PASSATA DA BRIVIDO

Marzocchi Erio vincitore del campionato interprovinciale fiume (FC) 2011 ci spiega come pescare i cavedani in inverno.

Le frequenti “rinfrescate” notturne hanno abbassato la temperatura in modo rilevante, ma la passione che nutriamo per la pesca è talmente forte che non ci fermiamo davanti a nulla e quando il fiume chiama, il pescatore risponde presente.

In questa stagione il rischio di fare uscite a vuoto è molto alto, la temperatura dell’acqua è di poco superiore allo zero ed i pesci sembrano spariti, ma noi sappiamo bene che non lo sono, semplicemente rallentano l’attività, rimanendo in uno stato di semi letargo per consumare il minimo di energia possibile.

La pesca alla passata in questo periodo è molto difficile perché il pesce non risponde alla pasturazione ma si localizza, quindi sta al pescatore individuarlo, e gettare i bigattini in maniera che, trasportati dalla corrente, arrivino in prossimità dei punti che si reputano migliori, poche larve gettate a modo, e la speranza che la nostra passata porti l’esca davanti alla bocca del pesce.

Le abboccate in questo periodo sono molto timide, il pesce cerca riparo sul fondo dove trova una temperatura più mite e aspetta che qualche boccone gli passi davanti agli occhi piuttosto che andarselo a cercare, così facendo il segnale che ci trasmette il galleggiante in fase di abboccata è debole e si confonde con l’affondamento causato dai continui incagli sulle foglie cadute dagli alberi che in inverno tappezzano il fondo, è tra queste che i pesci si nascondono trovando un po’ di tepore.

Mi accompagna in questa uscita uno specialista di questa pesca Marzocchi Erio, che pesca in fiume fin da quando era un bambino e conosce tutti i segreti per pescare i cavedani.

Scegliamo un punto del fiume che ci permette di pescare uno di fronte all’altro, una buca bella grande, con un fondale di circa tre mt al centro che degrada man mano fino ad arrivare ad un mt nel punto in cui defluisce, Erio si piazza a valle per sfruttare la vena di corrente in uscita, io invece mi sistemo in testa alla buca per pescare nel punto più profondo.

La mia lenza è composta da un galleggiante da 0,30 gr con una piombatura tutta a pallini del 13 scalata a stringere verso il galleggiante per una lunghezza di 50 cm, con un finale lungo 30 cm dello 0,08 legato ad un amo del 25, la solita lenza da cavedani che uso nella maggior parte delle mie uscite, Invece Erio pesca in modo completamente diverso, monta un galleggiante da 0,20 gr di forma ovale con una piombatura formata anche lui da pallini del 13, ma tutti raggruppati a formare un bulk a venti cm dal nodo di giunzione, dove è pinzato un altro pallino del 13, il finale dello 0,06 lungo 16 cm legato ad un amo del 25.

Una strana piombatura quella di Erio per insidiare i cavedani ma quando gli chiedo perché pesca in quel modo mi risponde che se voglio prendere qualche pesce mi conviene copiare la sua piombatura.

Naturalmente il mio orgoglio di pescatore mi impedisce di dargli ascolto ma dopo mezz’ora di pesca mi sorgono i primi dubbi, perché Erio ha già catturato due cavedani di taglia media ed io ancora niente.

Osservandolo attentamente mentre effettua la passata noto che il galleggiante senza essere trattenuto gli procede in maniera corretta, cioè con l’antenna in posizione perpendicolare alla superficie dell’acqua, mentre il mio non naviga tanto bene e per farlo “lavorare” in maniera decente ho bisogno di trattenerlo in continuazione, il risultato è che Erio “incanna” un’altro bel cavedano mentre io rimango a zero.

Mi decido a modificare la piombatura imitando quella dell’amico visto che cattura con continuità ma oltre a due piccoli pesci non vado, un barbo ed un cavedano appena di misura. Decidiamo di spostarci per trovare un posto migliore, saliamo lungo il fiume per almeno 7/800 mt prima di incontrare un’altra bella buca con circa 2,5 mt di fondo, ci posizioniamo e incominciamo a pescare, ma anche qui la musica non cambia, qualche pesce Erio lo cattura mentre io  niente, mi avvicino il più possibile per capire bene la tecnica dell’esperto amico, osservando attentamente la sua passata noto che l’antenna del segnalatore rimane fuori dall’acqua 1,5 cm circa, comunque ben visibile, chiedo spiegazioni in merito, ma per far parlare un pescatore bisogna torturarlo, allora incomincio con ” non vedi che ti manca un pallino dell’otto” e poi ” lo vuoi vedere bene il galleggiante vero? ” ed ecco che l’amico provocato si sbottona e mi spiega.

“Con questa piombatura pesco con tutto il finale da 16 cm appoggiato, radendo il fondo con l’ultimo pallino se il segnalatore fosse tarato a bolla ogni qualvolta l’esca  incontra un ostacolo mi segnalerebbe un’affondata, mentre togliendo un piccolo pallino dalla portata del galleggiante ottengo il vantaggio che quest’ultimo affonda solo sulla mangiata del pesce” e aggiunge “questa piombatura va molto bene in acque mosse, perché entra in pesca velocemente e consente una buona stabilità  al galleggiante”.

Erio si definisce un “purista” della pesca al cavedano e nel suo bagaglio ci sono solo lenze leggere e fili sottilissimi, tanto che quando gli chiedo con che finale stia pescando mi risponde “adesso ho legato lo 0,05” naturalmente non mi dice nello specifico la marca del filo, ma garantisco che è un buon filo perché dopo poco attacca un cavedano oltre il chilo e lo “addomestica” nel giro di 10 minuti, una vera lezione di pesca.

Ritorno nella mia posizione, ma l’acqua spinge un po’ ed il galleggiante da 0,30 gr sembra un po’ leggero, insisto mettendo in pratica quello che mi ha spiegato Erio e dopo poco ho un’abboccata, per la verità mi è sembrata più un’affondata  causata da un incaglio sul fondo, ma nel momento in cui ho tirato per disincagliare l’esca mi sono trovato in canna un pesce enorme che è partito in progressione verso la sponda opposta e mi ha spezzato il finale, sicuramente un barbo o una carpa.

Il sole cala velocemente ed io non ho catturato ancora niente di importante, pazienza, la pesca ogni tanto regala qualche delusione, ma non mi abbatto, decido di cambiare la lenza interamente sostituendola con una più pesante, prima di iniziare il lavoro getto due manciate di bigattini 3 mt a monte del punto dove ho agganciato il grosso pesce, scelgo un galleggiante sferico da mezzo grammo sulla lenza diretta dello 0,10 alla quale lego un amo del 23, compongo la piombatura con una scalata di pallini stretta in 20 cm con l’ultimo pallino distante dall’amo una quindicina di cm, una lenza fatta allo scopo di pescare “bloccato” nel punto dove In precedenza aveva abboccato il pesce. Immergo la lenza appena preparata dandole un appoggio minimo al fondo, circa 6/7 cm e trattenendola in maniera decisa, tanto che per evitare di fare uscire il bulbo del galleggiante devo tenere sott’acqua la punta della canna in questo modo costringo il galleggiante a pescare in maniera corretta, bloccato sulla zona voluta, a coronamento dell’impegno profuso ottengo un’abboccata decisa nella quale ferro prontamente, e mi trovo agganciato un grosso barbo che mi impegna in una lotta aspra, un pesce che a dispetto della bassa temperatura è ancora vispo e in forza e mi fa sudare sette camicie prima di arrendersi, un solo pesce in una giornata, ma talmente bello da regalarmi una soddisfazione e un sorriso in una fredda giornata d’inverno.

passata
Un bel barbo del fiume Bidente

barbo
Il rilascio a fine pescata

 

Un saluto agli amici di Match Fishing da Galeotti Davide.

galeotti.d@matchfishing.it

 

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