MONDIALE FEEDER: TUTTO VERO!

 

Le gare e la cerimonia che hanno consegnato la nostra Nazionale 2017 alla storia del feeder agonistico, con una medaglia d’oro incredibile e bellissima, sono già cosa di ieri; lunedì gli Azzurri sono atterrati all’Aeroporto di Bologna e la possibilità di scambiare con loro qualche parola é stata una occasione ghiotta che non ho voluto lasciarmi scappare.

Appena sbarcati al Marconi il rituale dei saluti é stato veloce tra loro, poi ognuno é ripartito verso la propria casa e la propria famiglia.

Sono rimasti con me tre degli eroi del Portogallo: Mario Casale, Angelo Pizzi e Cristian Gadda ed ho voluto iniziare proprio dal Marietto della Lenza Emiliana Tubertini…

 

Mario, siete appena arrivati dal Portogallo con addosso questa medaglia d’oro: te lo immaginavi solo una settimana fa?

“Sicuramente no! Partecipare ad un Mondiale ti da l’occasione di entrare in contatto con personaggi e Nazionali che hanno una storia alle spalle che incute tantissimo rispetto e mai mi sarei immaginato che avremmo potuto batterli. Sembrava una cosa impossibile ma, alla fine, ce l’abbiamo fatta!”

 

Una grandissima prima prova vi ha quasi consegnato la medaglia d’oro, domenica avete giocato di contenimento…

“La prima prova l’abbiamo impostata su quello che avevamo visto potesse dare il campo gara con buona sicurezza, ossia tanto pesce piccolo, alborelle da 7/8 grammi, mentre il pesce di taglia avevamo visto che era molto scarso, si poteva trovare sulla lunga distanza nelle prime battute di gara,  poi diventava molto aleatorio e distribuito poco uniformemente nei vari settori. Quindi la nostra strategia é stata proprio questa: qualche lancio di prova iniziale, dopo aver fatto il fondo, e quindi dopo 15/20 minuti o anche meno, giù a testa bassa a fare le alborelle sulla cortissima distanza, una pescata che difficilmente faceva vincere il settore ma garantiva un buon piazzamento quasi ovunque. Se poi avevi la fortuna di trovare una carpa o un barbo all’inizio, potevi metterti a fare le alborelle con una maggior tranquillità. La domenica, visto il buon vantaggio abbiamo ripetuto la medesima impostazione ma le alborelle hanno risposto molto meno, probabilmente a causa di una perturbazione che ha interessato la zona durante la notte, quindi si è cercato di mantenere la posizione con una tattica di contenimento impostata di volta in volta a seconda del picchetto.”

 

Le tue due gare, Mario?

“Il sabato, come deciso, sono partito lungo ma non ho avuto nessun segno sul vettino durante il primo quarto d’ora e quindi sono venuto corto, sulla linea dei 6 metri dove inizialmente le alborelle non rispondevano molto e quindi ci ho messo un po’ a mettermi in pesca. Per fortuna Maurizio (Setti) mi é venuto dietro, mi ha spronato ad insistere nella pasturazione e piano piano le alborelle sono entrate e sono andato in crescendo: nella prima ora mi hanno segnato poco più di 30 alborelle mentre nelle ore seguenti ho fatto la media di poco più di un pesce al minuto.

Alla fine totalizzo 354 pesci per un peso di quasi 2.800 grammi  che mi sono valsi il quinto di settore; nel complesso abbiamo fatto 19 penalità, un grande risultato di squadra e di strategia, come ci hanno poi riconosciuto in tanti, la domenica, gli inglesi per primi, molto sportivi a congratularsi con noi. La domenica sono stato sorteggiato in un picchetto favorevole, dove ho potuto fare i pesci e sono riuscito a vincere il settore con 11 carpe.”

 

Come italiani, il nostro biglietto da visita in ambito agonistico é stato per decenni quello di grandi alborellisti. Possiamo dire di esserlo ancora, anche nel feeder…

“L’abbiamo confermato anche nel feeder, anche se in questo caso é ulteriormente più difficile rispetto a quella con le canne fisse, visto il regolamento internazionale che obbliga al lancio ad archetto aperto; c’é poi il problema della manualità da acquisire per ottimizzare al massimo l’azione di pesca, la cura degli inneschi, l’attrezzatura idonea, parlo di canne, vette specifiche, ami, la predisposizione della postazione di pesca in modo tale da non avere nessun ingombro… Insomma una vera e propria tecnica che va provata e messa a punto per essere efficace. Questa opzione la sapevamo un po’ già dall’Italia, avendo parlato con i ragazzi del colpo che qui avevano disputato già un Mondiale ma l’abbiamo provata relativamente durante la settimana di prove, anche per non scoprire troppo le nostre carte. L’abbiamo fatta un po’ il giovedì e il venerdì ed avevamo visto di essere abbastanza a posto, quindi é diventata la nostra strategia principale.”

 

Parlami brevemente delle particolarità di questa tecnica…

“Intanto era necessario avere canna e vetta ideali, molto sensibili e reattive; poi abbiamo capito che era meglio usare piccole gabbiette leggere, da non riempire sempre per non perdere troppo tempo ma pescare con grande precisione sulla nuvola, badando però a non ferrare alla prima vibrazione di vetta durante la calata del pasturatore, perché quella ferrata quasi sempre andava a vuoto, ma di lasciarlo arrivare sul fondo ed aspettare la tocca giusta sul finire della calata del terminale, canna in mano, con movimenti calcolati e sempre uguali, quindi con grande concentrazione in ogni momento.”

 

Sei alla prima esperienza, Mario: l’anno scorso accompagnatore, quest’anno hai pescato e vinto l’oro a squadre, oltre ad aver sfiorato il podio individuale…

“E’ andata comunque benissimo, perché dopo il difficile quinto del sabato, la domenica sono stato sorteggiato al n° 1 del settore B, un picchetto molto favorevole dove già il sabato avevano fatto molto bene. Facendo la classica pescata sulle carpe, già al secondo lancio a 65 mt avevo un pesce in canna; poi sono passato sui 30 metri circa, linea sulla quale sapevo che anche il giorno precedente il rumeno che vi aveva pescato aveva vinto e dove avevo fatto il fondo iniziale. Alla fine qui ho attaccato altri 13 pesci di cui 10 messi in nassa e finisco vincendo il settore  con oltre 11.000 punti. Tutte carpe, non grossissime ma con una forza pazzesca che non avevo mai riscontrato in altri posti con pesci di questa taglia. Formidabili!”

 

Quali sono state le tua attrezzature Tubertini in questo Mondiale?

“Il primo elemento che ho considerato é stato il monofilo con cui caricare i miei Venum; dopo un po’ di prove ho capito che era meglio usare il trecciato, il Riujin da 0,10 mm per le sue doti di mancanza di elasticità e morbidezza, al quale ho abbinato uno spezzone di circa un metro di Gorilla Feeder da 0,25 mm su cui scorreva l’attacco del pasturatore. Come terminali, spezzoni da 50 cm. di Next da 0.10 o 0.09 per legare ami della serie 1B nelle misure 16 e 18. In questo caso non é stato necessario impiegare terminali molto lunghi, vista anche la ridotta profondità a quella distanza.”

 

E come inneschi?

“Il classico raparino all’italiana ma anche il pinkie o il bigattino bianco, facendo girare le esche per vedere qual’era la più gradita del momento.”

 

Siete stati gli unici a scegliere questa tecnica per affrontare il Mondiale?

“Anche altre squadre hanno provato questa pescata ma non erano oggettivamente pronti o forse non avevano la mentalità per farla, visto che é piuttosto lontana dalle scelte del feeder classico; solo gli irlandesi direi che sono stati i più pronti e sono stati i nostri avversari più difficili da questo punto di vista. Anzi, loro sono stati previdenti e hanno sfruttato il regolamento internazionale arrivando provvisti di piccoli pasturatori non piombati e con questi loro hanno scelto di fare le alborelle in superficie, a differenza di noi che le abbiamo cercate sul fondo. Numericamente loro sono stati molto prolifici ma alla fine la nostra scelta di stare sul fondo ha pagato in termini di taglia, visto che abbiamo vinto molti scontri diretti.”

 

Due parole sull’organizzazione, Mario?

“L’unico aggettivo, per me, é impeccabile! Un grande gruppo, un grande affiatamento, una perfetta condivisione di ogni informazione durante ogni giornata di prova e gara e anche dal punto di vista personale si sono rinsaldate delle belle amicizie e questa é una grande cosa. Voglio ringraziare ogni componente di questa straordinaria spedizione per quello che mi hanno fatto vivere in questa settimana speciale e straordinaria ed un grazie speciale a Cappoia, che è stata una sponda formidabile e mi ha supportato in modo perfetto!”

 

 

Dopo le parole di Casale, é stata la volta di uno degli “Angeli” della Nazionale, quel Pizzi che, assieme a De Pascalis e Mirko Govi é uno degli Azzurri della prima ora o quasi, anche se ha all’attivo meno presenze. Pizzi, infatti, vanta tre maglie Azzurre, due come agonista ed una come accompagnatore ed oggi, finalmente, può fregiarsi di una strameritata medaglia d’oro, riconoscimento non solo del valore sportivo ma anche della serietà e della dedizione alla causa Azzurra.

 

Angelo, una gioia unica e, diciamolo, finalmente!

“Hai ragione, una gioia grandissima, che a malapena ora comincio a realizzare razionalmente. E poi un team splendido, in ogni componente, sia per quanto riguarda gli atleti che per lo staff tecnico, gli accompagnatori, i dirigenti…

Ho, abbiamo, vissuto una settimana speciale, in un gruppo speciale, condito dalla medaglia più bella. Ma sarebbe stata la stessa cosa anche con un altro risultato, ne sono sicuro.”

 

Raccontami il tuo Mondiale…

“Sono state due gare difficili su di un campo gara molto complesso, popolato da carpe e barbi come pesci di taglia e, appunto, milioni di alborelle, ad ogni distanza. Come diceva Mario, le carpe ci hanno colpito per la forza sproporzionata rispetto alla taglia, pesci che ti portavano letteralmente via la canna di mano e strappavano terminali anche importanti. Ma numericamente i pesci di taglia erano pochi, localizzati e durante le prove si avevano anche lunghissime attese prima di avere una tocca. Sabato sono stato sorteggiato nel settore B, in un picchetto impescabile alle alborelle a causa delle erbe galleggianti; in accordo con la mia sponda, Cristian Gadda, abbiamo deciso di partire proprio a ridosso della sponda opposta; fortunatamente dopo un quarto d’ora ho attaccato una carpa che mi ha fatto sudare veramente sette camicie prima di finire a guadino, anche perché si é inerbata un paio di volte e mi fatto palpitare in ogni secondo del recupero. Dopo circa un’ora, per fortuna, le erbe si sono spostate lasciando libero lo spazio necessario per passare a fare le alborelle. In quelle condizioni e non avendole pasturate prima, ce ne erano molte meno che in altri tratti ma abbiamo finito la gara con questa tecnica, cercandole una per una. Anche in questa ricerca spasmodica Cristian è stato fondamentale per come mi ha incitato in ogni momento e per come mi ha tenuto aggiornato sulla situazione di classifica. A circa mezz’ora dal termine eravamo secondi, battuti solo dall’esterno, irraggiungibile. Negli ultimi minuti sono usciti due pesci di taglia a due concorrenti che ci hanno superato, facendoci terminare quarti.

La domenica ho pescato nel settore D e le alborelle hanno risposto molto meno per il cambio di meteo dovuto al temporale della notte. Ero di fianco ad un certo Steve Ringer… Anche questa volta partenza sulla lunga distanza per poi alternare la ricerca delle alborelle, poche, e dei pesci di taglia. Alla fine é stato un risultato di mezza classifica ma, nel complesso, abbiamo tenuto bene l’urto, anzi i concorrenti più temibili sulla carta hanno azzardato e non gli é andata bene. Alla fine abbiamo vinto mantenendo un buon margine sui secondi e i terzi, quindi direi che la strategia globale é stata perfetta, con i cambi di passo nei momenti giusti, sotto la regia di uno staff tecnico attento ad ogni dettaglio.

 

Angelo, una riflessione: dopo sei edizioni, diciamolo chiaramente, spesso deludenti rispetto alle aspettative, finalmente un grande risultato, un fantastico Mondiale…

“Un Mondiale è sempre un Mondiale, una gara a se, nel quale c’è un altissimo livello tecnico piuttosto diffuso. Io ne ho vissuti tre e posso garantirti che la concorrenza é veramente forte. Per andare bene occorrono grandi atleti, grandi dirigenti e staff tecnico, una grande organizzazione e un pizzico di fortuna; noi abbiamo avuto tutto questo, tutto é girato bene e il risultato é arrivato, grande, insperato e, per questo, ancora più bello.

Io, ma credo anche i miei compagni, non lo abbiamo ancora realizzato appieno; domenica pomeriggio, dopo le classifiche, tutti ci salutavano, ci stringevano le mani e noi eravamo lì un po’ inebetiti, non riuscivamo a capire cosa avevamo fatto…”

 

Una conclusione anche per te, Angelo, di questa chiaccherata…

“Mi ripeto ma voglio ringraziare ancora Cristian per il grande lavoro che ha svolto durante le due gare per darmi il massimo aiuto possibile, credo che durante ogni gara abbia percorso almeno dieci chilometri su e giù per il settore per monitorare l’andamento della gara: i miei piazzamenti li devo condividere a metà con lui, veramente. Tra l’altro, cosa che lui non dirà mai, durante la settimana lui ha pescato con noi ed era assolutamente ‘in pesca’ come tutti, anzi sui pesci lui ha sempre catturato e quindi era veramente pronto come tutti. Fortunatamente il sabato siamo andati bene e lui aveva detto che in questo caso sarebbe rimasto in panchina volentieri e quindi… Voglio poi ringraziare i componenti la spedizione per come siamo stati in questi giorni, veramente un grande gruppo!”

 

 

Cristian Gadda, una strepitosa ‘prima volta’ anche per te, anche se da riserva…

“Che dire?? Si, una settimana pesantissima ma splendida, sia per il clima di gruppo nelle prove che per le due, strepitose gare. Sono veramente felice anche se non ho pescato…”

 

Come avete trovato il campo gara e la location’

“L’ambiente é molto bello, il fiume ha un’acqua splendida ma probabilmente ancora troppo fredda per mettere in attività i pesci di taglia in quantità sufficiente. Il contrasto tra la temperatura dell’acqua e quella esterna era impressionante. Poi é uscita una coppia di gare molto tecniche, in cui si sono esaltate le qualità

agonistiche del garista.”

 

Angelo diceva che eri comunque ‘in pesca’ , pronto a fare la tua parte…

“Bisogna sempre essere pronti in questi casi, perché può succedere in qualsiasi momento di essere chiamati. come debutto direi che non é stato niente male. Certo che sarà difficile migliorarsi, come risultati e come clima di gruppo. Una bella avventura.”

 

Come hai preso la notizia che non avresti pescato nel quintetto iniziale?

“Sapevo che poteva esserci questa eventualità ed ero sereno e pronto ad accettarlo. Quando venerdì Setti ha chiamato tutti vicino a me per far vedere loro come stavo catturando i pesci, già per me é stata una grande soddisfazione. Poi lo sapevamo che i C.T. avrebbero dovuto fare le loro scelte, che avremmo dovuto accettare con sportività e senso di squadre; e questo abbiamo fatto.

Già il venerdi sera avevo detto ai miei compagni di far in modo di non farmi pescare la domenica e loro mi hanno accontentato svolgendo una gara da 19 punti totali su settori da 22!”

 

Vi aspettavate una gara così condizionata dalle alborelle?

“Onestamente no! Sapevamo che erano tantissime ma non pensavo in una risposta di questa entità; soprattutto pensavamo in una risposta maggiore di carpe e barbi, infatti immaginavamo gare soprattutto a bigattini; invece con i bigattini, ovunque lanciavi, c’erano alborelle! Allora abbiamo pensato che questa poteva essere la specie su cui fare le gare. Ed é andata bene…”

 

Cosa significa fare la sponda ad un Mondiale?

“Per me una grande responsabilità e un gran lavoro! Non so quante volte ho percorso il settore avanti e indietro a controllare i numeri delle catture per cercare di avere la fotografia reale della posizione di Angelo. Il sabato non abbiamo sbagliato nulla, la domenica eravamo sesti sino a cinque minuti dalla fine; negli ultimi minuti sono usciti tre pesci di taglia e abbiamo perso tre posizioni, finendo noni…”

 

Cristian, vogliamo ricordare anche le altre sponde di ogni Azzurro durante le due gare?

“Stefano Linati  ha seguito il “Depa”, Marco Manni é stata l’ombra di Canaccini mentre Tacchetto ha seguito Mirko Govi nei due giorni; Cappoia ha supportato Mario ed io il grande Pizzi!”

 

Mentre i nostri si godono un piccolo momento di riposo in famiglia, a riordinare idee ed attrezzature prima di affrontare lo scoglio Cavo Lama, prossima gara dell”Eccellenza Nord Feeder, il pensiero vola agli stage Azzurri di fine stagione per formare la Nazionale 2018, che metterà in palio ad Ostellato la Coppa testè vinta in terra lusitana.

Chissà se varrà il detto: “Squadra che vince, non si tocca“?

 

Angelo Borgatti

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