CAMPIONATO ITALIANO INDIVIDUALE 1974: 1° PROVA

Nella prima prova alta tecnica in mostra sul Mincio a Peschiera

Con l’inizio della finale del campionato individuale l’annata si avvia alla conclusione.
E’ di ieri la notizia che la riunione informale degli agonisti che di fatto chiude l’annata , è stata anticipata il 19 ottobre a Parma .
Nella finale del campionato italiano sono impegnati, salvo rare eccezioni, le migliori lenze d’Italia e dal loro incontro scontro il vincitore uscirà in maglia tricolore.
Ai primi sei classificati andrà la maglia azzurra per il prossimo anno ed ai primi venti il distintivo tricolore di “prima serie” ed il diritto di disputare il campionato 1975 accedendo direttamente alla finale.
La prima prova è stata disputata sul Mincio a Peschiera del Garda.
I temi tecnici erano essenzialmente quattro: alborelle, triotti, cavedani (col bigattino) scardole (con i chicchi teneri del granoturco).
I primi due, dando consistenza al pescato attraverso una lunga serie di catture, garantiscono un certo piazzamento ed anche la vittoria , a seconda della entità delle catture realizzate da chi nello stesso settore si dedica al pesce grosso.
Scardole e cavedani invece assicurano senza riserve la vittoria di chi effettua catture consistenti ma mancando queste il ruzzolone in classifica è certo.
I diversi obiettivi che i garisti si prefiggevano in questa gara imponevano scelte tecniche diverse.
Chi vuole vincere il titolo o indossare la maglia azzurra deve puntare alla vittoria.
Alcuni hanno ritenuto possibile vincere con il pesce piccolo, altri tentando solamente il pesce grosso, altri ancora hanno adottato una condotta duttile adeguandosi alla realtà del momento via via che il tempo di gara trascorreva.
Alcune delle scelte sono state coronate da successo, ma altre hanno dato un risultato rovinoso.
In una gara del genere, ad altissimo livello tecnico, malgrado l’apparente uniformità del campo di gara, una decisione che va bene agli alberoni è fasulla a metà del rettilineo che precede e così via.
Qualche concorrente ha montato solo canne per un certo tipo di pesca escludendosi a priori ogni altra possibilità, proprio per rendere irrevocabile la sua scelta; a parecchi però tale drasticità non ha dato il successo.
L’alborella piuttosto piccola è stata pescata in parte quasi a galla ed in parte presso il fondo. Per la pesca tra due acque impiego di un galleggiante a carota allungata, e comunque molto lungo più o meno cilindrico, della portata media di 1,5 grammi.
Piombatura distribuita in pochi pallini o styls abbastanza vicini e posti a circa dieci centimetri dall’amo.
Sul fondo l’alborella è stata insidiata con un galleggiante di maggiore portata, 2,0 – 2,5 grammi, piombatura più distribuita, setale un poco più lungo.
In entrambi i casi ami del 22-24, per esca larva di mosca colore giallo alternato al rosso, innescata per la testa o per la coda, a calza ed una sola. Canna più usata: la quattro metri.
Per il triottino, dovendosi frenare la discesa dell’esca a valle o anche tenerla un poco ferma nell’erba, sono stati largamente impiegati galleggianti tipo padovani o veronesi della portata di 3 grammi e anche più.
Inalterato l’amo, da alcuni accorciato il setale, innesco di una o due larve di mosca rosse ( una a calza e l’altra appesa per l’estremità).
Le canne più usate sono state le cinque metri e mezzo / sei.
Chi ha tentato la scardola a centro fiume lo ha fatto con canna bolognese, olivetta da 4/5 grammi, a mezzo metro dall’amo, galleggiante piuttosto tozzo che reggesse bene gli eventuali urti dell’esca sulle erbe e sul fondo.
Tra i più usati il tipo torinese, con corpo cilindrico in pavone o balsa ed alla sommità una pera in balsa o sughero sormontata da una astina; la taratura del galleggiante deve essere molto accurata – lasciare sporgere solo l’astina ben visibile anche da lontano perchè colorata in rosso o giallo luminescente.
Amo del n° 16/18 con innescati uno o due chicchi . Nell’insieme la pesca della scardola ha fruttato assai meno pesce di un mese fa.
Alcuni hanno aperto la gara con piccoli lanci di larve sfuse sperando nella cattura iniziale del cavedano a galla, cattura tale da consentire poi, grazie al vantaggio, una gara di tutta tranquillità all’insegna del pesce piccolo. Non tutte queste aperture hanno dato buon esito. A volte il garista ingolosito da una cattura ne ha aspettata inutilmente una seconda sprecando tempo e perdendo il vantaggio ottenuto in partenza.
La pesca del cavedano tra due acque si basa essenzialmente sul lancio frequente di piccole quantità di larve di mosca.
I cavedani o cavedanelli, riescono ad ingoiarle tutte senza doverle rincorrere a valle , in tal modo restano eccitati sul posto e sono facile preda dell’inganno sull’amo. Occorre però anche un minimo di tranquillità sulla sponda, senza la quale il pesce o si inabissa o si porta al largo. La passata è fatta con un galleggiante piombato e sulla lenza uno o due piccoli pallini. Distanza amo-piombi quasi un metro, ed amo galleggiante in media circa due. Setale sottile, amo del 16/18 innescato con una o due larve. A volte rende bene anche il fiocco di tre larve.
La pesca del cavedano sul fondo è invece esplicitata sia con canna fissa lunga che con canna bolognese. Il setale è lungo meno di un metro, amo del 15/17, alcuni bigattini innescati a calza, montatura piuttosto leggera senza però esagerare, altrimenti l’esca non passerà nè presso il fondo nè appena al di sopra delle erbe che spesso lo ricoprono. Abbiamo esposto i dettagli delle diverse tecniche di pesca perchè il lettore si è sempre mostrato interessato ai metodi di cattura dei garisti.
Tornando al campionato precisiamo che nella seconda prova saranno ammessi solo i classificati entro il settimo posto. E’ però quasi certo che il campione italiano uscirà dalla rosa formata dai vincitori di settore della prima prova.

Elenco dei vincitori di settore:
– Ragonesi Vittorio P.S. Forlì p. 1314;
– Camerini Arnaldo C.C. Verona p. 1087;
– Franchi Gastone Casalecchiese p. 1274;
– Morisi Luciano Castelmaggiore p. 1260;
– Veronesi Lino Castelmaggiore p. 1028;
– Tampelloni Arcero Pasquino p. 1999;
– Rasia Eliano AIM Vicenza p. 1719;
– Filippini Aureliano Delfino BS p. 1065;
– Botti Luciano P.S.Forlì p. 1051;
– Marin Giancarlo P. Milanesi p. 1044;
– Agnoli Paolo C.C. Verona p. 1039;
– Calosso Giovanni I Diavoli p. 1469;
– Meschiari Giovanni Villa D’Oro p. 1390;
– Andena Giuseppe P. Milanesi p. 2580;
– Martelli Angiolino Lenza Reno p. 1579;
– Carpana Sauro P. Milanesi p. 2857;
– Rinaldi Angelo ortofrutticolo p. 1025;
– Tubertini gabriele Ortofrutticolo p. 1505;
– Trabucco Roberto Lenza parmense p. 2110;
– Ferraroni Luigi Lenza parmense p. 2404;
– Orlandini Marcello La Carpa p. 2403;
– Franchini Fiorenzo Ortofrutticolo p. 2688;

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