LUNGHEZZA DEI TERMINALI? I CONSIGLI DI SIMONE CARRARO

Proseguiamo con il secondo articolo dedicato all’utilizzo dei terminali.

Questa settimana è la volta di un campionissimo come Simone Carraro, pescatore di altissimo livello, campione del mondo e componente della squadra A della Lenza Emiliana Tubertini.

Allora Simone, prova a dare un voto all’importanza della lunghezza del terminale.
Io direi sicuramente 10 perchè è in base alla lunghezza del terminale che vediamo la mangiata.
Dove conservi i terminali e ogni quanto li cambi?
Li conservo nelle apposite cassette di legno. Ne ho di tutte le lunghezze, da 15 a 50 cm, una cassetta ogni 5 cm. Per quanto riguarda la durata io direi che non hanno grossi problemi di durabilità in quanto i nylon moderni sono di ottima qualità e non soffrono le alte temperature. In compenso soffrono la luce ed è molto importante che ne ricevano il meno possibile.
Proviamo a dettare alcune regole base per quanto riguarda la lunghezza dei terminali.
La lunghezza varia in base al pesce che andiamo a pescare e al tipo di pesca. La breme mangia a filo fondo quindi tenderemo ad utilizzare terminali piuttosto corti, 15 20 massimo 25 cm. Il terminale corto serve per arrivare in tempo sulla mangiata, in particolare quando mangia in starata. Nella pesca del carassio le lunghezze da utilizzare saranno grossomodo le stesse, soprattutto se peschiamo a filo fondo. Quando invece peschiamo in forte corrente e magari peschiamo molto appoggiati dovremo allungare il terminale arrivando a 30 40 e in alcuni casi anche 50 cm.
Per quanto riguarda la pesca all’inglese le cose cambiano leggermente.Nel brian ad esempio io tendo ad usare una lenza priva di pallini con la sola girella appoggiando molto, quindi la tendenza sarà quella di utilizzare terminali lunghi. Pescando all’inglese le breme di Ostellato con galleggianti da 12 14 grammi utilizzo terminali da 20 25 centimetri cercando di stare piu’ possibile a filo fondo nella pesca col ver devase, col bigattino invece appoggeremo un po’ di più e di conseguenza allungheremo leggermente il nostro terminale. In questo caso le lenze saranno più aperte perche’ inevitabilmente non avremo una misura del fondo precisa come nella pesca a rubasienne, quindi lenze aperte ed appoggiare un po’ di più.
Esistono dei trucchi per capire se stiamo usando un terminale di lunghezza sbagliata?
Non è che esistono veri e propri trucchi, diciamo che si capisce palesemente da come il gaalleggiante segna la mangiata, se appoggiamo troppo con terminale un po’ lungo vedremo delle false mangiate e dovremo correre ai ripari.
E’ vero che la lunghezza del terminale è più importante del diametro dello stesso?
Io direi di sì, soprattutto nella pesca delle breme e dei carassi. Coi cavedani e’ diverso e chiaramente non puoi affrontarli in acque limpide come a Peschiera con terminali dello 0,12.
Si può alzare l’ultimo piombo, quello sull’asola per intenderci, al fine di avere un terminale più lungo senza stare a sostituirlo?
No, personalmente non allungo mai il piombo sopra la cappia, preferisco cambiare il terminale, tanto ho scatole con terminali già pronti ogni 5 cm da 15 a 50 e sostituire il terminale è un’operazione che richiede pochissimo tempo.
Variando la lunghezza del terminale possiamo selezionare la taglia?
Selezionare? Mah, tutto e’ soggettivo, se cambi la pesca o l’esca puoi cambiare la taglia e cambiando pesca magari cambi il terminale, ma il cambio del terminale fine a se stesso non dice moltissimo (nella selezione della taglia). Ad esempio a Ostellato con pesci da un etto un etto e mezzo non e’ che cambiando il terminale e mettendolo magari da 30 40 cambieremo la taglia, otterremo solo di vedere in ritardo la mangiata.
La lunghezza del terminale varia in base a quanto appoggiamo sul fondo?
Sicuramente sì, piu’ appoggi e più il terminale dovrà essere lungo, se appoggi poco o peschi a sfiorare il terminale dovrà essere più corto.
Ti è mai capitato di pescare molto appoggiato? Perchè?
Sì, soprattutto pescando con glleggianti a vela. Ad esempio pescando i cavedani a Pozzolo, Umbertide e Peschiera appoggio anche 50 cm e questo fa stare l’esca più ferma sul fondo. Grazie a questo stratagemma riesco ad ingannare pesci molto sospettosi anche usando un filo di diametro leggermente piu grande. Anche pescando a carpe, sempre con la vela, ho spesso appoggiato molto sul fondo al fine di far stare l’esca il più immobile possibile.
La lunghezza del terminale varia anche in base all’esca?
Direi di sì. Pescando con il ver de vase utilizzeremo terminali piu’ corti per vedere subito la mangiata, con altre esche tipo lombrichi o bigatti pescheremo un pochino più appoggiati e di conseguenza utilizzeremo terminali più lunghi.
Di solito metti i piombi sul terminale?
No, piombi sul terminale solitamente non ne metto, preferisco cambiare il terminale e metterlo piu’ corto. Al limite cambio la disposizione dei piombi sopra.
In base a come facciamo scendere la nostra lenza in acqua il terminale lavora in maniera differente. Secondo te è meglio stendere la lenza o farla cadere perpendicolare sotto la punta?
Varia in base a quello che stai innescando e alla pesca che fai, se peschi con il ver de vase a filo fondo calerai la lenza in acqua dritta stando molto attento a fare in modo che gli ultimi dieci centimetri di caduta siano molto lenti. In questo modo il ver de vase cade in maniera molto naturale e spesso le mangiate le vedi proprio in quel movimento, chiaramente utilizzando un terminale corto. Se invece peschi con i classici due bigattini magari stendi la lenza un po’ piu’ fuori per poi rientrare in pastura. Pescando così utilizzerai dei terminali piu’ lunghi e pescherai un po’ piu’ appoggiato. Questa tecnica è valida principalmente per il carassio ma a volte anche per insidiare delle breme di grossa taglia.
Utilizzi le lenze dirette? In quali casi?
Le lenze dirette le uso pochissimo. Principalmente le uso in carpodromo nella pesca a galla perché così posso disporre di una lenza senza nodi che mi garantisce una maggiore resistenza.
Nylon tradizionale o flucarbon?
Personalmente non ho questo dilemma in quanto uso alcuni fili di casa Tubertini che sono il giusto compromesso tra i due tipi di filo. Grazie ad alcune lavorazione questi monofili hanno un’ottima invisibilità ed una tenuta al nodo assolutamente eccellente. In particolare io utilizzo il fluorine o il piu+piu per i terminali ed il tatanka per le lenze madri. L’utilizzo del fluocarbon lo riservo alla pesca in mare o alla pesca alla trota in acqua limpide. Quando mi capita di utilizzare lenze molto pesanti anche 20 o 30 grammi per fare le madrelenze utilizzo il filo Predator, sempre di Tubertini, che è un filo con un ottima resistenza all’abrasione ed una resistenza eccezionale. Vorrei inoltre sottolineare una cosa che da molti pescatori viene sottovalutata. E’ molto importante usare nylon di ottima qualità anche per le lenze madri poichè se usiamo una madre lenza dello 0.12 di scarsa qualità e poi mettiamo uno dei nostri fili di alta gamma, ad esempio fluorine del 10 corriamo fortemente il rischio di rompere la madrelenza. Inoltre i fili di alta gamma resistono molto meglio all’applicazione e scorrimento dei piombi.

Grazie mille Simone, come sempre gentile e disponibile…

Grazie a voi di Match Fishing.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *