CAMPIONATO DEL MONDO 1971: A POZZOLO VINCE L’ ITALIA !

La squadra italiana è campione mondiale di pesca. Dino Bassi primo della classifica individuale. Luci ed ombre sulla vittoria degli azzurri sul canale di Pozzolo.

A Pozzolo il 18 settembre 1971 è stata scritta una pagina importante per l’agonismo italiano della pesca al colpo. Finalmente dopo nove anni dall’ultimo titolo e dopo aver toccato il fondo nel 1970 in Olanda, dove l’Italia non ha ottenuto buoni risultati, la squadra azzurra sul campo di gara di Pozzolo in Italia si è riscattata vincendo il titolo tra luci ed ombre.

Abbiamo vinto ma non siamo contenti. Qualcosa di veramente grosso è mancato a questi campionati del mondo. E’ mancata la cosa che rende grandi tutte le competizioni: la suspance!

E’ inutile dire che la nazionale italiana si è comportata alla Merckx, sicurissima in ogni suo movimento, nella scelta delle canne, degli ami, dell’esca.

Troppo sicura per essere vero. La squadra italiana si è comportata talmente bene da renderla quasi inumana. La vittoria l’abbiamo avuta, schiacciante, inequivocabile. Ma la bocca è tremendamente amara. Aspettavamo i francesi i belgi e invece abbiamo vinto noi.

Andiamo per ordine e guardiamo come si sono svolti questi campionati, come sono stati organizzati e perchè abbiamo vinto. Come tutti sapranno, dopo la rinuncia dell’Austria ad organizzare i campionati del mondo di pesca, San Marino il nostro stato fratello , si fece avanti e ottenne la fiducia necessaria per l’organizzazione.

Chi ha bene in mente la situazione geografica di San Marino, sa che in questo paese non è possibile fare delle gare di pesca. Questo lo sapevano bene i componenti italiani della CIPS e fu per questo che tutti noi applaudimmo e ringraziammo San Marino di essersi preso un così grosso incarico.

La verità era che i campionati del mondo si svolgevano in Italia, dove voleva la Federazione italiana, a Pozzolo, perchè proprio di li erano usciti i candidati alla maglia azzurra, i finalisti dei campionati italiani dello scorso anno.

Discorso semplice: se i rappresentanti della nazionale italiana sono tali perchè hanno fatto bella figura a Pozzolo , a Pozzolo sono da farsi campionati mondiali. Tutto liscio come l’olio, niente sorprese.

Ma ci fu chi disse che dopo tutto i francesi e i belgi , anche a Pozzolo sarebbero sempre stati i più forti. E c’è chi lo dice ancora.

La nazionale si è presentata scrupolosamente, con ritiri collegiali, con allenamenti e con riunioni.

Si arriva a venerdì, la giornata che precedeva la grande competizione. Grande entusiasmo all’Hotel Milano di Peschiera. La squadra inglese. l’irlandese, la sudafricana, la jugoslava. Tutto a posto per una grande competizione.

Per i francesi capeggiati da Robert Tesse e i belgi sempre più temibili. Alle cinque del pomeriggio arrivano voci che la squadra Cecoslovacca non sarà preente ai campionati del mondo.

Nel frattempo arrivano cinque simpaticissimi polacchi che da tre giorni, hanno detto loro, non mangiano e che non hanno in progetto di mangiare per altri tre, perchè non hanno denari in tasca. Dopo un rapido consulto tra gli organizzatori (i Sanmarinesi di cui tutti conosciamo il buon cuore) si decide che i polacchi rimangono a carico completo della federazione San Marinese.

Ringraziamenti, inchini e bei piatti di paste asciutte fumanti. Alle nove di sera, in una piazza di campagna, nel paese di Marmirolo tra gli applausi, le squadre vengono presentate ufficialmente. Tutto va bene grazie anche al sempre presente Pirini che risulterà a fine gara il miglior uomo della competizione.

Un sottosegretario, Usvardi, porta il saluto del Governo italiano, dopo che i rappresentanti di San Marino hanno ringraziato i presenti e la Federazione italiana della pesca.

Usvardi in un simpatico e quanto mai breve discorso ha messo in risdalto il valore della pesca come tempo libero, sport essenziale per ritrovare una dimensione umana nel mondo della cibernetica.

Ma quello che più ha interessato gli astanti è stato l’impetgno che Usvardi , a nome del Governo , ha preso per risolvere il problema degli inquinamenti. Si spera – ha detto – che la legge sugli inquinamenti non debba tardare ad essere varata, e che sia uguale a quella che noi tutti desideriamo.

Poi dopo gli inni nazionali suonati da un gracchiante grammofono, tutti a letto. C’è stato chi non ha dormito, perchè i pescatori (ci conosciamo bene) sono un pò nervosi il giorno precedente le grandi gare.

Alle sette della mattina di sabato tutti a Pozzolo per i sorteggi dei posti.

Il campo di gara che va tra i due ponti di Pozzolo, è stato diviso in cinque settori, perchè tanti sono i componenti di ogni squadra nazionale.

Si tira a sorte il numero di settore per ogni nazione e in tutti i settori sarà conservato questo ordine.

Vediamo subito qualcosa di interessante.

La nazionale italiana ha il numero 12 e quella francese ha il 13, che vuol dire che ogni pescatore italiano avrà accanto, nel proprio settore, un pescatore francese.

Una lotta aperta sul campo di gara, senza remissione di colpi, pensano tutti.

Invece poi……

E si inizia. Uno sparo, discorsi in varie lingue e giù pallotte di pastura da tutte le parti.

C’è chi adopera la pastura a base di fu il, ciechi di pastura non ne ha, c’è invece chi, contro ogni buona tradizione di gara alle alborelle e triotti alle otto di mattina tutti pensavano così, a 20 chili di bigattini.

-Ho questa, che roba è?-

si chiedevano tutti, 20 chili di bachini?

Robert Tesse interrogava suo figlio (un concorrente) chiedendo perché i concorrenti italiani avessero tanti bachini.

Forestier invece non si curava troppo di tutto ciò e iniziava a macinare alborelle in modo meraviglioso.

Ma lo spettacolo nello spettacolo lo fa l’ex campione del mondo il belga Van Den Eynde, che inizia con ritmo insostenibile a bucare triotti e alborelle a una velocità da capogiro.

La nazionale italiana pesca modo suo, come avevamo previsto, ci dirà Silla, il capitano della nazionale e <<come volevamo>>, ripeterà Alfieri, o <<come dovevamo>>, ci confermerà il buon Mannori.

E sì, la nazionale italiana sa di dover pescare con i bigattini al cavedano, non al largo, ma sullo zoccolo del canale.

La nazionale italiana lo sa, ha portato i bigattini, li ha buttati e vince.

Già nella prima ora di gara gli italiani vanno bene.

Alfieri ha cestinato due bei cavedani, Bassi idem.

Mannori, che all’inizio non ingranava, ha trovato la posizione giusta ed ha preso i suoi bravi pesci.

Zani, che ha nel settore il campione del mondo, dal quale è stato superato, prende i triotti sotto riva, e poi per il bene della pace, si mette a cavedani, e li prende.

Le bilance hanno parlato chiaro. Italia campione del mondo di pesca a squadre, Bassi di Bologna campione del mondo individuale.

Vittoria schiacciante, quattro primi di settore e un secondo (Zani).

Troppo bello per essere vero.

Anzi, siccome è indiscutibilmente vero, troppo vero per essere bello.

L’Italia si è data da fare in modo grande.

Oh bella! lo scorso anno, siamo stati definiti i “poveri brodi” dei campionati.

Quest’anno però glieli abbiamo fatto vedere noi…… i cavedani.

Ma ecco che sorgono dei problemi. Silla ci ha detto in un’intervista che l’unico modo per vincere i prossimi campionati del mondo, sarebbe lasciare la nazionale sempre allo stesso modo, con gli stessi uomini.

E da bravi maligni, abbiamo chiesto se tutti gli anni i campionati del mondo si sarebbero fatti a “Pozzolo dei cavedani”.

Silenzio.

C’è stata poi la nazionale inglese, (bravi giovani in vero) che non ha raccattato un pallino, ma che ha detto che noi italiani eravamo molto bravi nel nostro Backyard, ovvero nel nostro cortile, a razzolare nel nostro letamaio.

E poi ci hanno chiesto perché noi sapevamo che si sarebbe dovuto pescare con i bigattini e loro, (gli inglesi lo si sa sono sempre bene informati), non ne sapevano niente.

Erano proprio tutti ben arrabbiati e in cuore mio non ho saputo dargli torto.

Robert Tesse, ex campione del mondo e vera personalità nel mondo delle gare, capitano e allenatore della squadra di Francia, nelle brevi parole che ci ha detto ha ripetuto molto spesso la parola Chevesnes che vuol dire poi cavedani in casa nostra.

Cavedani, diceva sbigottito, oh come mai cavedani?

Noi sapevamo di triotti, alborelle, ma cavedani…… forse 1 o 2.

Gli irlandesi invece, da buoni burloni quale sono, hanno detto che la stagione in Italia è molto buona, bel sole, buono il vino, veramente buono. Sono arrivati ultimi.

Articolo tratto da Pescare a firma di Alessandro Menchi – 18 settembre 1971

Una giusta vittoria

Dopo la Caporetto dell’anno scorso quando in seguito ad una annuale progressiva discesa nella scala dei valori mondiali la pesca italiana toccò il fondo o quasi i “Pontefici Massimi” della federazione sobbalzarono sui loro seggioloni e cominciarono a pensare sia pure a malincuore che qualcosa andava male: qualcosa andava cambiato.

Si continuò a rovesciare nei fiumi milioni di alborelle in modo che tutti i garisti italiani continuassero sulla strada dell’automazione e del cottimo dei quattrocento pesci l’ora, e si decise che l’ultima prova del campionato italiano dovesse essere eseguita senza l’uso del bigattini per costringere i pescatori italiani a pescare alla francese.

E non sapendo che già su tutti i campi di gara, i garisti italiani da vari anni, con fare da cospiratori, contrabbandavano strani involti ripieni di misteriosi animaletti rossi, furono inviate circolari esplicative alle società sul modo di ricerca e sull’uso del verd de vase, quando mai come in questi ultimi anni la lotta contro le zanzare era stata così intensa in Italia.

Non esiste infatti canale, acquitrinio o fosso che dalla Toscana al Veneto non sia arato, dragato, rovesciato, setacciato da cima a fondo dai nostri garisti in cerca di ver de vase.

Cominciò intanto nel solito clima di italica faida la preparazione della squadra azzurra con i guelfi che la volevano impostata alla francese e i ghibellini forti della tacita approvazione dell’imperatore all’italiana.

Prevalsero naturalmente i ghibellini ed il 18 settembre nella splendida cornice di Pozzolo, con la elite dei garisti italiani come spettatori (e c’erano veramente tutti) complice un sorteggio che ha visto accanto italiani e francesi è stata disputata una nuova disfida di Barletta.

Hanno vinto gli italiani, pasturando all’italiana e pescando all’italiana, anzi alla garibaldina: bigattini in canna e…… via.

A fine gara, sul campo di battaglia sono rimasti solo gli allibiti francesi che gli spettatori italiani presenti, forse per dovere di ospitalità, hanno provveduto ad alleggerire di tutti i resti delle odiate pasture, del fouilles e dei ver de vase avanzati.

Un paio di cassette di bigattini, di tutti resti delle odiate pasture dei fouilles e dei ghibellini, fra le immancabili lacrime di gioia sono ora apparsi i primi sorrisetti compiaciuti; le prime dichiarazioni sono state: “come avevamo previsto”……

Speriamo che questa vittoria sia veramente tale e non segni invece un altro punto di arresto.

Speriamo non si debba aspettare altri nove anni vivendo sugli allori: non tutte le volte i campionati del mondo si disputano in Italia!

Tutto questo senza nulla voler togliere ai nazionali italiani che hanno dato tutta la loro bravura e tutto il loro entusiasmo per il conseguimento di questa vittoria.

In fondo l’Italia ha vinto.

Viva l’Italia

articolo tratto da Pescare a firma di GFM

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