LA PESCA ESTIVA DELLE TANUTE…..CON RINO SCALZO

Preda tecnica ed altamente selettiva, la tanuta costituisce uno dei principali target della pesca invernale. Finanche con la calura tipica di questo inizio d’estate vediamo come portarne a pagliolo qualche bell’esemplare.

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Croce e delizia di infinite schiere di appassionati della canna da natante, la tanuta costituisce una delle specie maggiormente ricercate lungo tutto l’arco dello stivale. Da Trieste a Lampedusa, infatti, questo splendido sparide rappresenta la preda principale cui tendono moltissimi angler conquistati all’unisono dalla relativa difficoltà di cattura, dalla bontà delle carni e dalla sportività del combattimento. A torto considerata preda esclusiva delle corte giornate invernali, la tanuta può in realtà essere insidiata con risultati più che lusinghieri finanche nel periodo più caldo dell’anno a patto, ovviamente, di agire nella migliore maniera possibile.

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Sotto…sotto

Tendenzialmente gregaria, la tanuta è uno dei classici pesci del freddo. Ricompresa fra le numerose specie che prediligono batimetriche fresche e maggiormente ossigenate, in omaggio a tale atavica indole, la nostra preda durante il periodo estivo si allontana dalla costa spingendosi decisamente verso fondali quasi insoliti per la stessa famiglia degli sparidi. Alla luce di ciò appare ovvio che nella ricerca di uno spot adatto alla permanenza dei banchi, in presenza di alte temperature superficiali, si dovranno tenere in considerazione soprattutto poste caratterizzate da una assodata isotermia. Partendo dai fatidici -50 mt, infatti, in estate le tanute migrano verso aree sempre più profonde non disdegnando a volte di raggiungere finanche secche localizzate a quota – 100 mt. Appare ovvio che, seguendo tali abitudini, rintracciarne la presenza richiederà un certo impegno sia in termini di tempo che di distanze dalla costa. Ad ogni modo, con il necessario supporto della cartografia di bordo, per ottenere risultati più che lusinghieri, si rivelerà opportuno procedere ad un necessario scouting su poste dalle caratteristiche morfologiche adatte fino al ritrovamento della nostra beneamata preda target. Presente di solito in un buon numero di esemplari, una volta riscontratane la presenza, come sappiamo la catture di tanute di taglia ripagherà i nostri sforzi in termini di soddisfazioni alieutiche e finanche culinarie.

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Attrezzature leggere

Pur trattandosi di pesche da fare in prossimità di fondali piuttosto profondi, per avere ragione delle tanute durante il periodo estivo, occorrerà un approccio di pesca abbastanza morbido e leggero. Prevedendo l’impiego di terminali discretamente sottili e braccioli abbastanza lunghi, si inizierà dalla scelta dell’attrezzatura che in questo caso potrà essere del genere adatto alla pesca sul medio fondale. In tal senso allora andrà benissimo una canna ad azione rigida di punta di lunghezza non inferiore ai 4 mt. fornita della solita sensibile vetta in nylon rettificato piuttosto conica di almeno 50 cm. Nel mulinello, di taglia sempre generosa e fornito di un retrive ratio piuttosto basso, si differenzieranno nylon dello 0,28-0,30 da utilizzare in assenza di corrente a profondità fino ai – 60 per poste più profonde invece risulterà necessario l’impiego di un sottile trecciato dello 0,17 ammorbidito da un lungo shock leader dello 0,35 di almeno 15 mt. di lunghezza.

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Svolazzi….d’estate

Capaci di un comportamento scostante e bizzarro, le tanute adulte si rivelano spesso prede difficili ed altamente volubili in grado di assalire con violenza le esche come di rifiutare drasticamente il migliore degli inneschi. Dovendo giocoforza massimizzare la presentazione delle esche, nella ricerca di questo splendido sparide non si potrà prescindere dall’impiego di terminali tecnologici ed appositamente preparati. Il terminale adatto potrà essere dunque costituito da un madre dello 0,33-0,35 lungo circa 2,50 mt. sul quale andranno collegati tre finali di 60-70 cm. di lunghezza attraverso il noto sistema degli sganci rapidi. Per quanto riguarda i braccioli, considerata la profondità, sarà bene non andare troppo per il sottile tenendo sempre come riferimento fluorocarbon intorno al 0,30\0,33. Mirando ad esemplari di buona dimensione è chiaro che sarà bene rinforzarne il tratto finale con almeno 5 o 6 centimetri di 0,35\0,40, in modo da ridurre drasticamente il rischio di indesiderati tagli causati dalla affilata dentatura delle tanute. Per quanto riguarda gli ami, perfetti si riscopriranno i modelli a gambo medio, piuttosto robusti e dotati di una punta particolarmente affilata nella misura variabile fra il numero 4-6. Immancabile, infine, nella cassetta delle lenze la classica “prolunga” costituita da circa 4-5 metri di monofilo dello 0,30 mirata ad alzare i braccioli dal fondo e portare le nostre insidie alla diretta attenzione dei pesci.

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Inneschi e brumeggio

Tenendo sempre ben presenti esche tradizionali come il sempiterno totano o calamaro, insieme all’ immancabile sardina ed alla morbida polpa di gambero rosa di paranza possiamo affermare senza timore di smentita che il boccone migliore per le profonde tanute estive è il micidiale cappellotto. Resistente alle lunghe fasi di cala, idrodinamico e soprattutto provvisto di una naturale fosforescenza questo piccolo cefalopode riscontra, infatti, il pieno favore sia degli esemplari adulti come dei pesci di taglia media. Da innescare singolarmente o in coppia per la proposizione di un innesco più corposo, benché di difficile reperimento, quest’esca potrà essere talvolta sostituita dal più delicato calamaretto magari rinforzato con qualche giro di filo elastico. Benché insidiate ad una certa profondità, nella pesca delle tanute il brumeggio farà sempre la parte del leone. Proposta con l’ausilio del classico pasturatore a lame o usando un paio di “fitte” di macinato fresco precongelato, la pasturazione avrà lo scopo di richiamare e soprattutto concentrare i pesci nella area di pesca. A tal proposito una volta giunti sul posto, valutata l’intensità e la direzione della corrente, tramite un sottile cordino potrà essere eseguita la calata del sacco fino al raggiungimento del fondo, a questo punto recuperati tre o quattro metri di cima si lascerà semplicemente che la scia esplichi la sua funzione di richiamo.

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Ritmi….mattutini

In omaggio a dei ritmi circadiani leggermente sfalsati rispetto al periodo invernale, con l’incedere dell’estate le tanute sembrano entrare in piena fibrillazione alimentare esattamente in corrispondenza dei magici momenti del calasole. Nel periodo che precede il tramonto e soprattutto nei preludi della prima luce mattutina questi splendidi sparidi intensificano fortemente la propria attività trofica divenendo improvvisamente aggressivi sugli inneschi. Adattandoci a tali ritmi, in questo momento per portare a guadino gli esemplari più belli si riveleranno necessarie delle alzatacce quasi antelucane che chiaramente mal si sposano con le piacevoli serate estive trascorse in compagnia di amici. Per gli angler più pigri che volessero concedersi ancora qualche ora tra le braccia di Morfeo, passato l’albeggio, si rivelerà spesso inutile andare per mare alla ricerca di questi lunatici piatti d’argento durante le ore centrali della giornata. In questi casi la migliore alternativa potrebbe essere data da una maggiormente fruttuosa battuta tardo pomeridiana durante la quale sarà possibile sfruttare le luci basse ed il chiarore similmente attenuato che preannunziano i meravigliosi istanti del tramonto.

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Un po di….braccio  

Fermo restando aver rintracciato un bel banco di tanute adulte, pur in presenza di lenze, inneschi ed accessori dall’incredibile potere di richiamo, finanche nelle more dell’uscita più proficua può capitare di assistere ad un drastico calo delle abboccate. In questi frangenti, oltre alla diversificazione di zavorre, terminali ecc. una delle armi migliori per riportare i pesci a pagliolo sarà il nostro braccio. Sensibili forse più di ogni altro sparide ad un certo tipo di presentazione dell’esca, la tanuta è una delle specie che risponde meglio ai classici “inviti”. In questo caso tra le  migliori soluzioni sicuramente la filata in corrente e la ferrata lenta. La prima tipologia di approccio, ossia la filata in corrente, viene di solito utilizzata quando i pesci in presenza di un certo flusso di corrente appaiono abulici o magari abbastanza radi da dover essere allettati o ricercati attraverso una lenza “danzante” sul fondo. Assolutamente intuitiva questa manovra può essere eseguita inserendo sulla lenza una zavorra di peso inferiore al necessario tanto da “scivolare”, in maniera controllata con l’antiritorno del mulinello, sul fondale fino al recepimento di una tocca o al ritrovamento dell’area di stazionamento dei pesci. L’invito lento invece può dimostrarsi particolarmente efficace quando, in assenza pressoché totale di corrente, le prede pur presenti gradiscono, per essere indotte alla mangiata, un’esca abbastanza “sfuggente” in grado di metterne in moto il naturale istinto predatorio. In questo caso dopo aver poggiato l’esca stabilmente sul fondo, passeremo all’azione mettendo in moto gli inneschi attraverso alcuni lenti e ripetuti sollevamenti di canna durante i quali spesso si avvertiranno le prime avvisaglie d’interesse da parte dei pesci.

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L’arma segreta

Per attirare l’attenzione di pesci lunatici ma abbastanza curiosi come le tanute, da qualche tempo i migliori interpreti della canna da natante utilizzano una sorta di “arma segreta” che sembra fare davvero la differenza. Utilizzabile in concomitanza di un vasto spettro di esche come la striscia di totano, di calamaro o la polpa dei crostacei, stiamo parlando delle oramai note Luminous Bait della giapponese Marufuji. Per chi non le conoscesse, si tratta di piccole doppie strip in materiale sintetico, assai morbido ed elastico completate nella parte superiore da una piccola sfera fosforescente con foro passante. Bloccata da due stopper in caucciù qualche centimetro al di sopra dell’amo i Luminous Bait oltre che attribuire al nostro innesco un maggiore potere attirante, risultano eccezionali finanche per mimetizzare il necessario rinforzino di lenza da realizzare negli ultimi centimetri del terminale. Ad imitazione di una piccola preda che si muove in corrente, queste eccezionali attrazioni possono fare la differenza finanche con sparidi meno aggressivi che talvolta contendono il cibo ed il territorio alle tanute come i saraghi e i pagri.

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