Profili e Personaggi: UMBERTO TARTERINI

Lo conosciamo maggiormente perche’ è una “penna” famosa del giornalismo della pesca sportiva italiana da piu’ di 30 anni,un personaggio se vogliamo definirlo anche un po’ scomodo perche’ scrive sempre quello che pensa senza scendere a compromessi. Bolognese,precisamente di Castel Maggiore,la sua prima uscita di pesca risale al 1953,dove andava catturando pesci gatto che poi la nonna cucinava in umido. In questa intervista vi faro’ conoscere il  Tarterini pescatore, che si dedica con tanta passione alla sua societa’: la Cannisti Castel Maggiore . Ma con lui tratteremo anche tutti i vari problemi che girano intorno a questo sport, soprattutto quello agonistico.  Concludo semplicemente ringraziandolo,perche’ per me è stato un vero onore poter scambiare “due parole” con un  personaggio che ha attraversato varie stagioni della pesca agonistica e ne conosce  tutti gli aspetti.

Di Natascia Baroni

La pesca in mare la mia passione

Che lavoro svolgi?

Mi occupo della rivista Noi Pescatori con il ruolo di Capo Redattore.

 NOI PESCATORI

Nella tua famiglia chi è che ti ha “attaccato” questa passione per la pesca ed oggi, a parte te, c’è anche qualche altra persona con cui la condividete?

La passione per la pesca l’ho ereditata dai fratelli di mia madre, attualmente ho un cugino ed un nipote che la praticano, ma solo a livello amatoriale.

Umberto quanti anni hai e di dove sei?

Sono nato a Bologna 69 anni fa.

Da buon emiliano segui il  calcio? Hai una squadra del cuore?

Una volta tifavo Bologna ed avevo una simpatia per la Juventus. Da anni però il calcio  non lo  seguo più, sono stati troppi gli scandali per essere ancora credibile.

Pratichi anche qualche altro hobby ?

Di hobby ne ho diversi. Vado a funghi. Coltivo un orticello che possiedo a Castel Maggiore nella casa paterna. Mi piace la filatelia, che però negli ultimi anni ho un po’ trascurato e, naturalmente, vado a pescare.

Il piatto bolognese a cui non sai resistere?

Il più classico di tutti: i tortellini in brodo.

Una tua caratteristica, in bene ed in male? 

E’ molto difficile parlare di se stessi ed essere obiettivi. Penso però che una mia caratteristica sia quella di dire sempre quello che penso, anche quando può risultare “scomodo”.

Tutti ti conoscono come grande giornalista sportivo, ma io invece voglio far conoscere il Tarterini pescatore: ti ricordi a che età sei andato a pescare la prima volta, dov’ eri e con chi?

Mi sembra che “grande giornalista sportivo” sia una definizione troppo forte. Mi piace scrivere, ne ho la possibilità, lo faccio, punto e basta. Per quanto riguarda invece il Tarterini pescatore la mia prima volta la ricordo ancora bene. Avevo 9 anni, era il 1953 e ci andai da solo.

Che catture avevi fatto in quell’ occasione e che attrezzatura avevi con te?

A Castel Maggiore, che allora era un piccolo centro prevalentemente rurale, c’erano tanti maceri, in particolare ce n’era uno a poche centinaia di metri da casa mia, ed era pieno di pesci gatto. Ci andai di nascosto dal contadino, che dei suoi pesci era molto geloso. Ne presi parecchi e ricordo la felicità di mia nonna quando li portai a casa, perché il pesce gatto in umido, a quei tempi, era un piatto prelibato. L’attrezzatura era veramente “spartana” e consisteva in una canna di bambù di poco più di due metri, un galleggiante fatto con un tappo di bottiglia sagomato e  colorato di rosso sulla testa; il filo e gli ami me li aveva regalati mio zio Fausto, non ricordo diametro e misura ma erano sicuramente molto “robusti”.

Quale sensazione hai provato la prima volta che hai visto la canna muoversi ?

Non ricordo la sensazione che provai quella prima volta, ricordo solo che è stata la prima di una lunghissima serie.

Cos’è che ti ha tanto appassionato di questo sport?

Non credo che ci sia stata una cosa in particolare, sono state tante le cose che mi hanno portato a prendere in mano una canna ed a cercare di prendere un pesce. Penso comunque che la “molla” principale sia una passione innata, quella che ti spinge verso uno sport anziché un altro. La mia mi ha spinto verso la pesca.

Ti ricordi ancora la tua prima gara e com’è andata a finire?

Certo che ricordo la mia prima gara! Era la primavera del 1968, si trattava di una gara sociale a coppie della Castel Maggiore, società nella quale mi ero iscritto proprio in quell’anno. La gara si svolgeva ad Ostellato , alla fine io ed il mio compagno arrivammo secondi, vinsi così la mia prima medaglia d’oro. Forse, proprio da quella medaglia, partì lo stimolo che mi ha portato a dedicarmi con assiduità alla pesca agonistica.

In azione di pesca 1 

Che canne da pesca possedevi 50 anni fa’?

 Se penso alla attrezzatura di allora, mi viene da sorridere. La mia dotazione consisteva in alcune  cannine corte per la pesca all’alborella ed un paio di bolognesi.

Come hai vissuto l’evoluzione dei  materiali con cui sono state costruite?

L’evoluzione è stata notevole, non ci sono termini di paragone tra l’attrezzatura di allora e quella di oggi. Anno dopo anno le cose cambiavano e tutti ci adeguavamo alle novità, non si poteva fare altro.

Secondo te, qual’ è stata la più grande invenzione fatta fino ad oggi in questo campo?

Più che una invenzione vera e propria, parlerei di nuovi materiali ed in primis il carbonio. L’utilizzo di quel materiale ha rivoluzionato tutto il parco canne.

Prima, ogni pescatore si preparava da solo non solo le pasture ed i galleggianti, ma sapeva anche modificarsi le canne. Invece oggi questa mentalità è sparita quasi del tutto?

E’ vero, quasi nessuno ormai si mette lì a modificare una canna o a costruirsi un galleggiante, come ho fatto io assieme ai miei compagni di società per tanti anni. Anche le  pasture ce le facevamo noi, avevamo una formula ,si andava al consorzio agrario a comperare gli ingredienti e poi si andava al mulino a macinare e miscelare il tutto. Te li vedi gli agonisti di oggi fare queste cose? Impensabile!

E l’ambiente delle gare era diverso?

Sì, secondo me era molto diverso. Su questo ho anche scritto un pezzo recentemente che ha suscitato diverse reazioni. Una cosa però mi ha fatto molto piacere e sono state le tante telefonate e messaggi di condivisione che ho ricevuto, da tante parti della penisola. Poi ci sono stati anche alcuni commenti negativi, ci mancherebbe, però le mie esternazioni sono state sicuramente motivo di riflessione, e questo non può che farmi piacere.

In azione di pesca 2 

La pesca all’alborella era al massimo splendore in quel periodo. Perché poi è andata via via scomparendo?

Per il semplice motivo che sono scomparse, o quasi, le alborelle. Il motivo principale è stato sicuramente l’inquinamento, poi l’immissione nelle nostre acque di tante specie alloctone che ne hanno compromesso la riproduzione. Per forza di cose quindi la pesca agonistica si è rivolta verso altre specie ittiche, con altre tecniche e altre attrezzature.

Tu cosa ti porteresti dietro di quegli anni?

La spensieratezza e l’allegria. Mi sbaglierò  ma in quegli anni gareggiare era veramente un divertimento, ora mi sembra diventato un lavoro. Non mi piace più. Probabilmente sarò un nostalgico.

C’era molto differenza nella mentalità della Federazione degli anni ‘60/’70 con quella attuale?

Che ci sia molta differenza è inevitabile. La Federazione altro non è che un insieme di uomini. Ognuno con la sua testa ed il suo carattere. Io ho avuto un passato in Federazione: all’inizio degli anni ‘80, per sei anni, ho fatto parte della Commissione Sportiva Nazionale presieduta dal Dottor Cicognani; sarebbe l’equivalente del Comitato di Settore attuale. Anche allora c’era da lottare per ottenere un migliore assetto delle  competizioni. Avevamo tante idee e tanta voglia di fare. Eravamo giovani e c’erano personaggi di grande valore quali Lele Tubertini, Carlo Chines, Mario Molinari, Graziano Masiero, Gino Balella, Marco Crippa, tanto per citarne alcuni. In quegli anni riuscimmo a cambiare tante cose con le nostre idee. Ora non vedo più lo stesso fervore e la stessa determinazione. Ci propinano quello che vogliono, ci si lamenta, si brontola, magari si fanno commenti negativi su internet, ma poi tutto finisce lì. Noi arrivammo , nel 1984, a fare una competizione privata, la Coppa Italia, in contrapposizione a quella ufficiale della Federazione, il Trofeo d’Eccellenza, a cui non partecipò quasi nessuno; questo costrinse i dirigenti federali di allora ad ascoltare le nostre esigenze e ad assecondarle. Li vedresti gli agonisti di oggi fare una cosa del genere?

Con quali società hai gareggiato fino ad oggi?

In una sola: la Cannisti Castel Maggiore.

La 1^ vittoria nel Trofeo Sei Nazioni nel 1999 

E con quali personaggi hai legato maggiormente in tutto questo periodo?

Difficile rispondere a questa domanda. Durante tutti gli anni che ho dedicato alla pesca agonistica, di amici ne ho avuti tanti, magari quelli a cui sono più legato sono quelli con cui ho condiviso anni di competizioni nella Castel Maggiore.

Quali  successi hai ottenuto nella tua carriera agonistica?

Quando ho iniziato a gareggiare  mi sono dedicato per diversi anni ad una attività prettamente locale. Poi sono cresciuto tecnicamente  e la società mi ha inserito in una squadra con la quale ci siamo tolti molte soddisfazioni. In poco più di una decina di anni abbiamo vinto 23 gare nazionali in vari campi di gara.

Il risultato più bello che ti è rimasto nel cuore?

Certamente la vittoria nello Zonale nel 1986 assieme ad Andrea Sgargi, Luigi Zucchini ed il grande Fiorenzo Franchini. Era una competizione a cui prendevano parte 80 squadre da tutto il nord. Era praticamente quello che fino all’anno passato era l’Eccellenza Nord.

 la vittoria dello Zonale 1986

Il pesce che ti attrae in modo particolare?

Se parliamo di gare, non c’è un pesce che mi attrae in modo particolare, vanno tutti bene. Se invece parliamo di pesca per diletto penso proprio che sia il barbo, seguito a ruota dal cavedano.

La cattura più bella che hai fatto, quanto pesava e dove eri?

Non so se sia stata la più bella, intesa come grandezza, ma sicuramente la più “amara” è stata una carpa di circa sei chili pescata ad Ostellato. E’ stato il pesce che ha dato una svolta “negativa” alla mia carriera. Era il 1983, alle finale del Campionato Italiano individuale. Allamai e salpai questa carpa, solo che allora non era ancora in vigore la regola del pesce in vivo, per cui si dovevano rispettare le misure ed i periodi di divieto, ed era appunto in periodo di divieto, per cui dovetti rilasciarla. Se avessi potuto pesare quel pesce avrei vinto il settore e probabilmente il Titolo, con relativo accesso in Nazionale. Non fu così. La delusione fu’ tanta che non partecipai più a queste selezioni, rinunciando per sempre ad ambizioni azzurre.

Hai girato tanti campi di gara italiani, secondo te qual’ è il più bello in assoluto e quello che potrebbe diventarlo un giorno?

Non credo che ci siano dubbi il più bello è senz’altro il Fiume Mincio a Peschiera del Garda. Non ne vedo altri che possano eguagliarlo.

Quando hai iniziato a scrivere di pesca e quante competizioni importanti hai seguito?

Ho iniziato a scrivere nel 1976, con il mitico Antonio Dal Campana nel suo giornale “Gare Pesca e Sponsor”. Dopo la sua scomparsa ho collaborato con altre riviste fino al 1991 quando con Lele Tubertini ed un altro paio di amici, abbiamo dato vita a Noi Pescatori. Da allora mi sono dedicato solo a questa rivista. Durante tutti questi anni ho girato l’ Europa al seguito delle varie nazionali  per  seguire circa sessanta mondiali delle varie categorie: seniores, giovanili, femminili e per clubs. Difficile calcolare quante sono state le competizioni che ho seguito a livello nazionale, non penso di esagerare se le quantifico in cifra con doppio zero con un 2 davanti. Nel 2008 ho ricevuto un importante riconoscimento dalla FIPO che ha voluto premiarmi quale “Pioniere della Pesca Sportiva” con questa motivazione: Quale riconoscimento per la serietà e la professionalità dimostrata in qualità di giornalista sportivo.  Per me è stato come aver vinto un mondiale!

Oltre a dedicarti al giornalismo, gareggi ancora?

 L’attività agonistica vera ho cessato di farla nel 1995, quando si ammalò gravemente mia moglie. Per quasi due anni le sono rimasto vicino. Rimasto solo non ho più avuto la voglia e la forza di riprendere l’attività. Negli anni successivi ho ricominciato a fare qualche gara, ma  non ho più partecipato ad  una competizione importante, anche se i miei compagni di società hanno  cercato, in tutti i modi, di convincermi.

TARTERINI

La tecnica di pesca che adori fare?

In gara la pesca all’inglese.

Appena hai un po’ di tempo libero dove vai a pescare?

In mare. Fin da giovanissimo mi è sempre piaciuto pescare in mare, sia dalla riva che dalla barca, per cui appena ne ho la possibilità è li che vado.

Com’è far parte di una grande società come la Cannisti Castel Maggiore?

Come in qualsiasi altra società. Ogni società ha le sue caratteristiche e la sua storia, la cosa importante é che ci si ritrovi sempre tra amici.

Sei una persona molto attiva all’interno della Società. Cosa ti ha spinto ad impegnarti così tanto?

All’inizio non te ne rendi conto, poi ti appassioni e diventa normale impegnarti per il bene della Società. La maglia diventa una seconda pelle per cui tutto il tempo libero lo dedichi a quello.

Nel 2010 siete diventati Campioni d’Italia per Società. Cosa ricordi di quel giorno?

Fu’  sicuramente una grande gioia. Il coronamento di un sogno che inseguivamo da un po’ di anni. Dopo un paio di secondi e terzi posti, finalmente sul gradino più alto del podio. Aver battuto le grandi corazzat:, Ravanelli, Oltrarno ed Emiliana, per una piccola barchetta come eravamo noi,  fu’ veramente una grande soddisfazione.

La castelMaggiore Campione d'italia 2010 

E poi l’anno successivo avete partecipato al Mondiale per Club in Serbia, sul Danubio, tanta soddisfazione ma anche una trasferta molto impegnativa sotto ogni punto di vista…

Tutta la società si era mobilitata al gran completo e quindi la trasferta in Serbia fu’ molto bella dal     punto di vista organizzativo e logistico. Ma fu’ molto deludente dal punto di vista agonistico.

Ci racconti come andarono quelle due gare?

Furono due gare assurde! La pesca verteva esclusivamente sulla cattura dei piccoli go tra i sassi del sottoriva. Altra pesca non c’era. Ci voleva il coraggio di eludere le regole e pescare appoggiati sul fondo. Se lo facevamo noi arrivavano subito i Commissari serbi a redarguirci, altri lo hanno fatto senza problemi. Amen!

 cannisti castelmaggiore

Tutti ti conoscono perché sei una persona molto sincera e schietta, senza “peli sulla lingua”. Bene con te vorrei affrontare qualche  problematica della pesca sportiva agonistica di questo momento: intanto come vedi la scelta della Federazione di abolire i campionati di Eccellenza Nord-Centro-Sud, facendo un C.I.S. a 40 squadre?

Un C.I.S  a 40 squadre  non ha senso. Non ci sono più di 15/20 squadre che possono essere      competitive, e non più 3/4 con possibilità concrete di vincere. Tutte le altre vanno in giro solo a fare da contorno. Sull’eliminazione dei gironi di Eccellenza direi che, tutto sommato, hanno fatto bene, erano solo spese inutili, con nessun traguardo adeguato, se non la promozione nel C.I.S. Non mi sembrava un granché!

Non è a discapito delle Societa’ del sud che vi partecipano, visto che il campo di gara più vicino per loro, resta il Tevere di Umbertide o da quest’anno  l’Ufente?

Il problema delle società del sud è sempre esistito ed esisterà sempre. Purtroppo i campi di gara sono quelli che sono, ma soprattutto sono dove sono. Difficile quindi poter portare tanti pescatori dove il posto non c’è. Se le quadre partecipanti fossero molte meno, forse il problema sarebbe meno difficile da risolvere.

Molti vorrebbero regolarizzare le prove del campo di gara, c’è chi può permettersi di partire il martedì/mercoledì e chi no. Tu cosa ne pensi?

Altro problema vecchio. La soluzione potrebbe essere quella di aprire il campo di gara per le prove dal solo venerdì, ma poi ti vai a scontrare con la parte commerciale del sistema. Una cosa però va detta: se per vincere bastasse essere sul campo di gara dal martedì, sarebbero molti i potenziali campioni. Ma non è così. Ci sono molti pescatori che sul campo di gara ci sono giorni prima e poi il giorno della gara fanno un bel 10. Se a vincere più o meno sono sempre quelli, un perché ci sarà! Tu che ne dici?

E del fatto che ogni garista porta con se sempre un numero maggiore di canne, quando poi alla fine, magari, ne usa pochissime?

Questo problema si è un po’ attenuato con l’avvento delle gare tecniche. Però la quantità di materiale da portarsi appresso è veramente incredibile. Avrà un senso tutto questo?

Nei canali del nord si utilizzano il ver de vase e il fouillis, diventati ormai indispensabili in ogni gara, mentre purtroppo tanta gente del centro e sud Italia non sanno nemmeno cosa sia e come utilizzarlo. Cosa proporresti?

Sull’utilizzo  di queste esche ho espresso più volte una forte contrarietà, attirandomi l’antipatia di alcuni commercianti. Pazienza! Ripeto il mio concetto: l’utilizzo di queste esche serve solo a chi partecipa a competizioni internazionali, quindi pochi pescatori, perciò mi sembra assurdo    costringere tutti gli altri a spendere questi soldi, a maggior ragione in un periodo come questo.

Una regola che proprio cambieresti ?

Quella della composizione delle Nazionali per scelta tecnica.

Come vedi la tecnica del feeder fishing, che sta avendo grandi risultati anche grazie al nuovo C.I.S. a cui nel 2014 hanno partecipato 47 squadre?  Non male come primo campionato?

Si tratta sicuramente di una novità interessante ed in grande crescita. In Inghilterra, patria del feeder,  questo modo di pescare lo si può utilizzare anche nelle gare al colpo. Da noi c’era già qualcosa di simile con la pesca a ledgering, ma le differenze tra le due tecniche sono sostanziali. La principale è costituita dal sistema di pasturazione, nel ledgering puoi utilizzare la fionda, nel feeder solo il pasturatore. Ora la Federazione lo ha differenziato dal colpo dandogli la patente di “specialità”, per cui ci saranno tutte le varie competizioni fino ad arrivare al C.I.S. appunto. Poi, per il fatto che esiste un Campionato del Mondo di pesca  a feeder, inevitabilmente vi saranno le selezioni per la maglia azzurra. La mia speranza che anche in questa specialità non si arrivi alle “famigerate” scelte tecniche.  Comunque noto che molti agonisti del colpo si stanno orientando verso questa nuova specialità, la cui crescita può essere una opportunità per tutti. La mia speranza è quella di vedere anche dei giovani dedicarsi al feeder, quello sarebbe il vero successo di questa nuova specialità.

Che deve fare la Federazione per avvicinare di più i giovani a questo sport sano?

Non credo che si possa fare molto con i giovani. La pesca al giorno d’oggi è diventata troppo costosa, non parliamo poi delle gare.  I posti dove andare a pescare sono sempre meno o meno       accessibili. Comunque non ci si può rassegnare per cui, come qualche Sezione provinciale fa già, si dovrebbe incrementare il coinvolgimento delle scuole per cercare di avvicinare i bambini all’acqua e quindi ai pesci. Poi sarà la indole di ognuno di quei bambini a far sì che nasca un nuovo pescatore oppure no.

Un consiglio che ti senti di dare a chi pratica o vorrebbe praticare la pesca sportiva? 

Secondo me la passione per la pesca o ce l’hai oppure non la trovi per strada. Se un ragazzo sente l’attrazione per questa attività deve cercare di farsi aiutare da chi già pratica la pesca, magari un parente od un amico. Il resto viene da solo.

Tu che scrivi sulla carta stampata da 30 anni, come vedi l’avvento del web? Può dare più visibilità a questo hobby?

Tutto quello che divulga la pesca sportiva è il benvenuto.

Cosa sogna ancora Umberto Tarterini?

Ancora tante belle pescate in mare.

tarterini con carlo conti 

Grazie mille, per me è stato un vero privilegio poter intervistare un giornalista con la “G” maiuscola.

Il privilegio è tutto mio. Ho risposto volentieri alle tue domande e l’ho fatto con la sincerità che mi ha sempre contraddistinto.

Tarterini2

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