MONDIALE FEEDER: …E PER FINIRE I C.T.!

Dopo aver sentito le voci degli Azzurri del feeder, abbiamo volutamente tenuto per ultima l’intervista allo Staff Tecnico per dare maggior risalto ad una vittoria che, per le caratteristiche con cui é maturata, é l’emblema stesso di scelte specifiche e di una conduzione tecnica estremamente accurata, frutto di un grande lavoro di squadra e di attente valutazioni tecnico/strategiche.

In accordo con il C.T. Maurizio Setti, impossibilitato per motivi familiari, è stato il Vice Marco Manni a sottoporsi  alle mie domande, alle quali ha risposto con grande cortesia e dovizia di particolari.

Marco, da Spilamberto (Mo), terra dell’aceto balsamico e patria di forti agonisti come Maurizio Setti o lo stesso cugino di Marco, Stefano oltre a tanti altri, da oltre 35 anni, esempio sempre più raro di dedizione alla maglia del club, é una delle bandiere più rappresentative dell’Alto Panaro, storico sodalizio che ha scritto tantissime belle pagine dell’agonismo nazionale, dapprima nel colpo e, di recente, anche nella specialità del vettino tremolante, l’ultimo dei quali lo Scudetto per Società 2016.

Al suo attivo, con la maglia Azzurra, oltre a due partecipazioni come agonista, ha un brillante palmares come componente lo Staff Tecnico delle due Nazionali: due ori Mondiali, ad Ostellato ed in Slovenia, due Europei (Spagna ed Italia) oltre a vari podi con la Nazionale Seniores, tra i quali un argento in Bielorussia che vale come un oro per come maturato, ed oggi questa sonante medaglia d’oro con gli Azzurri del feeder.

Marco é uno stratega, ama questa definizione e la sua impostazione mentale e l’esperienza maturata in oltre 35 anni di attività ad altissimo livello lo hanno portato ad affinare moltissimo questa attitudine, grazie anche alla capacità di cogliere aspetti e particolari che ai più sfuggono e alla intuizione di affrontare con una approccio diverso le prove di una competizione importante.

 

Marco, siamo qui a parlare di una storica vittoria Azzurra in una specialità, il feeder appunto, nella quale sino ad ora avevamo raccolto poco. Senza timore di smentite, credo si possa dire che questa vittoria é ancora più bella proprio perché frutto di un grande lavoro di gruppo e di scelte tecniche precise…

“Sono, siamo profondamente orgogliosi di essere stati parte in causa in questa vittoria, per la quale abbiamo cercato di dare il nostro contributo tecnico/organizzativo. Quando mi fu chiesto, tre anni fa, di entrare a far parte dello Staff Tecnico della Nazionale feeder, mi fu motivata come conseguenza di una esperienza che stavo già facendo con la Nazionale seniores del colpo, nella quale, assieme a Frigieri e Govi, stavamo lavorando seguendo un certo metodo di lavoro. Mi fu chiesto, allora, se fosse possibile organizzare le sessioni di prova e di approccio alla gara della Nazionale feeder con la stessa metodica che stavamo seguendo nel colpo, quindi il mio compito era ed é innanzitutto organizzativo prima ancora che tecnico. Oggi, dopo tre anni, siamo riusciti a portare i ragazzi a lavorare in certo modo, facendo delle prove mirate, che ci consentano di fare delle scelte tattiche giuste per ottenere il massimo risultato.”

Con questo risultato credo si possa parlare di innalzamento del livello tecnico della nostra Squadra. Tu cosa ne pensi?

“Premetto che non é mia intenzione criticare chi ha pescato ed operato in precedenza con la Nazionale, della quale ho il massimo rispetto e che reputo abbiano fatto un grande lavoro per far crescere tutto il movimento del feeder in Italia e la Nazionale stessa. Tutti parlano di ‘gruppo’, io preferisco parlare di ‘squadra’; questa del Portogallo é stata una bella vittoria di squadra, voluta dalla squadra, di tutti i componenti la squadra, ciascuno dei quali si é messo a disposizione per assolvere i compiti che erano stati prefissati da noi, svolgendo tutte le prove che volevamo fare, anche le più noiose o difficili, con grande senso di responsabilità e senza mai criticare. Anche durante le gare, poi, ognuno ha saputo adeguarsi al meglio a quello che gli si é chiesto di fare per la squadra, senza seguire logiche personali. E il risultato é arrivato.”

 Veniamo alla trasferta portoghese. Era la prima volta anche per te su quel campo di gara?

“Si. Mi ero informato con i Capitani del colpo e sapevo di gara vinte con le alborelle ma restava comunque l’incognita di una competizione di feeder svolta praticamente quasi solo su questo pesce, specie considerata non proprio da feeder, almeno sino ad ora. Nelle prove, poi, si é dimostrato il contrario, visto che il raggiungimento di certi pesi era fattibile solo con le alborelle.”

Non vi ha sviato sapere che il fiume é anche popolato da carpe e barbi?

“Certamente, al primo impatto, la presenza di carpe ci ha portato a cercare di capire come prendere questi pesci, soprattutto le carpe, pesci mediamente sul chilo. Le prove, però ci hanno fatto lavorare sempre in tratti poco pescosi e la difficoltà di prendere 4/5 carpe si é evidenziata nel corso dei giorni; siamo anche riusciti a prenderle ma le caratteristiche del fiume, con i suoi ostacoli, le erbe galleggianti ecc. portavano anche a perderne diverse, quindi spesso in nassa ne finivano solo la meta. E in certi tratti non ne usciva praticamente nessuna.”

Una scelta tattica non facile, comunque, vista la particolarità di fare delle alborelle da 7/8 grammi con questa tecnica…

“Certamente si, anche se ho cominciato ad avere maggior fiducia in questa opzione durante la settimana, camminando lungo il campo gara ed osservando altri team che cercavano di mettere a punto questa pescata. Mi sono reso conto che il gap tecnico che gli altri avevano nei nostri confronti era elevato, che i nostri ragazzi erano tecnicamente a posto e quindi abbiamo deciso di far provare pochissimo i nostri in questa direzione, per tenere coperta la nostra capacità e non dare troppe indicazioni alle altre Nazionali, i cui Capitani andavano osservando in giro come noi. Solo il venerdì abbiamo deciso di far fare una prova generale ai nostri per mettere a punto i dettagli e gli automatismi: a quel punto scoprire le nostre carte non avrebbe comunque dato modo agli altri di adeguarsi ad una tecnica che conoscevano poco e che non é possibile acquisire nell’ultima mezza giornata di prove, viste le sue peculiarità.”

Quindi il sabato é stata una sorpresa per tutti vedere questa Italia ‘alborellista’…

“Sabato sicuramente siamo stati una sorpresa! Quella del sabato é stata una vera e propria vittoria tecnica, perché noi abbiamo fatto le alborelle sul fondo, come andavano fatte, con le giuste scelte tecniche. Altre Squadre, invece, pensando alle alborelle, avevano  provato le alborelle in superficie, che non davano i medesimi risultati.”

Quando parli di ‘altri’, a chi ti riferisci?

“Gli irlandesi innanzitutto, che hanno provato ad imitarci ma limitandosi a cercarle in superficie ma non hanno saputo o creduto di poter fare gara sul fondo e, probabilmente, non hanno tutte le nostre conoscenze sui dettagli della pesca a questa specie, che noi mutuiamo dalla nostra esperienza del colpo.”

Fare le alborelle, soprattutto in superficie, poteva portare ad essere ai limiti del Regolamento di gara? Ci sono state contestazioni in questo senso?

“Il nostro modo di cercare le alborelle era completamente secondo le regole, visto che noi abbiamo usato dei cage di piccole dimensioni, piombati da 10 a 20 grammi, fatti lavorare sul fondo, dopo aver lanciato a 6/7 metri. Altre squadre, sfruttando anche la non specifica indicazione sul Regolamento Internazionale, hanno cercato di fare velocità usando pasturatori senza zavorra e con lanci cortissimi appena davanti alla vetta, quasi a canna fissa. Ma non era comunque la scelta tecnica corretta ed infatti non ci hanno mai impensierito.”

 Perché il nostro modo di fare le alborelle é stato così micidiale rispetto ad altri, dal punto di vista tecnico?

“Al di là delle nostre esperienze sulla pesca di questi pesci, nella quale siamo comunque storicamente forti, una delle differenza sostanziali tra noi e gli altri sta proprio nell’averla fatta sul fondo, dove la taglia era migliore, sta poi nella estrema difficoltà di fare per 5 ore quella sequenza di movimenti che ti porta a lanciare sempre nello stesso posto, far arrivare il pasturatore sul fondo senza ferrare sui sussulti della vetta durante la discesa dell’esca, avere una sensibilità estrema nel percepire il momento giusto in cui raccogliere il pesce e tornare sempre in superficie con un pesciolino da mettere in nassa. Chi ha provato a farla in superficie, trovava pesci più piccoli, molto più facili da sbagliare e, soprattutto, dopo una breve discesa dell’esca rilanciava perché non credeva nell’opportunità di trovare pesci sul fondo. Per fare questa pesca avevano predisposto dei pasturatori ad affondamento lentissimo, quindi erano forse anche ai limiti regolamentari.”

Vorrei tornare alle tue parole iniziali, seguendo le quali mi  sentirei di definire l’ approccio alle prove quasi come scientifico, ossia si cerca di creare varie situazioni di pesca, pasturazione, distanze, ecc tramite i vari agonisti, dalle quali rilevare più dati possibili, secondo certi schemi, da analizzare poi in modo analitico e quindi operare delle scelte mirate, in funzione dei dati oggettivi raccolti e non dalle semplici sensazioni…

“Ormai, per noi nel colpo é diventata una prassi consolidata seguire certi schemi di prova e alternare gli agonisti a disposizione in determinate situazioni, con determinate esche e pasture, durante i vari giorni di prova. Ti faccio l’esempio nel feeder: il primo giorno avevamo previsto che due pescassero vicino la sponda opposta, due sulla tre/quarti e mentre altri due si alternavano con pasturazioni e tempistiche differenti. Questo lavoro viene tenuto scritto su fogli che predispongo e che compilo man mano. Poi si alternano i pescatori sulle medesime cose per vedere se ci sono differenze ecc. In quest’ottica si deve anche inquadrare la pesatura al termine della sessione, che non serve a fare una classifica di merito dei pescatori ma a determinare il risultato di una certa prova. Anche questa cosa é stata digerita, non senza fatica, ossia che non pesca per forza chi prende di più, perché quello magari dipende anche dal tipo di prova che facciamo fare ad ognuno, ma pesca chi risulta più idoneo, in quel momento, alla situazione che si é venuta creando sul campo gara. E’ un lavoro metodico, che determina delle strategie ponderate in base a dati il più possibile oggettivi, da far vedere alla sera ai ragazzi durante la riunione tecnica. Con questi dati alla mano, spesso si convince anche chi ha avuto delle percezioni differenti ma soggettive, durante la prova. E’ un lavoro lungo e minuzioso che però spesso porta ai risultati, tenendo anche conto della componente imprevedibilità che nella pesca c’é sempre.”

E i ragazzi si sono prestati appieno alle vostre richieste?

“Perfettamente. Pensa che per vedere se e come mangiavano le carpe, e ce ne erano da prendere veramente poche nelle cinque ore, abbiamo chiesto loro dei tempi di attesa anche di 25/30 minuti e più per capire se la discriminante tempo fosse importante e a chi é toccato, di volta in volta, si é adattato a questa pesca anche snervante, magari per prendere un pesce in 5 ore. Anche questi sacrifici sono stati importanti nelle scelte strategiche delle gare. Ci tengo a fare una considerazione in merito a questo e al cambio di mentalità che si é venuto a creare in questi anni. Sta diventando anche un nostro patrimonio tecnico capire che se ci sono da prendere 4/5 pesci in cinque ore, e quindi ci sono pochi pesci in circolazione, ha un senso anche aspettare tempi che ci sembrano lunghissimi per avere quella tocca. Anche questo é un salto di qualità, impensabile fino ad alcuni anni or sono.”

 E’ stato difficile, in Portogallo, decidere chi avrebbe pescato e chi avrebbe fatto la riserva?

“Fare queste scelte è sempre difficile! Fare le Scelte tecniche che portano alla Nazionale é difficile, perché si parte in sei ma si concorre in molti di più; é difficile scegliere che sta fermo la prima gara quando, come in Portogallo quest’anno, tutti e sei gli agonisti erano prontissimi e all’altezza. In questo caso il criterio è stato quello della scelta strategica che avevamo fatto, ossia la pesca dell’alborella; se avessimo optato per la ricerca dei pesci, probabilmente avremmo fatto scelte differenti, debbo dire che Christian (Gadda), che era al suo primo Mondiale ed era stato portato anche per fargli assaporare il clima del Mondiale, durante le prove si é dimostrato all’altezza dell’evento, mettendosi a completa disposizione in tutto e per ogni compito affidatogli, così come é stato perfetto nelle due gare come Sponda di Pizzi, un compito non facile per la responsabilità che comporta; oggi posso dire che sarebbe pronto per disputarlo, un Mondiale.”

 Vorrei, con te, fare il punto sulla nostra Nazionale di feeder e sullo stato del movimento di questa specialità. Partiamo dalla Squadra, che é stata in parte ricostruita rispetto allo scorso anno e il risultato é subito arrivato…

“Per vari motivi sono stati sostituiti circa il 50% degli effettivi ed il cambio ha fatto bene all’ambiente. C’é comunque almeno un’altra decina di elementi che potrebbero vestire degnamente la maglia Azzurra ed infatti abbiamo voluto portare al seguito un paio di giovani per far respirare loro l’aria di un Mondiale, così come facciamo anche nel colpo. Voglio anche ripetere qui, come facciamo sempre anche con gli atleti, che per la scelta tecnica che porta ad entrare in squadra, non conta solo la quantità dei risultati conseguiti dal singolo ma occorre che si intravveda nei singoli anche la possibilità di creare una squadra, ossia il giusto amalgama tra agonisti e conduzione tecnica che porta a lavorare in armonia e con profitto, prima del Mondiale e nel corso della settimana di prove. Se i convocati hanno voglia di far parte di questa Squadra, devono aver fiducia nel lavoro impostato dai C.T. e nel loro metodo, mettendosi a disposizione anche per svolgere quei test che potrebbero sembrare inutili all’agonista ma che servono per raccogliere tutti quei dati di cui parlavamo prima.”

 Le scelte che, come Staff Tecnico, avete fatto nella composizione della Nazionale vi hanno dato ragione sia dal punto di vista del risultato, il massimo ottenibile e il frutto di una vittoria dettata non dalla casualità di una cattura sporadica ma dal risultato di un vero lavoro di gruppo e dalle scelte strategiche operate durante le due gare, che dalla costituzione di un team affiatato che rappresenta anche la vostra mentalità, come emerso dalle interviste con i vari singoli …

“Come dicevo prima, la costituzione di una buona Squadra non dipende solo dall’unire gli elementi migliori, a me piacerebbe avere sempre gli elementi più talentuosi, ma anche da altro. Io ritengo che agonisti che hanno fatto parte della Nazionale abbiamo fatto crescere la Nazionale stessa ed abbiano fatto capire su quali aspetti fosse necessario lavorare per crescere ulteriormente, per fare la Squadra, che ha come obiettivo il massimo del risultato per l’Italia, per il nostro Paese. La Federazione ci mette a disposizione il massimo di risorse per disputare queste competizioni internazionali e conseguire dei risultati e chi ha l’onore di indossare la maglia Azzurra deve fare il massimo per ottenerli; è evidente che non sempre i risultati sperati arrivano ma é fondamentale, dopo, non avere dei rimorsi sul risultato ottenuto, perché questo dev’essere comunque il frutto del massimo impegno possibile da parte di tutti i componenti la spedizione. Il lavoro della Nazionale feeder é iniziato sette anni fa con la prima Selezione, è proseguito in questi tre anni con altre persone ed anche i cambi operati quest’anno sono il frutto di un lavoro iniziato allora e che ha portato anche alle scelte fatte nei mesi scorsi. Sono poi d’accordo con te sulla non casualità del risultato ottenuto in Portogallo, che è stato il frutto di precise considerazioni e scelte strategiche perché la possibilità di fare quel certo tipo di pesca c’era in tutto il campo gara.”

 Tu hai maturato una buona esperienza internazionale, grazie prima alla Nazionale del colpo ed ora anche con quella del feeder. Secondo la tua impressione, in questa specialità, abbiamo o meno colmato il gap tecnico e di mentalità con le Nazionali che praticano questa disciplina da molto più tempo?

“Il primo errore che dobbiamo evitare è quello di crederci arrivati ed abbassare la guardia! Su certe tipologie di pesca siamo ancora piuttosto lontani, tecnicamente ma anche concettualmente, rispetto a chi ha alle spalle decenni di esperienza. Ritengo, però, che il vero salto di qualità, in quest’occasione si sia avuto nella determinazione, quella che io chiamo la ‘cattiveria agonistica’, con cui si é affrontato l’impegno. In precedenza, forse, è mancato un pizzico di grinta, di approccio da vero agonista all’impegno, quella consapevolezza che, ad esempio, ti porta a decidere di non andare a cercare un pesce di taglia perche ritieni di saperlo prendere ma accetti di dedicarti anche alla cattura di pesci piccoli perchè sei consapevole che quello ti porterà al risultato di squadra. Questa, per me, é l’essenza dell’agonismo; poi se si vuole fare pesca sportiva in modo differente si può fare ma non è agonismo.”

 Hai avuto l’opportunità di vedere all’opera chi fa feeder agonistico ad alto livello da tanti anni; se tralasciamo per un attimo la specificità di quanto avete fatto in Portogallo, se parliamo di una gara su pesci di taglia varia, secondo te cos’hanno, se ce l’hanno, in più squadre come l’Inghilterra, oltre ad una maggiore esperienza?

“Una cosa che ho certamente visto, dapprima nel colpo poi anche nel feeder, che per gli inglesi, ad esempio, la gara non é mai finita, fino all’ultimo secondo. I feederisti inglesi sono comunque molto forti, gareggiano moltissimo e lo fanno da tanti anni, hanno alle spalle una scuola. Per molti di noi, invece, la provenienza è dal colpo e per alcuni non c’é neppure questo dietro, e costoro quindi debbono anche maturare la mentalità che caratterizza l’agonismo vero.”

 E per quanto riguarda lo stato del movimento feeder in Italia?

“Secondo me l’evoluzione tecnica e numerica del movimento c’è stata ed é in atto. Il livello medio è certamente cresciuto. Ora si é ad un punto di scelta, un moneto che riguarda molto anche la Federazione, che deve decidere se vuole dare una spiccata connotazione agonistica al settore, e quindi spingere sui regolamenti e sulle stratificazioni dell’agonismo facendo scontrare gli agonisti più forti tra loro, o se si vuole mantenere un certo spirito ‘promozionale’ e quindi mantenere un profilo un po’ più basso. Io ritengo che l’entità numerica del movimento sia ancora comunque ridotto per cui forse ha ancora relativamente poco senso istituire cose come un Club Azzurro o delle serie diverse di competizioni per Società; però il movimento sta crescendo, é indubbio, ma fino a dove non riuscirei ancora a dirlo.”

 Il futuro della Nazionale? E degli Azzurri?

“A differenza del colpo, nel feeder oltre al Mondiale non ci sono altre occasioni di vedere all’opera la Nazionale, per cui tutto ora orbita attorno a quello. Come atleti ti dicevo che ci sono certamente, oltre a questi, altri ragazzi che hanno la potenzialità di entrare nel giro, anche se naturalmente un’ossatura nuova è stata delineata; mancando un po’ le occasioni di incontrarci e pescare assieme, quest’anno abbiamo creato un paio di incontri, chiamiamoli degli stage, durante i quali abbiamo messo alla prova e visionato diversi elementi. Poi, quando possiamo, andiamo a visionare chi ci interessa nel corso delle gare individuali, che io non disputo.”

 Uno degli argomenti che tengono banco é l’opportunità di indurre gli agonisti, e sono tanti, che fanno sia il colpo che il feeder, ad operare una scelta sulla specialità da seguire, creando calendari che sempre più spesso propongono sovrapposizioni di date tra le due specialità. Il tuo parere?

“Sono troppo di parte per rispondere a questa domanda, disputando io sia il CIS colpo che l’Eccellenza Nord del feeder… Mi dispiacerebbe constatare che le eventuali sovrapposizioni di date non fosse una necessità ma una scelta deliberata per obbligare a fare delle scelte; ho la netta percezione che ci siano altri agonisti che stanno ponderando l’opportunità di provare anche l’esperienza del feeder oltre a quella del colpo. Personalmente, sino a quando sarà possibile io disputerò entrambe, perché mi piace innanzitutto pescare e gareggiare!” 

 Come la vogliamo concludere questa chiacchierata, Marco?

“Nel modo più classico, con i ringraziamenti! Innanzitutto per Ermanna, la mia compagna, che accetta le mie tante assenze per le gare e le trasferte con le Nazionali, e quest’ultime ormai ricoprono una sessantina di giorni in un anno! Vorrei ringraziare, tra i vari Dirigenti federali, in modo particolare Antonio Fusconi, perché ha creduto in me quando, ormai diversi anni fa, Rudy Frigieri gli fece il mio nome per fare il Vice C.T. E poi i tifosi italiani, tantissimi, che ci hanno dimostrato la loro vicinanza ed il loro affetto in tanti modi, in questi giorni.”

Angelo Borgatti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.