CAMPIONATO ITALIANO FORZE DI POLIZIA: OSTELLATO 9 E 10 APRILE

Premesso che l’organizzazione e l’ospitalità della Sezione FIPSAS di Ferrara, con la complicità delle splendide giornate di sole, hanno reso la trasferta dei partecipanti davvero gradevole, già dai giorni di prova precedenti la gara, i concorrenti hanno subito capito che, pur essendoci pesce in abbondanza per tutti, la ricerca della taglia era un’assoluta necessità perché, con le plaquette da 30 grammi, anche se molto numerose, non c’era possibilità di arrivare e non solo per la misura, ma sopratutto per le continue ferrate a vuoto che questi pescioletti causano, mandando letteralmente in tilt anche il più paziente dei pescatori. Da questo, ogni squadra si trova a dover correre ai ripari per ovviare all’inconveniente e le conclusioni tratte portano alla ricerca di strategie risolutive, ma che poi in linea di massima si rivelano più o meno comuni a tutti. La riduzione del problema sembra trovare soluzione nell’innesco con il verme di terra: quest’esca seleziona la taglia e riduce sensibilmente i “lisci”, ma non basta, quest’intuizione fine a se stessa non è sufficiente, manca ancora qualcosa e questo qualcosa lo si trova nel metodo di pasturazione, che prevede l’approccio alla pasturazione da effettuarsi con palle di sfarinati ben strette, tanto da sciogliersi soltanto una volta raggiunto il fondo, senza rilasciare particelle di prodotto lungo la sua discesa, poiché queste richiamerebbero ancor di più le già numerose “bremettine”.

Ma veniamo alle due gare. La prima prova, quella di venerdì 9 aprile, prevede il solo utilizzo di canne fisse o roubasienne. Al segnale d’inizio parte la pasturazione pesante, fatta con una miscela composta da due parti di sfarinato ed una parte di terra, gettando in acqua una quantità di pastura pari a poco meno della metà dei dieci litri consentiti.

Messe le lenze in acqua i pesci non si fanno attendere, ma con loro inizia subito anche la tanto temuta rumba di “padelle”, che fortunatamente perdura poco tempo, fino quando entrano in pastura anche breme di taglia mediamente superiore. Da quel momento tutto sembra più facile ed i pesci che fino ad allora venivano “volati” come le alborelle, ora necessitano dell’uso del guadino.

La gara entra nel vivo poche decine di minuti dopo l’inizio e le strategie poste in essere dai concorrenti cominciano a prendere forma, si iniziano a veder circolare le “punte” armate con lenze diverse, talvolta leggere (da 0,50 a 1,25), come quelle di Ettore Caruso, vincitore del mio settore, talvolta pesanti anche fino a tre grammi, come nel caso del sottoscritto, che ha trovato in questa lenza la fedele compagna di tutta la gara.

Le due teorie, lenza pesante o lenza leggera, seppur apparentemente contrastanti, in realtà si rivelano entrambe catturanti, tanto che la gara della giornata vedrà Ettore Caruso primo di settore ed il sottoscritto (purtroppo) secondo, segno tangibile però che anche la lenza pesante ha dato i suoi frutti. Certo è che, come già appurato durante le sessioni di prova, l’innesco migliore si è rivelato il verme, o meglio ancora due, appuntati a metà corpo in un amo del 14, ma ciò che appare chiaro è che la gara comunque non si vince con la mano che tiene la canna, bensì quella che lancia la pastura, unica vera protagonista di questa pesca. Precisione e giusta frequenza sono l’arma vincente.

Ma come in tutte le apparenti certezze, c’è sempre l’incerto e questa volta l’imponderabile lo sfrutta a pieno Marcello Mazzarella di Siena il quale, sorteggiato nei settori bassi, intorno al numero 300, non trovando pesca con la pasturazione di rito a base di sfarinati, si rifugia nel fiondare frequenti, piccole quantità di bigattino e questa intuizione lo porta alla cattura di sei o sette pesci di taglia inconsueta, che gli permettono di ribaltare le sorti della gara, vincendo il suo settore con circa otto chili di pescato.

E siamo al giorno successivo, sabato 10 aprile si pesca solo con canne munite di mulinello. I componenti dei settori non cambiano, mentre il posto gara viene nuovamente sorteggiata e quindi mi trovo di nuovo a combattere contro i fortissimi Ettore Caruso di Milano e Giuseppe Pizza di Roma. Sarà dura, ma ci sono anch’io e l’intenzione è quella di vendere cara la pelle.

La prova tecnica prevede un’azione di pesca oltre la distanza di 20 metri e quindi, vista la linea di pasturazione del giorno precedente, l’interesse è tutto quello di impostare la gara al limite del consentito, cercando di richiamare il pesce su questa distanza.

È consentito anche l’utilizzo del ledgering e molti, me compreso, scelgono questa tecnica per la partenza, utilizzando per la pasturazione pesante il feeder appositamente concepito (un “barattolo” che ne contiene circa cento grammi), cercando il massimo della precisione.

Inizia la gara, ma già da subito si capisce che l’abbondanza del giorno precedente è solo un pallido ricordo, le canne piegate sono un evento raro.

Fortunatamente per me, ho un buon ritmo di mangiate fin dall’inizio e ad ogni flessione del morbidissimo vettino corrisponde una ferrata, quasi mai a vuoto, il pesce è di taglia accettabile e l’innesco principe è lo stesso del giorno precedente: due lombrichini liberi di scodinzolare in un gancetto del 14 legato ad un finale dello 0,10, svolgono egregiamente il compito loro assegnato. Un pasturatore a rete di 15 grammi, riempito di pastura farcita con bigattini “allungati” serve a richiamare il pesce nel punto esatto di pesca.

Tutto scorre liscio fino alla prima metà della gara poi, con un’inesorabile progressione, le ferrate a vuoto aumentano sempre di più ed ogni tentativo di invertire la tendenza risulta inutile. Improvvisamente sembra che ai pesci di Ostellato, al posto delle pinne siano spuntate le mani: si trova l’esca segnata dal pesce, ma le catture sono una ogni 20/30 “lisciate”. Sento sfuggire di mano una gara già vinta. È una sensazione devastante e non riesco a trovare la via d’uscita.

Il segnale di fine gara arriva come una liberazione. Nonostante tutto vinco il mio settore con quattro chili netti, contro i tre chili circa del secondo, il parmense Omar Zantei.

Ho vinto, ma non sono ancora riuscito a capire cosa sia successo dopo la metà gara. Se qualcuno sapesse darmi una spiegazione logica, gliene sarei grato.

Giusto per dovere di cronaca, chiudo dicendo che, si aggiudica la prima frazione del Campionato Italiano delle Forze di Polizia e dei Vigili del Fuoco, la squadra composta dai Vigili senesi Marcello Corbelli e Vito Benvenuti, secondi classificati sono i Carabinieri Marcello Mazzarella e Giuseppe Pizza, il terzo gradino è dei Vigili parmensi Aldo Bizzarri e Giulio Gorini.

Purtroppo non posso rendere pubblica la classifica individuale perché non mi è ancora stata inviata e quindi, nel rispetto di tutti gli altri concorrenti, non citerò nemmeno il nome dei primi classificati.

Marcello Corbelli

Vito Benvenuti e Marcello Corbelli primi classificati
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Marcello Mazzarella secondo classificato insieme a Giuseppe Pizza
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la squadra dei Vigili di Parma, composta da Aldo Bizzarri e Giulio Gorini, terza classificata
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Stefano Fornari con un carasso ferrarese
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