A CACCIA DI TROTE SELVATICHE SUL TORRENTE DOLO CON ANTONIO FUSCONI

E’ ancora estate, nella bassa il caldo e l’afa sono insopportabili, sono quei giorni che si rimpiangono certe scarpinate lungo i torrenti di montagna a caccia di trote dove l’acqua è fresca e l’aria è frizzante.

Non serve andare sui torrenti alpini del nord Italia, anche il nostro Appennino Emiliano Romagnolo è ricco di posti che possono dare soddisfazione agli amanti di questa specialità, la pesca alla trota in torrente.

Ad esempio uno questi posti da favola si raggiunge con un’ora di auto o poco più da Reggio Emilia. La direzione e il luogo si chiama Civago.

Siamo a oltre mille metri di altitudine e sotto l’abitato di Civago scorre il torrente Dolo dove la pesca ai salmonidi si può praticare in una riserva  davvero bella dal fascino ancora completamente selvaggio.

E’ una giornata da temperature africane in pianura e la voglia di trascorrere una giornata dove l’aria è frizzante è davvero tanta.

Mi torna in mente l’invito di una caro amico, un personaggio che negli anni 70 ha scritto pagine memorabili nell’agonismo della pesca al colpo, tal Daniele Algeri detto “giamaica”.

Daniele ancora oggi è socio della gloriosa società Pasquino di Boretto, in passato ha vinto Eccellenze con la pesca dell’alborella ed è stato uno dei primi in Italia a perfezionare la canna inglese.

Ha lavorato per anni in un macello a Reggio Emilia ed è stato poi anche rappresentante per la ditta Tubertini.

Ora è in pensione e vive quasi tutto l’anno proprio a Civago in una casa circondata da boschi e torrenti a un passo dallo spartiacque tra Pianura Padana e Mar Tirreno.

Insieme all’amico Antonio Fusconi, anche lui ex agonista con la maglia di Tubertini e grande amico di Daniele Algeri, si decide di salire fino a Civago per una sessione di pesca sul torrente Dolo.

Antonio da diversi anni si occupa di FIPSAS ed è responsabile della pesca al colpo in seno al Comitato Pesca di Superficie e di tanto in tanto si cimenta con la pesca di salmonidi in particolar modo al tocco e spinning in torrente.

Dunque alle quattro del mattino si parte per le vette del Cimone e alle 6,30 arriviamo al bar centrale nel centro del paesello dove ad aspettarci troviamo il buon Daniele.

Dopo i permessi di pesca e una abbondante colazione si riparte in direzione della riserva di pesca, ma prima si fa visita al mulino di Civago recentemente ristrutturato adibito oggi a rifugio dove su prenotazione è possibile anche soggiornare.

Ci si veste a modo e si prepara l’attrezzatura per affrontare le trote nascoste nelle acque cristalline del torrente.

Di solito ad essere scalate sono le montagne ma sul Dolo, è il caso di dirlo, la pesca viaggia alla pari dell’escursionismo e vi assicuro che per battere il tratto di torrente da noi prescelto sono servite diverse ore tra massi da scavalcare, torrente da guadare, pareti da scalare e camminate lungo i sentieri boschivi.

Si inizia con la tecnica della pesca al tocco con esche naturali ovvero camole e lombrichi e Antonio, assieme all’amico Lorenzo, dimostra di saperci fare.

Hanno dimestichezza con le lunghe teleregolabili, riescono ad infilare la lenza in punti impossibili, ma d’altra parte le trote nei torrenti hanno le loro tane nei punti più difficili, dove l’acqua che scroscia lungo i sassi rumoreggia prepotentemente creando una bianca schiuma dove in mezzo potrebbe scivolare qualche insetto o qualche verme che le trote non esiterebbero a papparsi.

E tra quelli che la natura potrebbe offrire capita anche il vermone attaccato all’amo della canna di Antonio e la trota, ingorda e affamata com’è difficile che se lo faccia scappare.

Sembra facile ma pescare al tocco è un’arte perchè per far girare l’esca nei vortici della corrente, far entrare l’esca tra due sassi, o farla passare dentro una buca sotto una cascata, serve tanta esperienza e capacità ma soprattutto serve la capacità di saper leggere l’ambiente del torrente, occorre capire i giochi di luce sole e nuvole, la trasparenza dell’acqua e la sua temperatura.

Sul Dolo abbiamo trovato l’acqua a 14 gradi, temperatura perfetta per l’attività della trota, ma già da settembre inizierà a scendere di qualche grado in attesa del generale inverno che porterà neve e gelo.

Lungo il fiume abbiamo incontrato Osvaldo il Presidente dell’Associazione sociale di Civago il quale ci ha spiegato che le trote presenti nella riserva di pesca sul torrente Dolo sono di due tipi: Fario di tipo mediterraneo e qualche trota atlantica seminata anni fa dalla provincia.

Osvaldo ci ha precisato che la riserva è suddivisa in due tratti verde e blu. La zona verde si trova sotto l’abitato di Civago e la blu a monte.

Nella zona verde si possono trattenere massimo 5 esemplari da 25 cm e nella blu 2 esemplari da 30 cm.

Nella zona verde si può pescare con tutte le esche naturali mentre nella zona blu solo con esche artificiali naturalmente senza ardiglione.
Salutato il Presidente dell’associazione sociale di Civago si continua a pescare sondando tutte le buche e i gorghetti.

Le trote, soprattutto le più piccole attaccano l’esca con voracità e le catture si susseguono, hanno colori meravigliosi e ci permettiamo di fare anche qualche foto ricordo.

Alcune trote ci scappano, soprattutto quelle più grandi, e i vari tentativi successivi per riprenderle sono sempre andati a vuoto.

Arriva l’ora del pranzo e come tutti sanno quelle montagne sono particolarmente vocate per i funghi porcini.

Arriviamo a casa di Daniele stanchi e affamati e sulla tavola già troviamo salumi da lui personalmente curati e una grande quantità di porcini conditi con le tagliatelle e stessa cosa per il risotto.

A tavola, con altri amici e complice alcune buone bottiglie di ottimo vino, inizia il racconto dei ricordi delle grandi stagioni agonistiche del passato, le sfide con altri grandi campioni, le avventure nelle gare di pesca in giro per l’Italia.

Per me è stato un momento magico, ascoltare e per un attimo ho chiuso gli occhi e mi sembrava di tornare indietro nel tempo di almeno 40 anni quando nel negozio Caccia e Pesca della mia città il martedì arrivava questo personaggio, idolo di noi giovani pescatori, e ascoltavamo per ore i suoi racconti sulle sue gare e le sue vittorie.

E’ stata per me una grande emozione rivivere quei momenti e la grande accoglienza che ci ha riservato a casa sua la porterò sempre nei miei ricordi.

Siamo a metà pomeriggio, ci aspettano altre tre ore di pesca che decidiamo di affrontare con la tecnica dello spinning.

Si sale nella parte alta riservata alla pesca con esche artificiali e anche qui buca dopo buca riusciamo a realizzare qualche altra cattura di trote fario stupende.

Purtroppo nelle buche più importanti, dove avremmo certamente trovato i pesci da copertina, abbiamo trovato diversi giovani a fare tuffi e così visto l’orario si decide di rientrare.

Ci permettiamo di darvi alcuni consigli utili nel caso decideste di andare a pescare sul torrente Dolo.

Pochi e semplici accorgimenti per l’incolumità propria e delle trote allamate.

La montagna deve essere sempre rispettata e temuta, occorre rivolgere particolare attenzione alle condizioni climatiche ed ambientali in relazione con la morfologia del torrente che intendiamo affrontare, ne consegue che è sempre meglio essere accompagnati.

Inoltre va ricordato che la trota, apparentemente robusta ed immortale, si rivela piuttosto delicata.

Ferite sanguinanti causati da profondi ingoi, e/o ripetute manipolazioni nel tentativo di slamarla, potrebbero rivelarsi letali.

Il torrente Dolo a Civago

All’interno del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano, in Provincia di Reggio Emilia, l’area di pesca regolamentata Torrente Dolo è immersa tra ambienti selvaggi e acque pure e cristalline.

A un passo dallo spartiacque tra Pianura Padana e Mar Tirreno, è possibile pescare Trote Medieterranee ad oltre 1000 metri di quota. L’area di pesca turistica è situata nei pressi dell’abitato di Civago, nel Comune di Villa Minozzo. Il corso d’acqua che ospita la zona di pesca turistica è il Torrente Dolo, uno dei principali affluenti del Fiume Secchia.

Il Dolo nasce dall’unione di diversi riali alle pendici del Monte Prado (2054 m.s.l.m.).

Ed è proprio nei boschi selvaggi e secolari dell’Abetina Reale che il Torrente Dolo raccoglie le proprie acque e diventa il torrente per eccellenza dell’Appennino Reggiano.

Pescando in queste acque è possibile godere dei spettacolari panorami che l’Alta Valle del Dolo offre in tutte le stagioni. Il borgo rurale di Civago, ricco di tradizioni e antichi mestieri, catapulta il visitatore in tempi passati, facendo riscoprire i valori e le passioni che solo in certi luoghi dimenticati è possibile ritrovare.

Questo territorio è anche in grado di offrire una cucina tra le migliori dell’Emilia. Prodotti locali a km zero e sapienti mani sapranno coinvolgere e soddisfare anche i palati più esigenti.

L’area di pesca regolamentata Torrente Dolo, ai sensi dell’Art. 20 della L.R. 11/2012, è affidata con Autorizzazione Provinciale Prot. N. 65082/3/2015 al Comune di Villa Minozzo.

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