valori assoluti, troppi sono i fattori che influiscono sui risultati finali, troppo alta è la percentuale di fortuna che può determinare un risultato individuale, pertanto è difficile poter dire chi è più bravo di chi.

Ancora, la pesca è uno “sport” altamente soggettivo ed individuale, quello che per uno è un valore tecnico determinante, per un altro può essere marginale, ed entrambi possono avere ragione, o torto.

Con queste premesse che, penso, nessuno possa mettere in discussione, diventa difficile capire (ed accettare) che vi possa essere qualcuno che decida che tizio è più bravo di caio e quindi uno va in Nazionale e l’altro no!

E siamo arrivati a bomba! Già la Nazionale, anzi le Nazionali, perché questo discorso interessa le diverse Squadre nazionali di Pesca al Colpo suddivise in categorie.

Alcuni mesi fa, dopo che furono fatte le “scelte” per le nazionali giovanili, il mio collega Angelo Borgatti su questa rivista, scrisse un pezzo contenente una sua personale opinione nel quale si chiedeva cosa si dovesse fare per guadagnarsi la maglia Azzurra, riferendosi ad un ragazzo che era stato escluso.

A questo pezzo seguirono alcune reazioni negativamente critiche.

La prima cosa che mi venne in mente in quel momento fu questa: “Vorrei sperare che nessuno pensi di essere un padreterno che tutto può e tutto sa, al punto da non accettare un’opinione contraria, per altro avanzata in maniera molto “garbata e signorile”.

In quell’occasione si poteva, al massimo, criticare il momento in cui quel pezzo fu scritto, non certo il contenuto.

Per ricordare come vanno le cose, vorrei riportare l’attenzione di tutti sui quotidiani all’indomani di un avvenimento sportivo, forse qualcuno non legge quello che viene scritto in negativo o in positivo che sia, ma sempre in funzione di una regola sacrosanta: la libertà di stampa e di opinione?

Forse ci si dimentica che il nostro compito è proprio quello di mettere il dito nella piaga, di far emergere le incongruenze e di tenere vivo l’interesse su determinati argomenti, diversamente destinati a finire in una specie di oblio, ad uso e consumo di pochi eletti.

E, visto che ho toccato questo argomento, apro una parentesi proprio su quel fatto, ossia l’sclusione dalla Nazionale, per “scelta tecnica” di quel ragazzo di cui parlava, senza citarne il nome, il mio collega Borgatti.

Quel ragazzo, di cui anch’io non farò il nome, aveva vinto il Campionato Italiano di categoria (2008) e si era classificato terzo nel Club Azzurro (2009), ciò nonostante, per “scelta tecnica” fu lasciato a casa.

Quello stesso ragazzo, nel 2009, ha rivinto il Campionato Italiano, battendo anche tutti i componenti di quella Nazionale che, a lui, era stata negata. Nella bacheca di questo ragazzo ora, fanno bella mostra di sé, due scudetti tricolori, ma non c’è la maglia azzurra che qualcuno, per “scelta tecnica”, gli ha negato.

Fra l’altro, per lui, la maglia azzurra di categoria non ci potrà più essere, perché nel 2010 sarà fuori età.

Sarà giusto tutto questo? A me non sembra proprio.

Voglio ricordare inoltre che questo ragazzo ha partecipato al Trofeo Regionale Emilia Romagna Girone Est 2009, vincendo la classifica individuale con quattro primi ed un secondo di settore, non in mezzo ai pari età, ma ai Seniores.

Certo, a questo punto del discorso, è difficile non porsi la domanda: “da cosa è stata determinata la decisione di non scegliere questo ragazzo per la Nazionale”?

Solo una valutazione personale, chiaramente, sulla base di quali valori tecnici però è certamente molto difficile da capire.

E’ vero che i risultati più ecclatanti li ha ottenuto dopo la disputa del Mondiale di categoria, ma le potenzialità tecniche le aveva già anche prima, non vi pare?

Per correttezza professionale è giusto anche ricordare che quella Nazionale Speranze ha ottenuto un ottimo risultato, ma questo non centra niente con il fatto che, per “scelta tecnica”, lui ne sia rimasto fuori.

Ed è indubbio che nessuno degli altri ragazzi che hanno indossato la maglia Azzurra, ha ottenuto i risultati ottenuti da lui, quindi…..?

Tengo a precisare anche un’altra cosa, questo mio discorso non vuole essere una polemica diretta nei confronti di chi ha preso quella decisione, ma vuole solo essere motivo di riflessione su quello che può succedere (e succede), con questo sistema di selezionare i Nazionali.

Indubbiamente quello di questo ragazzo sarà pure un caso limite, ma è sintomatico di quanto, una “scelta tecnica”, possa essere sbagliata e penalizzante!

Certo le Nazionali interessano a tutti, sono le squadre che rappresentano il nostro paese nelle competizioni internazionali, ed è quindi indispensabile che siano al massimo livello di competitività. Niente da dire su questo concetto.

Però sul come si arriva alla maglia azzurra di cose da dire ce ne sono, e tante.

Attualmente la formula è quella mista: gare selettive, più scelte tecniche: “all’italiana”, come mi ha detto un Dirigente Federale.

Sarà pure all’italiana, ma secondo me è una cosa altamente ingiusta.

Le strade per arrivare alla maglia Azzurra, a mio parere, possono essere due, ma ben distinte. Le selezioni o le scelte tecniche. O l’una o l’altra, come in tutti gli sport.

Infatti vi sono sport in cui è il C.T. a scegliere i componenti della Squadra nazionale, seguendo gli atleti durante tutto l’anno nelle gare disputate nelle proprie squadre e sceglie a suo insindacabile giudizio, rendendosi in quel modo responsabile di quelle stesse scelte che, nel caso si rivelassero sbagliate, lo porterebbero inevitabilmente alle dimissioni; oppure vi sono le selezioni sul campo: chi fa il miglior tempo o la misura maggiore, chi vince il torneo di qualificazione, entra in Nazionale, gli altri restano fuori.

Per fare un esempio lampante, questo lo fanno gli americani nell’atletica leggera, tutti gli atleti di alto livello possono partecipare a queste selezioni ma in Nazionale, alle Olimpiadi o ai Mondiali, ci vanno solo i primi tre classificati. Punto!

Inoltre non va dimenticato che, a differenza di tutti gli altri sport dove gli atleti sono (più o meno) profumatamente pagati, il pescatore che si dedica alle gare di pesca, paga di tasca sua, impegnando risorse economiche e di tempo, molte volte al limite delle proprie possibilità, per inseguire un sogno che, magari, viene brutalmente vanificato da una “scelta tecnica”.

Quindi, tanti sforzi da parte dei partecipanti alle selezioni, per poi sottostare alla decisione di chi è stato designato a seguire quella Nazionale nella (molto pomposa) veste di Commissario Tecnico. Non mi sembra per niente giusto!

Tra l’altro se prendiamo tre individui diversi e li investiamo delle responsabilità di scegliere, tra il gruppo degli azzurrabili, i cinque che dovrebbero comporre la Nazionale, sicuramente le tre formazioni non sarebbero le stesse, perché ogni pescatore ha le sue convinzioni, le sue personali interpretazioni della pesca, per cui è inevitabile che le scelte sarebbero condizionate da motivi esclusivamente individuali, quindi come si fa a dire che la “scelta tecnica” è la formula migliore per formare la Nazionale? O meglio che, con la “scelta tecnica”, si avrà la Nazionale migliore?

Da non trascurare un altro aspetto, non certamente secondario: fino ad ora molti dei C.T. designati a formare le varie Nazionalli sono agonisti in attività; sono rarissime le eccezioni.

Molti di questilavorano nel mondo della pesca e, per quanto io possa dare loro la massima patina di obiettività e onestà, una certa forma di condizionamento psicologico non è da escludere. Capisco che a qualcuno questo discorso potrà dare fastidio, ma sfido chiunque a dire che questo sia impossibile.

E se vogliamo dirla tutta, questi agonisti che ricoprono queste cariche, non è che abbiano fatto dei corsi o delle apposite scuole per diventare C.T., come avviene in tutti gli altri sport, dove non si diventa un tecnico senza prima aver seguito un corso federale con esame finale per ottenere il titolo di “Tecnico Federale”. Nel nostro caso no!

Ai C.T. delle Nazionali di pesca, l’incarico viene semplicemente affidato dal Comitato di Settore.

Ripeto: nessuno pensa di mettere in discussione la loro l’onestà e buonafede, sia ben chiaro, ma volendo anche credere nella massima obiettività di giudizio che questi possono esprimere, rimane comunque evidente che una loro scelta, o non scelta, nei confronti di un pescatore (seniores, giovane o donna che sia), ne può determinare la carriera in positivo o in negativo.

E questo, se mi permettete, mi sembra semplicemente aberrante.

Anche perché, in definitiva, si tratta di colleghi con cui ci si trova a gareggiare ogni domenica, sui vari campi di gara, collocati in società diverse, con diversi sponsor, quando non addirittura nella stessa società con lo stesso sponsor.

Un bell’intreccio di interessi, non c’è che dire!

Mi risulta, correggetemi se sbaglio, che in tutti gli altri sport i C.T. non siano atleti in attività e non abbiano sponsor personali riconducibili allo sport in cui operano.

Non è una differenza da poco.

Prima di proseguire sul ragionamento, voglio ricordare, come ha detto un Dirigente del Settore A.I. della Federazione, che per avere i contributi dal CONI, bisogna vincere delle medaglie a livello internazionale e che l’attuale sistema per formare le Nazionali garantisce maggiormente la competitività delle stesse.

Non vi è la possibilità della controprova, per cui questa affermazione mi sembra perlomeno “azzardata”.

I risultati delle varie Nazionali, nel loro complesso, non sembrano sempre dar ragione a questa tesi, o per lo meno, non è che in tempi diversi, con regolamenti diversi, di risultati se ne ottenessero meno.

Alla luce di tutto questo trovo che, nel nostro sport, le “scelte tecniche” siano un metodo ingiusto e sbagliato per assegnare le maglie Azzurre.

Il discorso cambierebbe, e di molto, qualora ad assegnare le stesse maglie azzurre fossero delle selezioni, cioè delle gare di pesca dove ci si confronta con le canne in mano; nelle quali ogni pescatore mette in opera tutto il suo potenziale tecnico, tutto il suo bagaglio d’esperienza, il suo senso dell’acqua, la capacità di capire e saper interpretare la competizione.

La bilancia non ammette scuse, non accetta opinioni, non si presta ad interpretazioni. Semplicemente chi prende più pesce vince. E in quell’occasione ha ragione!

La sola verità è quella della classifica finale. Senza “opinioni”, senza “interpretazioni”, senza “giudizi personali” di chichessia!!

Una regola che vale in tutti gli sport: dove c’è competizione c’è un risultato e una classifica e quella, e solo quella, non è contestabile!

Chiaro che, visto il tipo di sport che è la pesca, le selezioni devono essere fatte su più prove e su campi di gara diversi, fra un numero ristretto di agonisti.

Alla fine di questo percorso sarà molto difficile che tra i primi classificati vi siano pescatori di scarsa levatura tecnica.

Perché è vero che la fortuna incide molto sul risultato di una gara e anche un pescatore, con limitate capacità tecniche, può ottenere un buon risultato, ma è molto difficile che lo stesso pescatore possa resistere al vertice sulla distanza delle 6/8 prove, per cui nella classifica finale di una selezione troveremo ai primissimi posti solo i migliori e i più completi agonisti che vi hanno partecipato.

E, a quel punto, se “tizio” si è classificato tra i primi cinque è giusto che vada in Nazionale, senza che qualcuno “decida”, che al suo posto ci vada “caio”, arrivato dopo di lui, battuto sul campo con le canne in mano.

Infatti è qui, a mio avviso, la vera anomalia del sistema. Si fanno le prove di Club Azzurro, ci si impegna, si spendono soldi, si impiega tempo, si fanno sacrifici a volte anche notevoli, per poi non avere nessuna certezza anche a fronte di un risultato di vertice.

In parole povere, puoi vincere il Club Azzurro e non pescare in Nazionale, perché ci sono sempre le “scelte tecniche”.

Purtroppo è già successo e più di una volta.

Secondo me, il compito del C.T. nella pesca, deve iniziare dopo che la Nazionale è formata.

I suoi compiti sono quelli di amalgamare gli uomini a sua disposizione, organizzare la squadra, fare sopraluoghi sul campo di gara della competizione, sviluppare le tecniche più idonee al campo di gara dove opererà la Nazionale, tenere i contatti con realtà d’oltre confine per acquisire tutte quelle informazioni necessarie per rendere più competitiva possibile la sua squadra.

Organizzare i collegamenti durante le prove e, soprattutto, durante le competizioni, decidere le strategie da tenere durante le gare.

Questi sono i compiti dei C.T. nel nostro sport: “la pesca”. Non decidere chi deve pescare in barba ad una classifica!!

Se poi qualcuno si sente sminuito nel suo compito, nell’accettare il risultato di una selezione e lavorare con il materiale umano da lì uscito, se non accetta in pratica di ratificare una classifica, ma vuole decidere lui, scegliere a suo insindacabile giudizio chi dovrà pescare in Nazionale, anche contro la verità uscita dalla classifica, a mio parere, è meglio che vada a fare altre cose, ma non certo il C.T. della Nazionale di pesca.

Finisco questo mio discorso con una considerazione: se proprio si ritiene che queste “scelte tecniche” siano indispensabili, almeno si smetta di fare inutili e costosissime gare.

Ognuno dei C.T. si prenda le sue responsabilità, scelga i componenti della Nazionale a lui affidata e se i risultati saranno positivi, per lui allori; se i risultati saranno negativi, per lui dimissioni.

Almeno così risparmiamo di far fare tanti sacrifici, a tanti pescatori, per niente e, soprattutto, di non illudere più nessuno con l’obiettivo della maglia Azzurra, che assomiglia sempre più ad un miraggio.

Sarebbe molto più onesto e corretto”.

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