RIFLESSIONE A FREDDO SUL MONDIALE POLACCO

GABBA PESCHIERA

 

 

Il recente Campionato del Mondo Seniores tenutosi in Polonia ha visto gli Azzurri confrontarsi con un campo di gara difficile, molto tecnico, che messo in difficoltà la nostra Nazionale, che ha disputato una prima manche sottotono rispetto alle aspettative. Come risaputo, le difficoltà sono state in parte superate nella gara di domenica, quando però buona parte delle possibilità di salire sul podio erano compromesse.

A distanza di alcuni giorni ho incontrato Ferruccio Gabba, l’Azzurro che ha conseguito il piazzamento individuale migliore nella nostra compagine (19° con 7 penalità complessive frutto di un 4° ed un 3° di settore, che, ricordo, erano composti da 18 concorrenti ciascuno), con il quale ho cercato di analizzare la performance dei nostri atleti e con quali difficoltà gli Azzurri hanno dovuto fare i conti nel Mondiale disputato a Varsavia, sul Canale Zeransky.

 

 

Ferruccio, a mente fredda, cerchiamo di analizzare le cose che la squadra ha fatto e quelle che, eventualmente, non ha fatto…

“Analizzando l’andamento delle due gare, nostro e delle altre squadre, mi sento di dire in sincerità che noi, anche facendo tutto al nostro meglio, al massimo avremmo potuto arrivare terzi. Questa non è una semplice ammissione dei nostri limiti in questa occasione ma il riconoscimento della superiorità che Inghilterra e Francia hanno dimostrato in Polonia.”

 

Una affermazione forte ma estremamente sportiva , Ferruccio…

“Ritengo che questa sia la lettura giusta da farsi. La tipologia di pesca che ci siamo trovati ad affrontare è molto lontana da noi e dalle nostre esperienze. Poi occorre dire che in queste situazioni , per noi estreme, occorre avere anche un po’ di fortuna per riuscire a conseguire un risultato positivo.”

 

Spiegami meglio…

“Si poteva arrivare al terzo posto, ad esempio, se nel corso delle prove precedenti fossimo stati sorteggiati in certe zone poco pescose che ci avessero costretti a fare pesche estreme. Nelle prove, invece, siamo sempre capitati in box pescosi che ci hanno portato un po’ fuori strada. Il primo giorno, ad esempio, siamo capitati esterni dove abbiamo catturato anche breme di taglia ed anche nei giorni seguenti noi abbiamo sempre catturato bene. Una delle cose che sicuramente ci ha portato fuori strada è stata la presenza delle alborelle, che per tutta la settimana abbiamo catturato con regolarità. Questa opzione ci ha indirizzato ad una impostazione, nella gara del sabato, almeno inizialmente sull’alborella, forti anche della nostra tradizione. Purtroppo poi, il sabato, le alborelle sono praticamente scomparse e quindi abbiamo fatto una pasturazione che si è rivelata inefficace, anzi ha danneggiato anche in parte la nostra pesca ai gardon, quella che si sarebbe poi dimostrata la scelta vincente.”

 

Un errore tecnico, quindi, un errore di valutazione da parte dello staff tecnico…

“No, assolutamente! La valutazione di impostare la nostra gara inizialmente sulle alborelle è stata una scelta assolutamente condivisa da tutta la squadra, al completo. Oggi confermo che, alla luce delle prove svolte e dei risultati di queste, era impossibile prescindere da questa scelta, perché le alborelle c’erano ed anche di buona taglia. Cosa poi sia successo il giorno della gara non siamo riusciti a capirlo, anche perché dalle informazioni che avevamo, in altre competizioni le alborelle sono state catturate…”

 

Hai accennato anche al danneggiamento che la pasturazione alle alborelle avrebbe poi provocato alla pesca ai gardon…

“Sostanzialmente avevamo impostato la pesca ai gardon sul fondo 13 metri e la pesca alle alborelle, vicino al fondo, in partenza, a 11 e con il filo un po’lungo. Non trovando le alborelle, queste due pasturazioni abbastanza ravvicinate hanno peggiorato la ricerca dei gardon. Infatti nei settori più scarsi, dove anche i gardon hanno risposto meno, noi abbiamo pagato un prezzo più alto. Al contrario, nei tratti più pescosi, come il mio di sabato, pur non trovando le alborelle all’inizio siamo riusciti a fare meglio con i gardon. Il mio settore di sabato, infatti, è stato il più pescoso ed io sono stato meno penalizzato rispetto ad altri miei compagni. Però, ripeto, questa scelta è stata valutata e condivisa da tutto il gruppo.”

 

Si è parlato molto di questa pesca estremamente tecnica, fatta di fili finissimi e…

“Effettivamente era una pesca molto tecnica ma comunque bellissima. E chi ha saputo interpretarla bene ha fatto il risultato. Era una pesca da fare con fili sottili, nell’ordine dello 0.05/0.55 ma non meno. Effettivamente avevamo notato che usando uno 0.05 mm. si aveva una resa migliore rispetto a diametri leggermente maggiori.”

 

Il sottointeso della domanda era: … eravate comunque tecnicamente preparati a queste condizioni estreme come materiali, pasture ecc?

“Si, assolutamente si. Da questo punto di vista eravamo preparatissimi. La differenza o l’errore, se vogliamo, è stato quello dell’impostazione del sabato. Poi si possono trovare altre piccole sfumature, migliorie in una pesca che non abbiamo comunque mai o quasi mia fatto. Personalmente mi era capitato un paio di volte, in passato, di trovarmi in condizioni paragonabili, come ad esempio, l’opportunità di impiegare galleggianti con le antenne in metallo, fili dello 0.05 e ami microscopici. Sono sfumature che ti vengono in mente, purtroppo, a gara in corso anche perché sono situazioni nelle quali noi non ci troviamo mai.

Sinceramente non mi sarebbe mai venuto in mente che si sarebbero potuti prendere questi pesci innescando il fouillis, come hanno poi fatto soprattutto gli inglesi e, probabilmente, i francesi.

Quando, la domenica, le sponde si sono accorte che gli inglesi innescavano il fouillis, abbiamo provato anche noi ed effettivamente si vedevano molte più mangiate e se ne sbagliavano meno. Sapendo o immaginando che era necessario innescare il fouillis, si sarebbero dovuti usare degli ami che noi, sinceramente, non avevamo. Ne avevamo comunque degli adatti, io ad esempio usavo un 24 della serie 1M e riuscivo ugualmente, ma averne avuti di ancora più sottili, senza ardiglione, sarebbe stato ancora meglio e più proficuo.”

 

Ma sono ami che abbiamo in Italia?

“No, che io sappia no. Sono ami che qui da noi non avrebbero mercato ne ragion d’essere.”

 

Ma come mai gli inglesi erano così preparati?

“Oltre ad essere degli agonisti fortissimi, gli inglesi trovano queste condizioni in alcuni loro campi gara. Dopo il Mondiale, mi sono ricordato di certi racconti fattimi in passato da Gardner e Ashby di gare che loro fanno, in inverno, in canali tipo il Zeransky, dove arrivano a catturare anche 10 chili di gardon innescando il fouillis. Sono naturalmente gardon di buona taglia, ma in 5 ore di gara loro usano solo 50/100 grammi di fouillis.”

 

Raccontami che tipo di pasturazione avete fatto, con quali prodotti…

“Naturalmente in Polonia abbiamo usato quantitativi di fouillis maggiori nella pasturazione. Per questo tipo di pesca la pastura vera e propria era relativamente importante, l’importante era dare il fouillis con la terra. Anche la tipologia di terra ritengo non fosse particolarmente importante nella pasturazione iniziale, poiché serviva un impasto piuttosto bagnato, che lavorasse sul fondo;  come alimentazione durante la gara, abbiamo usato invece una terra più leggera, quasi un humus, con un po’ di bentonite per riuscire a comprimerla un po’. Questa meccanica d’azione era necessaria poiché il fondo era molto soffice ed una alimentazione più pesante rischiava di sprofondare nel limo del fondo diventando inefficace.”

 

Trasferte di questo genere, in luoghi non frequentati sono molto difficili da affrontare. Avevate degli “agganci” in loco, degli informatori?

“Si, naturalmente. Sapevamo della presenza di questi pesci e di una pesca difficile. Noi, però, abbiamo fatto fatica a mettere in pratica queste informazioni, ad entrare in questa mentalità…”

 

Hai/avete dei rimpianti oggi, a distanza di qualche giorno?

“Quando si torna da trasferte di questo tipo, qualche rammarico c’è sempre, soprattutto quando il risultato conseguito non è quello che ci si aspett; ci sono sempre degli aspetti sui quali rifletti dicendoti “… se c’avessi pensato prima o meglio…”. Ritengo anche che, noi italiani, quando riusciamo a capire il tipo di pesca ed il campo di gara, difficilmente arriviamo secondi. Io credo di poter dire che la qualità della nostra Nazionale sia indubbia. Il problema nasce quando ci si trova di fronte a situazioni che non si conoscono quasi per niente, dove diventa molto più difficile mettere ogni cosa in fila. Si può provare un campo gara anche per molti giorni, ma il giorno della competizione ti si presenta qualcosa di nuovo che devi fronteggiare al momento…”

 

Abbiamo letto nelle cronache di quei giorni addirittura di 4 linee di pasturazione da parte degli inglesi…

“Si, è vero, ma anche noi avevamo visto qualcosa di analogo ed anche noi abbiamo curato almeno tre distanze differenti di pesca, alternando le varie linee. Ma, ripeto, il nostro errore, il sabato, è stato quello di credere nella pesca delle alborelle. Sbagliato questo, la nostra gara era praticamente persa. A riprova, nella gara di domenica, quando abbiamo escluso le alborelle e ci siamo concentrati sui gardon fatti in un certo modo, abbiamo fatto una gara discreta classificandoci tra le prime nazioni. Quindi se avessimo fatto due gare su quel livello, e avremmo potuto farlo, potevamo arrivare sul podio. Questo dimostra che come pescatori noi c’eravamo, infatti la domenica gli inglesi fanno 15 punti e noi 19, eravamo vicini quindi. Ribadisco però non meglio del terzo posto. Certamente non bisognava sbagliare nulla, perché al Mondiale c’è ormai un livello medio tale che appena sbagli una virgola non arrivi più.”

 

Ferruccio, tu sei stato l’Azzurro che ha realizzato i risultati migliori. Un commento sulle tue gare…

“Mah, cosa posso dirti? Il sabato sono stato anche fortunato, perché sono capitato nel settore più pescoso e quindi, pur non azzeccando appieno la gara, sono riuscito a portare a casa un 4° che non è stato male, anche considerando che il mio era un settore esterno ed io ero il 17° interno, non certo un buon numero. Si poteva fare anche meglio, facendo tutto perfetto si poteva fare anche meglio…

Anche la domenica ero in un settore esterno, ed ero a sei picchetti dall’ultimo. Mi batte l’inglese, che ha fatto gara a se, bravissimo, e, mi sembra, uno sloveno che ha catturato una breme da circa ½ chilo e mi supera per circa 300 grammi. La domenica abbiamo aggiustato la pescata a gara in corso, grazie a Gino Govi, la mia sponda, che durante la gara si è accorto che gli inglesi innescavano un filo di fouillis. Sono abbastanza contento delle mie due gare, viste le condizioni ed anzi faccio i complimenti a Gino che è riuscito a “rubare” questo particolare agli inglesi.”

Angelo Borgatti

 

 

ferro mondiale ostellato

FERRUCCIO SUL PODIO INDIVIDUALE DEL MONDIALE DI OSTELLATO

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